18 Settembre 2020

“La gente non vuole nuove canzoni. Vuole sempre gli stessi pezzi, vuole che suoni con i denti, che rompi la chitarra… Jimi era stufo e frustrato, ecco”. Per i 50 anni dalla morte di Jimi Hendrix

Nell’ultimo concerto della sua vita, Jimi Hendrix è stato fischiato. Era il 6 settembre del 1970, dodici giorni prima della sua morte, il festival si chiamava “Peace and Love” e si teneva sull’isola di Fehmarn, in Germania. Pieno di motorizzati Hell’s Angels, arreso alla tempesta, fitto di falò: nessuno aveva il coraggio di difendere il logo del concerto, pace e amore. Quando fu il turno di Hendrix, si scatenò la tempesta. La performance non poteva andare in scena. Gli Hell’s Angels non l’hanno presa bene. Il concerto è stato rinviato al giorno successivo, a mezzogiorno. Quando Hendrix ha varcato il palco sono iniziati i fischi. Pubblico roso dal freddo, arrabbiato per il ritardo, “Vattene a casa”, gli ha detto qualcuno. “Pace, pace a tutti, comunque”, ha detto Hendrix, avvicinandosi al microfono. Le proteste continuarono. “Se volete fischiare, almeno siate accordati…”, disse, e attaccò una versione furiosa di Killing Floor

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Le proteste si placarono, la pioggia cominciò a dominare. Hendrix riceveva piccole scosse elettriche ogni volta che si avvicinava al microfono. Tutto era spiacevole e violento. Il concerto si è concluso con Voodoo Child.Quando Hendrix ha finito, i motociclisti lo hanno demolito. “Nell’ultimo tratto della sua vita non era felice”, ha detto Harry Shapiro, autore di Jimi Hendrix: Electric Gypsy.“Tutti volevano un pezzo di Hendrix: etichette discografiche, manager, groupie, stampa… Era sempre in prima linea. E questo è estremamente pericoloso per una persona creativa come lo era lui. La gente non vuole nuove canzoni. Vuole sempre gli stessi pezzi, vuole che suoni con i denti, che rompi la chitarra… Jimi era stufo e frustrato, ecco”.

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In un anno e mezzo, dal maggio del 1967 all’ottobre del 1968, Jimi Hendrix pubblica tre album (Are You Experienced, Axis: Bold as Love, Electric Ladyland), che cambiano per sempre la storia del rock. Durante gli ultimi 50 anni sono state messe ipotizzate almeno quattro ragioni che hanno portato alla morte prematura del più grande chitarrista rock della storia: suicidio per una vita impossibile e infelice; assassinio ad opera del manager, il viscido Michael Jeffrey, per riscuotere la sua assicurazione e saldare i debiti che aveva con la mafia; istigazione ad opera della Cia in un periodo di disordini razziali (Hendrix era un nero amato dai bianchi); quella ufficiale: soffocato dal vomito, prodotto da potenti sonniferi mescolati ad alcol. Hendrix è morto in una stanza nel seminterrato di un hotel londinese poco affascinante, il Samarkand. La donna che era con lui, Monika Dannemann, era una pattinatrice tedesca ritiratasi a causa di un infortunio, di famiglia benestante. Si erano conosciuti nel 1969, si erano visti una mezza dozzina di volte. La Dannemann era andata a trovarlo in albergo ed era rimasta lì. Secondo la sua testimonianza, il 17 settembre ha passato la giornata insieme a Hendrix, ascoltando musica e leggendo. Di notte, Hendrix le ha chiesto di portarlo in un posto. Lei gli domanda chi deve incontrare, lui non dice nulla. Poi è andata a prenderlo. Hendrix era stanco, aveva bisogno di dormire, lei disse che aveva delle pillole. Gliene dà alcune (Vesparax) dicendo di prenderne solo la metà, sono forti. Si addormentano. La Dannemann si sveglia alle 10.20 del 18 settembre, ha visto che Hendrix stava dormendo, è uscita a prendere le sigarette. Dopo mezz’ora è tornata. Sembrava che Hendrix stesse ancora dormendo, dalla bocca usciva un filo di vomito. “Ho preso il suo polso, sembrava normale. Mi sono innervosita perché ho visto che erano rimaste solo nove pillole. Ho chiamato Eric Burdon, mi ha detto di calmarmi, mi ha detto di chiamare il dottore se non migliorava. Mi sono messa litigare con lui, ho chiamato l’ambulanza”. Un team di medici ha tentato di rianimare il musicista, invano. Causa ufficiale: morte per soffocamento di vomito causato da intossicazione di pillole e alcol. 

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“La testimonianza della Dannemann è difficile da credere perché parte da una fantasia. Si presentava come il grande amore della vita di Hendrix, e questo non è vero. È possibile che sia stata negligente e abbia impiegato troppo tempo a chiamare l’ambulanza”, ha detto Charles R. Cross, autore di Room Full of Mirrors: A Biography of Jimi Hendrix.“Se mischi droghe, alcol e sonniferi il risultato è letale. Jimi li aveva combinati in tre diverse occasioni. Non penso avesse tendenze suicide o che fosse depresso. Era spericolato. Fama, soldi e successo non gli hanno dato ciò che voleva. Le droghe, soprattutto l’eroina, non lo hanno aiutato. Ma anche nell’arena della droga, non ha mai permesso che gli stupefacenti fossero più importanti della musica. Credo che la morte di Jimi sia stata provocata da un’overdose accidentale, avvenuta, probabilmente, perché ignorava la potenza di quei sonniferi di fabbricazione tedesca”.

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In una lunga intervista del 2010 James Tappy Wright, tecnico dei tour di star come Elvis Presley, Tina Turner, The Animals, ha detto a Shapiro che la causa della morte di Hendrix è da rintracciare negli atteggiamenti del suo manager, Michael Jeffrey. Sarebbe stato lui a confermargli di aver causato la morte del chitarrista. Il motivo: era sopraffatto dalle pressioni della mafia, a cui doveva restituire del denaro. Che avrebbe potuto riscuotere grazie alla polizza assicurativa firmata con la Warner. Il rapporto tra manager e musicista, nel 1970, era in esaurimento. I debiti crescevano. Il budget per la costruzione dello studio del musicista a New York, Electric Lady, era salito alle stelle; un contratto firmato all’inizio della carriera dal musicista li stava dissanguando; l’eccessivo ritmo di vita che i due conducevano richiedeva un reddito sempre importante. L’unico modo per produrre questo mare di dollari era che Hendrix fosse continuamente in tour. Ma il musicista voleva interrompere questa vita frenetica, voleva chiudersi in studio, aveva una collaborazione in sospeso con Miles Davis. “Vedo miracoli ogni giorno. Alcuni sono così radicali che se li spiegassi a qualcuno, mi rinchiuderebbero”, dice il chitarrista in una intervista rilasciata poco prima di morire.

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Eric Burdon è un altro dei personaggi centrali negli ultimi giorni di Hendrix. Sebbene il concerto a Fehmarn in Germania sia stato l’ultimo di Hendrix, c’è un’altra presenza scenica del musicista. Burdon stava suonando al Ronnie Scott’s Jazz Club di Londra, presentava il suo progetto funk psichedelico, War. Invitò Hendrix a suonare, era il 15 settembre, ma il chitarrista era “talmente fatto” (così ricordò Burdon, in seguito) da non riuscire a salire sul palco. Tornò il giorno dopo, il 16 settembre, due giorni prima di morire. Ha partecipato a tre pezzi, suonando la chitarra. Burdon è la persona a cui Dannemann telefona la mattina del 18 settembre. Burdon, che ora ha 79 anni, ha fornito diverse versioni di quanto accaduto quella notte. La più sorprendente l’ha rilasciata due giorni dopo la morte del musicista. In una intervista disse che si era trattato di un suicidio, autenticato da una nota scritta da Hendrix.

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Dopo quel fatidico 18 settembre 1970 sono stati pubblicati una ventina di album di Hendrix. La sua morte non ha avuto pace. Kathy Etchingham, la fidanzata più ‘ufficiale’ che Hendrix abbia avuto, ha deciso di indagare sul caso all’inizio degli anni Novanta. Le sue indagini hanno portato la polizia a riaprire il caso. La conclusione fu che l’atteggiamento della Dannemann era stato negligente. La polizia ha nuovamente chiuso il caso. “Penso che gli abbia dato le pillole, lui ha vomitato, è morto, lei è stata presa dal panico”, dice la Etchingham a Mick Wall nel libro Two Riders Were Approaching: The Life & Death of Jimi Hendrix.La Danemann, la cui vita si è fermata quel giorno del 1970, ha vissuto per 25 anni ricordando la sua relazione con Hendrix e insultando la Etchingham per aver messo in dubbio la sua versione. La Etchingham l’ha portata in tribunale perché le impedissero di dire che era bugiarda. Nel 1996 un giudice ha condannato la Dannemann per diffamazione. Due giorni dopo la condanna la Dannemann si è chiusa nel garage di casa, ha acceso la sua Mercedes, il monossido di carbonio l’ha uccisa. Aveva 50 anni. Settanta persone parteciparono al funerale. La maggior parte erano fan di Jimi Hendrix.

Carlos Marcos

*L’articolo è stato pubblicato integralmente su “El País”