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Sulle tracce di una morte indecifrabile: in un Giappone di luci e ombre il noir di Matsumoto Seichō, il Simenon giapponese

Nel suo ultimo noir apparso in Italia ma scritto negli anni ’70, Un posto tranquillo (Adelphi, 2020, traduzione di Gala Maria Follaco) Matsumoto Seichō, il Simenon giapponese (anche se chiamare uno scrittore con il nome di un altro può apparire un insulto), scomparso nell’ormai lontano 1992, mette in guardia i mariti: vostra moglie ama la poesia? Attenzione. Se si è iscritta a un corso di haiku, controllatela subito. Pagate un investigatore privato.

Il marito in questione, Tsuneo Asai, è in viaggio per affari. Nel corso di una cena tra imprenditori e funzionari ministeriali, a Kobe, ad Asai non sfugge – tra le venti geisha – la più bella, un’appassionata di golf, una ragazza “dalle belle guance”, che sedeva di fronte al suo capo. Ma, improvvisamente, una cameriera gli sussurra qualcosa all’orecchio. Una telefonata da Tokyo. La moglie (seconda) di Tsuneo, Eiko, è morta improvvisamente. Un infarto, il secondo. È stata soccorsa in una profumeria di un quartiere di lusso, circondata da floridi alberghi a ore. Ma perché si trovava lì?

“Pianse mentre chiudevano la bara, e il suocero dovette trascinarlo via al momento di infilarla nel forno per la cremazione. Tra le lacrime, Asai si domandò se tutti gli uomini innamorati delle proprie mogli si sentissero così quando le perdevano. O valeva solo per lui? Era talmente sicuro di saper controllare i suoi sentimenti che quello stato di abbattimento lo sconvolse oltre ogni previsione”. Tsuneo Asai amava Eiko, certo. Ripensa al loro rapporto, tiepido, alla moglie che, dopo il primo attacco di cuore, si era fatta più sensuale, ma non si concedeva quasi più, perché, a causa la sua debolezza di cuore, doveva ridurre gli affanni. “Per sette anni il loro rapporto non era stato dei più appassionati, ma adesso che era morta si rendeva conto di quanto fosse importante per lui. Era più vecchio e aveva molta più esperienza di lei, per questo l’aveva sempre vista come una bambina, ma la sua scomparsa gli aveva ricordato di colpo quale fosse il loro vero legame”. Eiko aveva composto, nell’arco di due anni, circa centocinquanta componimenti haiku, molto ispirati. Da chi? Perché? Asai ha modo di leggere le poesie di Eiko, grazie all’opuscolo di “Poesie in memoria di Asai Eiko”. E soprattutto questo: “Lanterna dorata di Yamaga, fioritura di luci”. Il significato del componimento sfugge al marito che non sa cos’è la lanterna di Yamaga. “Yamaga è una località termale che si trova nella prefettura di Kumamoto. Lì è tradizione costruire lanterne di carta e offrirle al santuario locale. Non si tratta di comuni lanterne: sono riproduzioni estremamente elaborate di palazzi, castelli, persino di teatri o residenze famose, fatte interamente di carta. E la parola “dorata” della poesia deve riferirsi alla carta dorata con cui la lanterna era fatta. Pare che a Yamaga le vendano anche come souvenir”.

Eiko è morta il 7 marzo, nel pomeriggio. Proprio quel pomeriggio, alle 15:25 del 7 marzo, a Tokyo si era verificato un terremoto abbastanza forte che aveva fatto cadere oggetti dalle mensole. Eiko si trovava per strada in quel momento? Da dove proveniva? E se la attraente proprietaria della profumeria che ha prestato, invano, i primi soccorsi a Eiko avesse mentito? Anche in Un posto tranquillo, c’è un treno da prendere. Sempre. Il Rapido delle Alpi n.4 in partenza dalla stazione di Shinjuku alle 13:10. Come negli snodi ferroviari di Tokyo Express, uscito nel 1958, il poliziesco di Seichō più celebrato, da cui è stato tratto il film Ten to sen, con Takeshi Kitano.

In quel romanzo setacciava, con precisione chirurgica, il reticolato dei treni in partenza dalla puntualissima stazione di Tokyo (in particolare il treno Asakaze delle 18.30 che arriva ad Atami e ferma a Shizuoka, a Nagoya e a Osaka). Come nel terribile e stupendo romanzo La ragazza del Kyūshū, anche in Un posto tranquillo, si cerca di vendicare una morte. Ma anche trovando il responsabile di quella morte (di nostra moglie come di nostro fratello), diretto o indiretto, cosa vorremmo sapere da lui? Se lo trovassimo? Quando Asai incontra Kubo, il presunto amante della moglie Eiko, questo rimane immobile, tra paura e disorientamento, gli occhi sbarrati. Ma rivela Kubo ad Asai: Eiko aveva dichiarato di essere nubile. È una scusa sufficiente? E se lo vedessimo giovane e prestante il segreto amante di nostra moglie, in una buia strada di campagna dello Shinshu, che cosa saremmo disposti a fare? In più: se avessimo in tasca un flacone, con il tappo argentato, da sessanta millilitri di vetriolo, di quelli che usano le donne per l’olio dei capelli? 

Tsuneo Asai era andato a Shinagawa, apposta per comprarlo.

Linda Terziroli

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