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Mecenate e spendacciona, audace e inflessibile: storia di Margherita di Savoia, la regina leggendaria a cui fu dedicata la pizza

C’è un giorno della vita della Regina Margherita sfuggito alla penna di Luciano Regolo, autore di Margherita di Savoia. I segreti di una regina (Ares, 2019; invito alla lettura di Amedeo di Savoia-Aosta; Maria Gabriella di Savoia e Sergio di Jugoslavia)? Penso proprio di no. Eppure, a dispetto della mole, le pagine di questa monumentale biografia scorrono veloci, perché sono scritte con rigore, ma anche con attenzione al gossip – non per nulla Regolo ha diretto Novella2000 ed Eva Tremila –, e riportano risvolti segreti della vita della prima sovrana d’Italia, quella che a lungo nell’immaginario popolare rimase ‘la Regina’ per eccellenza, con i suoi inimitabili gioielli, in primis i lunghissimi giri delle adorate perle.

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Il volume segue Margherita dalla nascita, come Duchessina di Genova, cugina del futuro marito. La famiglia in cui ella era nata non era scevra da pettegolezzi, anche pesanti: una diceria, inverosimile ma dura a morire, infatti, voleva che il suocero, Vittorio Emanuele II, fosse in realtà figlio d’un macellaio fiorentino, tale Tanaca, e che la sostituzione fosse avvenuta perché il vero principino sarebbe morto a due anni il 16 settembre 1822, nell’incendio che al Poggio Imperiale di Firenze avvampò attorno alla culla e uccise la nutrice la quale, dopo aver involontariamente appiccato il fuoco alle cortine della regal culla (cercando di bruciare le zanzare con la fiamma di una candela), aveva poi cercato di salvare il piccolo. E questo senza contare gli altri pettegolezzi, molto più sostanziosamente veritieri, che circolavano su Vittorio Emanuele II adulto, a proposito della sua irresistibile propensione per il gentil sesso, il che avrebbe fatto sì che, sparsi per l’Italia, vi fossero vari figli naturali del sovrano; e senza contare le manie di grandezza di Vittoria, figlia di Vittorio Emanuele e Rosa Vercellana contessa di Mirafiori, che tanto smaniò da sposarsi, ovviamente in pompa magna, prima dell’augusta cognata.

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Margherita era un vero genio delle pubbliche relazioni, tale che oggi avrebbe bagnato il naso alle varie Kate e Meghan, pur dotate di nutrito staff di assistenti. Per esempio, ella seppe sempre esaltare benissimo la sua bellezza: l’incarnato candido, lo sguardo languido e soprattutto il portamento della principessa ne compensavano, e anzi eclissavano, i difetti fisici, quali il naso aquilino, le gambe un po’ tozze e il sedere basso, che, quando ella, come tutte, con gli anni prenderà dei chili fatali, arriverà, secondo le parole delle dame di Corte più perfide, “ai talloni”.

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Margherita si trovò in una posizione scomoda, ovvero, come disse Lady D in una celebre intervista televisiva, anche il suo matrimonio era troppo affollato, perché “erano in tre”: dal 1863, infatti, Umberto soggiaceva al fascino della Duchessa Eugenia Litta, incontrata quando il principe aveva diciotto anni ed ella era una navigatissima venticinquenne, che aveva avuto, fra l’altro, una liaison anche con Vittorio Emanuele II e che forse darà a Umberto un figlio, Alfonso Serafino, ufficialmente riconosciuto dal di lei marito, ma la cui nascita viene beffardamente annunciata dal periodico mondano Cronaca Bizantina. Ma erano altri tempi, e, invece di pigolare con occhioni umidi di pianto davanti ai giornalisti, Margherita non cedette ai sentimenti rivalsa: sublimò le sue delusioni per la causa della dinastia. Lei e Umberto fecero gioco di squadra e in questo il sodalizio fu perfetto; a tal punto che Margherita, dopo l’assassinio di Umberto, concesse a Eugenia Litta di restare per quaranta minuti a tu per tu col cadavere del re. Il gesto a corte fu qualificato come persino “troppo nobile”, ma la dice lunga su come l’indole emotiva di Margherita fosse stata forgiata alla disciplina e a un ferreo autocontrollo: si dice che l’istitutrice Rosa Arbesser, quando Margherita era bambina, le imponesse, dopo una incomprensione con la madre Elisabetta di Sassonia, di leggere ad alta voce senza far trapelare turbamento.

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Margherita rivela la sua capacità di conquistare i cuori dei sudditi durante prima visita a Napoli, dove era molto temuta una reazione negativa da parte dei nostalgici dei Borboni; nel 1899, poi, le verrà anche dedicata la famosa pizza. Il futuro re Vittorio Emanuele nascerà proprio a Napoli: e poiché Margherita non potrà avere altri figli, si diffonderà la calunnia che ella avesse partorito una bambina, tale Giuseppina Griggi (il cui figlio intraprenderà addirittura una vana azione legale per accampare diritti), e che, in nome degli obblighi dinastici, l’avesse sostituita con un maschio, figlio del marito e d’una inesistente dama, Virginia Bolognetti, nome, però, stranamente assonante con Eugenia Bolognini Litta.

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La regina si fece anche la nomea di “angelo dei poveri”, dispensando forti cifre in sussidi ed elemosine; forse pensando alla fortuna del figlio, alla cui educazione si dedicherà con strenue attenzioni, rispetto ai coetanei in un Paese segnato dalle ristrettezze economiche, fu antesignana della ‘adozione a distanza’, mantenendo agli studi una ragazza piemontese che voleva diventare suora, la quale riceve 310 lire; 312 sono destinate a una napoletana, 350 a una milanese dell’Istituto dei ciechi: lasciti che si ripetono sino a che le beneficiarie non abbiano completato gli studi; senza contare le valanghe di biglietti di lotterie benefiche acquistati dalla regina, particolarmente sensibile alle sorti dei bimbi poveri.

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E il principino? Vittorio Emanuele è gracile, ma il suocero e nonno re omaggia la neo-mamma come dono per la nascita dell’erede con una fantastica collana di zaffiri e diamanti, uno dei tanti gioielli strepitosi di Margherita. Il volume di Regolo sviscera anche la sua passione per abiti sontuosi e gioielli: il vestito di nozze, cucito dalla modista francese con atelier a Milano, Josephine Lebrun, costerà 14785 lire, l’equivalente di 49mila euro, e altre 6082 lire costerà il guardaroba per il viaggio all’estero. Per tutta la vita Margherita andrà a caccia delle migliori sarte, con un accanimento da far invidia alle fashion victim più inveterate. Addirittura, pare che un anno, avendo Umberto chiesto a un segretario della regina che cosa donarle per Natale, il gentiluomo osò suggerire che Margherita aveva molte fatture da saldare. Il Re disse subito che gli si portassero i conti, li pagò, e al pranzo festivo mise le ricevute sotto il piatto di Margherita. Non c’era alcun altro regalo; ma pare che la regina abbia accettato lo scherzo, diventando meno spendacciona – benché alla nuora Elena, molti anni dopo, dirà convinta che “nulla di davvero bello è costoso per una regina”.

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E pensare che Margherita non era la ‘prima scelta’ come moglie di Umberto: il matrimonio con Matilde d’Asburgo, figlia del duca di Baviera, andò, il 6 giugno 1867, letteralmente in fumo perché nel castello di Hetzendorf, la duchessina, avvolta in un vaporosissimo abito di tulle per andare a teatro, si era accesa una sigaretta di nascosto: piacere proibitole dal padre, che la poveretta cercò di nascondere mettendo la mano che reggeva la sigaretta fatale dietro la schiena: ma il vestito prese fuoco e la povera Matilde perì la sera stessa per le ustioni riportate. Questo spianò la strada al matrimonio di Margherita con Umberto. Ma, se così non fosse stato… vi immaginate voi oggi di ordinare ‘una pizza Matilde’?

Silvia Stucchi

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