skip to Main Content

“Occorrono mesi e anni di sacrificio per imbastire opere letterarie, mentre basta un ‘secondo’ soltanto per dimenticarsi di quel che sei”. Giorgio Anelli invoca una nuova scrittura segreta

Se mai sia stato inerte, il poeta ‒ spesso o a volte ‒ è inerme: farfalla indifferente al temporale che la massacrerà. Ci si precipita, in certi momenti, verso quell’unica occasione che potrà darci respiro, nell’incognita del nascondimento; dopo che qualcuno ci ha riconosciuti per strada; o ad un incontro, nel quale qualcun altro ci potrebbe definire diversi (se non addirittura, anziani?), lasciandoci e lanciandoci definitivamente nell’anonimato di un sorriso.

D’altronde le parole sono in agguato: il guaito stantio di quell’attimo che mai più tornerà. Per giunta ‒ del resto ‒ esauriti i fuochi d’artificio e sparate fino all’ultimo le cartucce, si ritorna senza scampo nel silenzio, totalmente privi d’attualità ed interesse. Cosa sia giusto o cosa sia sbagliato, nessuno lo sa e lo può dire. Forse al lettore interessa il fracasso nell’arena, il successo estemporaneo, la scelta del capro espiatorio.

Poco importa, allora, se dietro a tutto questo, a un successo effimero o (meritato?), si nasconda il sacrificio di ore dedite allo studio e alla sperimentazione. Il lettore forse non si accorge che ci si annienta a scrivere. Mai gl’importerà che il poeta ha faticato. Qualcuno coglierà il fatto che leggere e scrivere è mestiere a tutti gli effetti, e non è affatto pagato?

Poiché occorrono mesi e anni di sacrificio per imbastire opere letterarie; mentre basta un ‘secondo’ soltanto per dimenticarsi di quel che sei.

Così il giardino del poeta può appassire improvvisamente e, tutto d’un tratto, quanti gli stavano accanto si defilano indisturbati. Eppure, cosa conta veramente lo sanno solo le parole, quelle specie di giunture a indicare un innesto tra cielo e terra. Si era tristi e soli, una volta. Lo si può ridiventare in qualsiasi momento.

Quel che conta, dunque, è il sussurro di un amico, nella notte brava e giovane, dove, tra birra e vino, qualche parola assume i connotati di un’onesta verità. Quel che conta, indissolubilmente, è il sorriso di un’amica, pur sempre nella notte, pronta a scatenare nuove storie nell’olimpo della fantasia.

Poiché l’unica arena possibile, signori miei, è quella della sconfinata pagina bianca. Tutto il resto è mestizia e divorzio; inganno e controtempo. Ma questo, persino agli editori poco importa. Il poeta quindi, irrimediabilmente, sarà sempre solo ad affrontare il brivido come la canicola del deserto. È pieno di sbalzi il suo tragitto. Sballottato da una carovana di altri tempi, a lui non interessa giocare il grande gioco. Ne sta fuori, piuttosto, se ne è davvero capace. Se non confonde il successo per la beatitudine, e non si adagia su morbidi cuscini, potrà rialzarsi nuovamente. Perché, più si andrà avanti, più gli sarà chiesto di alzare la posta.

Non c’è via d’uscita. Una volta entrati nel vicolo cieco di un labirinto, soltanto una botola potrà salvarci, sprofondandoci nel sottosuolo.

Tutto il resto è per davvero noia, bagatelle. Siamo cose di poco conto, in fondo. Siamo inezie, nonnulla. Invece, no! No! Chi ci considera “bazzecola”, non ha per niente compreso-capito-intuito, che il nostro cuore non si è fermato per i labirinti del mondo.

Siamo poeti, dannazione! Abbiamo desideri più grandi di un sogno!

Se ci arrestate nell’indifferenza più assoluta, noi ne faremo un vanto. Irrigheremo nuovamente il giardino. Smaschereremo l’inganno. Scriveremo parole nuove nel Samizdat. In disparte, ci accantoneremo nell’ignoranza; trascurando quel duro cielo che solo il nostro sguardo riguarda. Il mio cuore, del resto, non si è perduto. Sappiatelo!, signori miei belli che giocate col sacrificio altrui. Noi si sta fuori dal grande gioco, si è border; al margine di un altrove trasognato; nel disincanto rapito di quell’attimo eterno che ci fa nudi e stentorei al cospetto del tremendo silenzio di Dio, e del popolo ignorante e sovrano.

Giorgio Anelli

*in copertina, deserto del Gobi

Continua a leggere su Pangea

Back To Top
Cerca