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Percorsi sottoterra per perdersi e ritrovarsi nelle foto Underground di Marco Pesaresi

Le foto incorniciate essenziali, come mine per gli occhi. Gigantografie appoggiate alle pareti. Poster che dividono stanze anguste e livide. Non vi è location migliore per sgranare, scatto dopo scatto, lo sguardo attento di Marco Pesaresi (nato a Rimini nel 1964 e morto a Rimini, ma in modo alquanto roccambolesco, nel dicembre del 2001).

Pareti bianche, scrostate, spente. Appesi tutti quegli scatti, catturati nelle più grandi metropolitane del mondo; da New York, a Città del Messico, da Mosca e Tokyo, da Londra a Parigi.

Il viaggio impetuoso di Marco che non stava mai fermo (e come mi ha confidato sua mamma, consumando le suola di un paio di Clarks alla volta) che girava il mondo desideroso di catturarlo per sempre nelle trame del suo obbiettivo.

Per Francis Ford Coppola era un mito, l’agenzia Contrasto lo aveva subito scelto tra le sue file, tra i grandi fotografi degli anni novanta. Pesaresi era un peso massimo. Continua ad esserlo.

Ma le pubblicazioni non si contano. Suoi reportage finiscono su Life, El Paìs, l’elenco è interminabile.

Negli scatti di questa nuova personale su Pesaresi – Underground Revisited -, per conto del SIFEST in quel di Savignano sul Rubicone (FC) troviamo il colore saturo, spremuto, forte che esalta gli odori delle anime erranti sui vagoni, sottolinea gli sguardi (torvi, persi, ammiccanti) e incide le storie di libertà, disfatta, dolore quotidiano di interminabili e anonimi passanti, pendolari, viaggiatori, barboni che, impressi nella pellicola, diventano tutti protagonisti assoluti nell’attimo che si congela in eterno.

La bella ragazza in primo piano nei cunicoli colorati del sottosuolo di Madrid, i volti sorridenti e pieni di gioia delle bambine nella metropolitana di Tokyo, il tossico che si spruzza in vena eroina in una delle più grandi stazioni sotteranee di Milano.

C’è vita che va e che viene, mani screpolate e occhi liquidi, gioia e odio, indifferenza e complicità. Ci sono i colori punk di una Berlino finalmente percorribile per intero e interamente cambiata, così come la solenne imponenza demodé delle grandi gallerie sotterranee di Mosca. C’è un mondo che è sotto il mondo, una forza energetica incredibile.

Lasciate perdere le creme abbronzanti e precipitatevi a vederla. L’estate 2021 è per Marco Pesaresi. Lo dovete fare. Perché il rischio è solo quello di perdere l’incanto, la bellezza, lo sguardo attento di chi ha dedicato l’esistenza a catturare intensi sguardi raccontando storie, metropolitane e non, con il piglio dell’artigiano che è stato contemporaneamente genio e grande talento.

Fabrizio Testa

 

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