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L’opera davanti al mondo e al dio denaro. “I miracoli capitano, ma sono talmente rari, che spesso odiano ripetersi”

Se in letteratura quel che conta veramente è l’opera ‒ non il nome, non la pubblicazione ‒, allora sfido chiunque a tentarla per davvero, «l’opera». Perché a questo punto si potrebbe chiamare diversamente, ovvero sfida. Qui, si va oltre le convenzioni. Si oltrepassa l’ego. Ci si annienta in tutti i sensi. Meglio: si dà fuoco a ciò che si è scritto. Diversamente, lo si nasconde in qualche cassetto o baule, finché si è in vita. Come fecero i grandi: dalla Dickinson, a Kafka, alla Campo.

È roba dell’altro mondo, essenza d’estasi, lacrima di cristallo.

Sì perché, se veramente si tentasse un’impresa del genere (diciamo esattamente le cose come stanno), vuol dire che si è o completamente distaccati dalle cose di questo mondo, oppure si è impossibilitati a pubblicare.

Quando scrivere diventa ragione di vita, quando la poesia abbraccia il tuo destino, quando tutto porta ai libri, è naturale che si desideri vedere pubblicato il frutto del proprio lavoro. Eppure può accadere l’inciampo, l’imprevisto, l’improvvido problema. Difatti la vita fa così: dona occasioni, prendendosi le rivincite. È essa stessa la sfida per eccellenza. E se tu non eccelli in quel che sei realmente, è pronta a farti lo sgambetto. Ma, appunto, potrebbe non bastare.

Autografo della Dickinson

Saremo veramente disposti ad andare avanti, a continuare a scrivere, pur nell’impossibilità di una pubblicazione? Costretti seriamente a dover risparmiare, piuttosto che a sobbarcarsi l’ulteriore costo di un nuovo libro; per quale scelta opteremo… Se nemmeno le altre case editrici ‒ quelle che non si fanno pagare, intendo ‒ vogliono rischiare sul nuovo, sull’autentico; per quale scelta opteremo…

O continueremo a scrivere, indifferenti. O soffriremo fino al punto di azzardare, colpevolmente azzardare, gettando la spugna.

I conti del resto tornano. Siamo fatti per la bellezza, per la felicità; abbiamo bisogno di realizzarci! Eppure non tutti nasciamo agiati, fortunati, colpevoli. Non tutti infatti praticano il tradimento. E chi è fedele al sacrificio, potrebbe, improvvisamente, vedere ergersi un muro davanti a sé. E un muro fa male.

Allora, da quel momento in poi, tutto sarà ancora più difficile. È dunque questo il vero esilio… Non basta, a volte, che qualcuno t’impedisca di presentare ciò che hai scritto, perché stretto di vedute rispetto a un genio dallo sguardo caleidoscopico. Pensavi fosse la cosa più infima che potesse capitarti. Invece nel mondo bisogna davvero essere pronti a tutto, pur impreparati agli scossoni improvvisi della vita.

Ciò nonostante, la voce di un poeta si fa largo tra i dubbi che stringono come crampi la libertà d’espressione. Un poeta che stimo molto, insiste sul fatto che, per davvero, quel che conta unicamente è l’opera. Sì, va bene, però qui esistono aspettative. Qualcuno pure si domanda quando uscirà il prossimo libro… Qualcuno ti comprende, ed è costretto egli stesso a dover rinunciare alla prossima lettura, se il libro fosse pronto per davvero.

Insomma, proprio nel momento in cui le cose sembravano iniziare a muoversi per il verso giusto, il dio denaro si frappone fra te e il mondo. E non ci sarà verso che qualcuno ti aiuti. I miracoli capitano, a volte. Ma sono talmente rari, che spesso odiano ripetersi.

A questo punto, dunque, si deve essere pronti a tutto; sapendo che non abbiamo più nulla da perdere. Sprezzanti come iene, crederemo ancora una volta all’impossibile, assolutamente decisi a bruciare il nuovo manoscritto. Preparati ‒ caso mai ‒ a scambiare un arrivederci per un addio.

Giorgio Anelli

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