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La Grande Pandemia Prostituzionale. Su Pierre Guyotat

Non sorprende che l’opera di Pierre Guyotat sia pressoché ignota in Italia: Guyotat si pone come pietra dello scandalo più che di paragone (ma qualsiasi disparità è in riferimento allo scandalo), la sua autorevolezza, senza resa, è stilistica; scrive scatenando iene. Nato nel 1940, in ulcerata precocità – le prime poesie, scritte a 16 anni, ricevono l’incoraggiamento di René Char –, Guyotat esordisce per Seuil nel 1961, con Sur un cheval. Mobilitato in Algeria, viene arrestato nel 1962, messo in isolamento per tre mesi, spostato in un reparto disciplinare, con l’accusa di invitare alla diserzione, di spacciare stampa vietata. Nel 1967, per Gallimard, pubblica Tombeau pour cinq cent mille soldats, rifacendo i connotati all’epica. Michel Foucault esulta, “Ho l’impressione (non sono il solo) che lei abbia scritto uno dei libri fondamentali della nostra epoca: la storia, immobile come la pioggia, indefinitamente iterativa, dell’Occidente del XX secolo”. Il crinale di Guyotat è verbale: disossa la retorica, impone a marchio il sangue. Il ‘caso’ s’infiamma nel 1970, quando Guyotat – che nel frattempo, è stato accolto da Fidel Castro, insieme a Marguerite Duras, è arrestato durante i disordini del Sessantotto, si iscrive al Partito Comunista francese in funzione antigollista, ma se ne distacca pochi anni dopo – pubblica Éden, Éden, Éden. Il libro esce per Gallimard, con scritti di Michel Leiris, Roland Barthes e Philippe Sollers, è ritirato dal Ministero dell’interno francese. Guyotat scrive ciò che non va scritto, si ascrive alla rivolta dell’immaginario, disseziona la guerra d’indipendenza algerina, con una lingua inaudita e sessuomane (dacché la storia si scrive, e in essa ci vogliono inscrivere, e da lì Guyotat fugge), che crolla nel massacro. Così la nota esplicativa: “La guerra, lo stupro dei vivi e dei morti, il crimine passionale, l’incesto, la fame. Un bordello di donne per soldati, un bordello di ragazzi per gli operai: poche ore di esaltazione sessuale senza precedenti. Spose, fidanzate, sorelle, libere, installate ai limiti della prostituzione, saggiano e sorvegliano la perdita, gli orifizi sterili, lo sperma fecondo… Lo stato del terrore assoluto”. Il libro è difeso da François Mitterand, è sostenuto da una petizione internazionale, firmata, tra gli altri, da Pasolini e da Calvino, da Sartre, da Joseph Beuys, da Jean Genet, da Maurice Blanchot; la censura, tuttavia, si allevia soltanto nel 1981.

Complice a sé medesimo, irredento, arso in cupa innocenza, Guyotat procede a fondare un’opera di miliare compattezza: Prostitution (1975), Progénitures (2000), Formation (2007; “Questa storia racconta la formazione sensoriale, affettiva, intellettuale e metafisica di un bambino nato all’inizio della Seconda guerra, in Francia, in un paese del Sud-Est, in un’antica famiglia cattolica, disgraziata. L’ho scritto come la maggior parte dei miei testi, all’indicativo presente: in modo approssimativo”), Joyeux animaux de misère (2014). “Ricusando il termine scrittore, rivendicando quello di artista, Pierre Guyotat aveva nella scena letteraria uno status di totem, se non di tabù. Lo sapeva, cosciente di essere entrato nella storia letteraria come un Lautréamont. Felice di essere sempre più tradotto nonostante l’evidente difficoltà della parola, aveva ricevuto negli ultimi anni numerosi riconoscimenti, tra questi il premio della Bibliothèque nationale de France nel 2010, conferito per l’insieme della sua opera”, scrive Betrand Leclair su “Le Monde” (qui il testo tradotto in italiano), dicendone la morte, accaduta il 7 febbraio del 2020. Medusa ha tentato di editare la sua opera, a partire da Coma (2009), e da un saggio, Tre volte scandalo: Pierre Guyotat o le regole dell’inferno, a cura di Marco Dotti e Valentina Parlato. Fatalmente incontenibile, scontento, finalmente siamo di fronte a uno scrittore che non cede alcuna rassicurazione, neanche nel contro-eroismo, che non sta nel monopolio del vocabolario, che evade da tutte le evasioni. Qui si propongono le riflessioni con cui Guyotat introduce Le Livre, edito da Gallimard nel 1984.

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1975-1977. Sotto il titolo di E.P.Q., lavoro, nell’eco di Prostitution, a lunghe sequenze cavate da un bordello, barre esclusivamente vocali, e frammenti, che appaiono qua e là.

Estate 1977. Simultanea alla decisione di non pubblicare e alla scelta di rifiutare la designazione di “scrittore”, le voci scompaiono in quello che non chiamo più scritto bensì materia. Le loro voci silenziate nello spazio della schiavitù, i corpi prostituiti che si disperdono nei sottosuoli della Storia per contaminarla. Corpi ormai silenti, anonimi, di cui costruisco con vitale ferocia biografie e genealogie.

Dal principio di questo movimento genealogico e dopo qualche attimo, ho la visione che non mi sono inserito in un nuovo libro, ma in Le Livre, e che tutta la mia vita sarà condanna, che tutto riguarderà risalire al Tempo dell’immediato dopoguerra, verso il primo maschio “preistorico prostituto”. Eccolo il mio grande progetto, non identificabile nella maggior parte dei miei pezzi precedenti. Sotto l’impulso della più grande quantità possibile di corpi, di flotte di corpi schiavizzati e deportati da un lato all’altro di terre conosciute e del Tempo, per far rivivere la più grande quantità possibile di Elementi, di popoli, di fauna, deflorazione, intemperie, trasporti, monete, habitat, strade, alimenti, medicine, utensili, vestiti, strumenti di guerra, di asservimento, di musica, di sepoltura, e funzioni, gerarchie profane, sacre, e leggi, e intrattenimento, e la scienza, la liturgia, l’incarnazione del divino, la più pura delle stelle filanti e la stella marina, esegesi dalla pappa per il bambino alla bava di Cristo, il decreto di affissione delle Tavole della Legge, biglietti di Keplero, epigrafi di Antigone, tutto questo disperatamente infettato dalla Grande Pandemia Prostituzionale.

Al centro di questo grandioso disegno, una necessità, la blasfemia dei luoghi principali della prostituzione dei corpi, deportati negli spazi immobili, dove la Storia, lo Spirito hanno alitato più forte, dove carne e materia e materiale della prostituzione entrano in contatto per uno scambio con la scienza clandestina, dalla mistica colpevolizzata all’eresia supplice. Ad esempio, il lino della Veronica che serve a pulire il viso di Cristo è stato preso in prestito da alcuni, nel lupanare di Via Dolorosa.

Questo ordine cronologico inverso richiede che la finzione proceda digradando. I sensi sconvolgono i Sensi… A due riprese, contro il mio desiderio di procedere regolarmente per tappe storiche, questa corsa verso l’infinito schiavo divino subisce un’accelerazione irreversibile. Una prima volta di fronte a un quadro naïve, dentro un circuito teologico-prostituzionale, Creazione del mondo, Giudizio Universale, Primi Cristiani, Grandi Santi, Dogmi Imperiali, Imperatori, Martiri, pittori di un bordello sacro dell’Etiopia di fine Ottocento, un carnefice, che ha compiuto il suo ufficio, riposti gli strumenti, e si staglia, fuori dal Colosseo, sulla strada romana, lì dal terzo secolo dopo Cristo, scompare tra la clientela di un lupanare di Via tiburtina, il corpo nudo adolescente di una prostituta vandala che lo aspetta, e si diffonde nella materia scritta il nuovo sangue, barbaro, che rievoca la genealogia, il potere della sessualità effimera, e diffonde luce sui confini romani, e oltre, in Asia, India, Iperborei alla curiosità commerciale, scientifica, religiosa dell’Impero.

Le Livre si interrompe. Mancanza di risorse materiali per assicurarne la continuazione, già sette secoli passati su appunti, mi costringono all’incompiuto. Dio si conferma proprietario dell’uomo nell’eternità. Sotto tale terrore, un’opera d’arte non si può improvvisare. Le sue leggi sono quelle della rivolta (improprietà tenace dell’epididimo) e della resistenza ritmica calcolata alla sillaba misera, organizzazione e volume di meri segnali sonori.

Pierre Guyotat

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