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“Entriamo in noi stessi!”. Il manifesto politico di Joseph Beuys

Nel 1981 Joseph Beuys, “lo sciamano dell’arte”, realizza, su invito di Lucio Amelio, “Terremoto in Palazzo”. L’installazione – icona di una cristallina fragilità – risponde al terribile terremoto dell’Irpinia, accaduto l’anno prima. Al lavoro artistico, Beuys affianca un ‘manifesto’ concettuale, scritto il 16 aprile del 1981, per “Il Mattino”. Il testo s’intitola Alcune richieste e domande sul Palazzo nella testa umana e non sarà “mai pubblicato dal giornale perché ritenuto ‘eversivo’”. Per Beuys quelli sono gli anni degli incontri con Burri e Andy Warhol, della costruzione del movimento dei Verdi in Germania. Il testo, di cui qui si ricalca una parte, è stato pubblicato, nella traduzione di Lucio Amelio, a cura di Michele Bonuomo, nell’ambito della mostra Joseph Beuys “Nehmt was ihr kriegen könnt!”, per L’École des Italiens, a Domodossola, nel 2015. Sempre a Domodossola, a Casa De Rodis, dal 12 maggio, sempre a cura di Michele Bonuomo, va in scena Buon Compleanno Joseph Beuys. La rivoluzione siamo noi. Napoli 1971. Scrive Bonuomo:“Il 13 novembre 1971 si apre alla Modern Art Agency – come allora si chiamava la galleria fondata da Lucio Amelio a Napoli nel 1965 – la prima personale di Joseph Beuys in Italia. La mostra era annunciata da una cartolina di Sils, in Svizzera, con la scritta ‘La rivoluzione siamo Noi’, da un poster di grandi dimensioni (185 x 106 cm) con un ritratto dell’artista tedesco, scattato nel settembre precedente in Villa Orlandi ad Anacapri dal fotografo Giancarlo Pancaldi, e si componeva di 130 disegni e ‘partiture’ dal 1946 al 1971, di due film, un video-tape e un lavoro sonoro. La sera stessa, negli spazi della galleria – affollata all’inverosimile da artisti, critici, galleristi e studenti arrivati dappertutto (da Staeck a De Dominicis, da Menna a Calvesi, Bonito Oliva, Celant, Baldassarre, Gozzano, Sargentini, Merz, Kounellis, Schirmer, Toselli, Bonuomo, Alfano, Aloisio, ecc.) – Beuys tiene un dibattito sui suoi ‘concetti politici per una trasformazione della società europea’. Il dialogo di Joseph Beuys con Napoli e con l’Italia prosegue ininterrottamente fino al 23 dicembre 1985, quando egli dà vita a ‘Palazzo Regale’, la sua mostra-testamento allestita nei saloni della Reggia di Capodimonte. Un mese dopo, il 23 gennaio 1986, Beuys muore a Düsseldorf”.

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I terremoti nei Palazzi sono ancora in corso. Le scosse fisiche nei numerosi paesi e città del Mezzogiorno ed anche nella stessa Napoli, con tanti morti a cui dobbiamo sempre pensare se vogliamo determinare trasformazioni radicali, sono tuttavia in rapporto con i continui, indescrivibili crolli nei Palazzi del capitalismo privato dell’Occidente ed in quelli del capitalismo di stato dell’Oriente. Pericolo di crollo! Da simili Palazzi non può venire alcun aiuto per l’uomo, ma soltanto un’ulteriore estensione della zona mortale anche per la natura, come è il caso di quel Palazzo-portaerei spesso ancorato nel golfo di Napoli, né servo né padrone? No, non è lì per questo (e se io non sapessi che è una cattiveria borghese l’affonderei volentieri); è lì per rapinare il popolo, per togliergli sempre di più qualcosa, materialmente ma soprattutto spiritualmente e moralmente; quindi fisicamente, moralmente e spiritualmente.

La frammentazione dell’uomo viene pianificata in questi Palazzi, anche in quelli cattolici. E l’Italia? È forse questa una qualità da cui i colpiti nel Mezzogiorno possono attendersi una rinascita dalle loro capacità creative in una condizione di libertà, di concreta eguaglianza dei diritti, cioè di un’equa e democratica regolamentazione dei redditi di tutti, un’economia fraterna e solidale che soddisfi i bisogni eliminando i profitti ed i privilegi degli imprenditori nel settore della produzione industriale, superando il concetto di diritto di proprietà sui mezzi di produzione, senza l’indegna sperequazione tra il guadagno dei datori di lavoro e quello dei lavoratori? No, non ci si può attendere tutto ciò, poiché perfino i terremoti servono al potere economico ed a quello statale per incrementare i loro profitti.

Pertanto la soluzione è: staccarsi da Roma, in duplice forma. Autodeterminazione del Mezzogiorno realizzata se possibile oggi stesso; gestione autonoma del Sud, unione delle libere provincie della Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia; autodifesa mediante la genialità degli individui con il sole sociale nel cuore. E quindi lo stato dell’amore!

Basta con la follia della predestinazione e con l’arroganza del potere dello stato e della chiesa. E solo dopo sarà possibile portare a Roma il buon raccolto, poiché amiamo anche Roma, come tutto il resto del mondo. Questo non significa separatismo, ma proprio l’opposto: significa collaborazione realizzata su premesse opportune. Soltanto uscendo dalla Nato e dal Mercato Comune si potrebbero realizzare delle forme di libere associazioni che si relazionano all’economia mondiale senza costrizioni politiche. Il ritorno in patria degli italiani emigrati contribuirà a determinare una nuova epoca storica per l’umanità, originata nel Sud. La terra, l’agricoltura, la natura dispiegheranno bellezza e forza. Tutto è già buono, va soltanto migliorato con coraggio e decisione.

Ogni uomo possiede il Palazzo più prezioso nel mondo nella sua testa, nel suo sentimento, nella sua volontà. È stato già purificato dopo i terribili terremoti che l’hanno devastato attraverso l’ideologia capitalistica e marxista? Entriamo in noi stessi! Ci siamo autodistrutti (materialismo, egoismo), ma ora ci ricostruiamo da soli. UOMO, TU POSSIEDI LA FORZA PER LA TUA AUTODETERMINAZIONE…

I rapporti economici dello stato capitalistico e di quello comunista vanno sostituiti con un sistema alternativo di risparmio e di giustizia esistenziale, utilizzando le risorse e le energie della natura, escludendo radicalmente ogni privilegio sociale e realizzando una tecnologia a misura d’uomo. Il potere privato nel settore della produzione ed il commercio, indirizzato esclusivamente nel senso della realizzazione del profitto, contraddicono questo processo alternativo di solidarietà allo stesso modo del dirigismo di pianificazione burocratico-statale. I principi fondamentali della natura vanno conservati sani, poiché senza la loro salvaguardia non esiste vita umana dignitosa. […]

Come si realizza questo sistema? Mediante leggi economiche opportune. Come si possono creare queste leggi? Mediante la volontà popolare. In tal modo viene garantita la sicurezza di esistenza per ogni uomo attraverso un guadagno base assicurato in ogni momento della sua vita, indipendentemente dalle sue capacità produttive: il che significa sufficiente nutrizione, abbigliamento, abitazione, educazione ed assicurazione per la vecchiaia e per le malattie. Rendendo poi effettivi i due diritti fondamentali, e cioè: sicurezza di guadagno e attività lavorativa autoresponsabile (LIBERAZIONE DEL LAVORO). Scomparirà la disoccupazione ed i privilegi di ogni tipo, le discriminazioni e gli svantaggi nella vita e nel lavoro delle donne.

Tutto ciò significa riduzione delle competenze dello Stato. Invece della statalizzazione della società va realizzata una destatalizzazione, per esempio, della scuola e dell’università, del livello di informazione della stampa, della radio e della televisione. I parlamenti diventano allora organi della democrazia di base. La Libera Unione del Mezzogiorno in sette anni riuscirà a liberarsi dal capitalismo dell’Occidente e da quello dell’Oriente. La stessa cosa viene dalla nella Repubblica Federale Tedesca dai VERDI.

 Oggi arte significa tutto ciò e nient’altro.

Joseph Beuys

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