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Michel Houellebecq è lo scrittore più grande, è come Saul Bellow, ma gli americani ancora lo ignorano

Fatta eccezione per Sottomissione, invocato per spiegare l’ondata di attacchi terroristici francesi, chi parla inglese non ha ancora abbracciato l’opera di Michel Houellebecq. Forse le cose cambieranno con Serotonina, il cui protagonista, disperato, cerca di tenere a bada il mondo moderno con le armi che ha a disposizione: sesso, droghe, rock-n-roll, certo, ma anche populismo, rischiose nostalgie, religione.

Le cose comuni che fanno i grandi romanzieri, Houellebecq non le fa. I grandi romanzi, di solito, sviscerano relazioni, istituzioni, gli ideali su cui si fonda l’ordine sociale ‘borghese’: matrimoni, scuole, lavoro, compassione, patriottismo… Houellebecq pone i propri personaggi di fronte a sfide specifiche, vivide, contemporanee, spesso umilianti, spesso mediate dalla tecnologia: pornografia su Internet, ricerca genetica, terrorismo, dipendenza.

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Tra le generazioni dei romanzieri americani, la sensibilità più prossima a quella di Houellebecq l’aveva Saul Bellow: appassionatamente impegnata, autoritaria nel giudizio; Bellow possedeva la grandezza del saggista e quella del romanziere. Se i suoi eroi hanno spesso opinioni folli, i suoi romanzi non paiono progetti folli. Houellebecq ha studiato presso un prestigioso istituto agrario, ha padronanza e curiosità nei fatti di scienza. Ne tratta nei suoi libri. La trama dei suoi libri è anche una parodia dei generi: giornalismo, scrittura scientifica, enciclopedismo, guida di viaggio, marketing, Storia. Nell’era della correttezza politica, Houellebecq ridona al romanzo la sua funzione didattica, feroce, tornando, in parte, all’aristocrazia formale e sensuale di Henry de Montherlant, alle analisi nel sottosuolo di Georges Simenon.

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Houellebecq ha intuito, ben prima dei commentatori politici, l’ascesa del populismo, l’immigrazione che avrebbe fatalmente spinto gli europei verso un recupero virulento della propria identità… Sottomissione è il romanzo più sofisticato ed esplicitamente politico dei libri di Houellebecq.

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Secondo Houellebecq i vari progetti di emancipazione dal liberalismo chiederebbero lo smantellamento di gerarchie, istituzioni, culture. Ha ragione. Ecco perché i suoi romanzi sono così intelligenti, vividi, veri. Il problema è che quelle stesse gerarchie, istituzioni e culture sono ciò di cui hanno sempre parlato i romanzi. Un romanziere che creda sinceramente nella distruzione non avrebbe più materia prima. I romanzi chiedono vita, ramificazioni, connessioni umane. La cultura si alimenta in un periodo di famiglie numerose e leali, di imprese commerciali interconnesse, di comunità ben radicate. Houellebecq ha affrontato la situazione con integrità artistica, senza considerare il fatto di come possa essere ‘romanzato’ questo nuovo sistema. Da qui il paradosso. Meglio di ogni altro autore, Houellebecq sa descrivere certe situazioni umane dell’era globale – ma non è ancora riuscito a catturare un vasto pubblico nel linguaggio globale. È il romanziere più importante d’Europa, ma sta scrivendo in un momento in cui i critici del Nuovo Mondo hanno deciso di fare a meno di quel tipo di saggezza tradizionalmente imposta dal romanzo europeo.

Christopher Caldwell

*L’articolo di Christopher Caldwell è stato pubblicato su “Commentary” come “A Bellow from France”; qui se ne ricalca e traduce una parte

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