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“Perché i giorni per noi sono nulla”. Iosif Brodskij ad alta quota

Di Iosif Brodskij, fra le tante, prediligo la poesia che s’intitola Farfalla; per un motivo che rimarrà sempre impresso nel mio cuore e nella mia anima. Infatti, e per l’appunto, pochi giorni fa, è stata proprio quella musa che amo e prediligo a dismisura ‒ l’unica alla quale, finalmente, sto donando tutto me stesso, ed il mio amore ‒ a scoprirla e a leggermela accanto a un torrente d’alta quota, in una pausa dalla salita verso il rifugio dell’Ospizio Sottile.

In mezzo a un silenzio dell’altro mondo, attraversati unicamente da un vento irriconoscibile ed eterno, dentro la natura incontaminata: lì dove stavamo; dove le paure diventavano parole; dove i verbi invisibili diventavano canto e canti, e non s’inciampava per il sentiero che portava, in realtà, chissà dove; il libro di poesie di Brodskij si è squadernato propriamente su questi versi, che tanto rappresentano il mio stile, il mio modo di essere e di vivere l’aristocrazia dello scrivere:

XI

Così la penna va

sopra la carta liscia

di un quaderno, e non sa

come finisce

ogni sua riga,

dove si mescolano

saggezza ed idiozia

ma si fida dei moti della mano,

nelle cui dita batte la parola

del tutto muta,

senza togliere polline dai fiori,

ma facendo più lieve il cuore.

E quello stesso vento che ci ha accompagnato poi a tratti, nel bosco, per tutta la discesa, faceva, come la penna sul foglio, così tanto bene al cuore. Poiché, in quel torrente a duemila metri d’altezza, la mia musa si è quasi tuffata come una bambina: sembrava una fiera in preda all’estasi dell’acqua gelida e pura; e la sua voce, poi, era un tutt’uno con l’assoluto. Come quel crocifisso, piantato in mezzo al nulla dell’altro mondo, accanto a una vecchia malga e a una fontana di legno antico.

Del resto, le dicevo, tra un salto e l’altro per il sentiero, che solo di due cose dovremmo aver bisogno: dell’amore e del sogno. Giacché, se morte e amore ci costituiscono nell’eterno girovagare per questo al di qua, nonostante il potere voglia farcelo il prima possibile dimenticare; è proprio il sogno, l’unico collante a tenerci in piedi, eretti come un ponte a strapiombo sull’ignoto.

Perciò non può che aver ragione Brodskij in quel che scrive, e scrivere è come il volo di una farfalla: innocente e talmente irrequieta, da farsi trasportare quasi unicamente dal vento: “Perché i giorni per noi / sono nulla. Un vuoto / zero, nulla. Non puoi / appuntarteli al muro e agli occhi / renderli commestibili: / sul bianco sfondo / non possedendo corpo / sono invisibili.”

E talmente invisibile è l’avvenire, tanto che siamo ignari a noi stessi. Persino a quel qualcosa chiamato cuore, che ci batte dentro, ma al quale, dopo tutto, dobbiamo sempre dar retta. Dacché la parola muta, non attende altro che il nostro silenzio, per essere accolta e ascoltata.

Giorgio Anelli

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