20 Febbraio 2024

Storie, avventure e follie degli esploratori italiani dai ghiacci ai deserti

Molti conoscono le vicende in Tibet, Nepal, India, Afghanistan e Iran di Giuseppe Tucci, orientalista e storico delle religioni, o di Ardito Desio, geografo e scienziato, che esplorò il Tibesti, massiccio montuoso nel cuore del Sáhara. Pochi, però, sanno di Giacomo Beltrami, scopritore delle sorgenti del Mississippi, di Odoardo Beccari naturalista fiorentino nel Borneo (…i luoghi dell’immaginario salgariano), di Giacomo Bove, astigiano e uomo di montagna che viaggiò in Patagonia e Terra del Fuoco e di tanti altri esploratori italiani, inquieti e frenetici tanto da esser pronti a dissipare una vita tra temerarietà e avventure prodigiose sempre dagli esiti incerti. Chi, infatti, può affermare di avere oggi piena contezza delle storie in Congo di Pietro Savorgnan, di Guglielmo Massaja e Vittorio Bottego in Abissinia, di Giovanni Miami sul Nilo, di Giovan Battista Cerruti in Malesia, di Alberto de Agostini in Patagonia o di Raimondo Franchetti in Dancalia?

Ad aver influito sull’oblio una ossessiva e diretta correlazione con il fenomeno colonialistico e quindi una generalizzata critica pronta a rimarcare la bramosia di potere di chi cercava risorse, ricchezze e nuovi mercati per conto di stati nazionali e imperi coloniali che, talvolta, si incrociava con l’avidità personale. Un connubio che, come una rete a strascico, trascinò anche ogni giudizio finale sulle vicende di questi personaggi che, spesso, erano al contrario avventurieri insofferenti alle convenzioni e che, pur ribelli al proprio tempo, ebbero la rilevante funzione di informare i contemporanei su luoghi impenetrabili e sconosciuti, quindi mapparli, agendo con scrupolosità da etnografi, curiosità da antropologi e accuratezza da geografi.

Si trattò di una vera e propria epopea che ci viene ora consegnata da Marco Valle nel suo Viaggiatori straordinari (Neri Pozza, 2024) grazie ad una raffigurazione corposa e circostanziata sia nei dettagli biografici che di contesto storico e di aneddotica. Storie, avventure e follie degli esploratori italiani nei cinque continenti e in ogni angolo della Terra, tra selve, ghiacci e deserti, dall’Africa al Borneo, dalla Nuova Guinea all’Amazzonia ai due Poli. Un lavoro che non solo mette in ordine una massa enorme di informazioni ma fissa paletti di tipo valutativo in primo luogo perché quegli uomini alimentarono le fonti del progresso. Dall’Ottocento in poi, si sviluppò una ibridazione massiccia tra più elementi di crescita come le ferrovie, il telegrafo, il carbone o le stesse Esposizioni universali, all’interno di un incipiente sistema di interconnessioni di cui gli esploratori furono parte essenziale. Ma Valle si concentra su un taglio analitico più asettico, oltrepassando l’attenzione che gran parte della critica ha riservato sul mondo anglosassone, rivelando quanto sia stato tipicamente italiano riuscire ad alternare l’impegno politico, audacie individuali a scopi eminentemente culturali e scientifici. E tutto questo senza che si debba cadere nello stra-utilizzato luogo comune degli “italiani brava gente” ma, per esempio, rimarcando l’insofferenza profonda per lo schiavismo che fu requisito morale di tanti nostri esploratori.

Il viaggio è stato per lungo tempo scoperta, sperimentazione, conquista. Ma il viaggio esplorativo, quello di cui si occupa Valle, e che abbiamo conosciuto fino a tutta la prima metà del Novecento, è stato qualcosa in più: celebrazione della sete di conoscenza nelle sue infinite varianti e specificità, metafora del vivere e della conoscenza del sé, riverbero moderno di echi omerici. A volte catarsi, ricercata o tollerata ma, quasi sempre desiderio intellettuale che spingeva l’uomo ai quattro angoli della terra, consapevolmente incrociando battaglie nei mari dell’oceano o addestrandosi senza sosta alla lotta per la sopravvivenza nelle foreste più temibili. Ed è il romanzo d’avventura, nella sua cornice seducente di avvenimenti, circostanze impreviste, situazioni immaginarie, e personaggi eroici che sfidano pericoli d’ogni sorta, a rappresentare queste variabili e a mettere in forma gli stilemi letterari che hanno poi prodotto capolavori come quelli di Conrad, di Kipling, Jack London, Stevenson o del “nostro” Salgari.

Sono tre elementi, quelli del cipiglio colonialistico, del romanzo letterario e delle avventure individuali che sempre si intrecciano ma in questo volume rimangono confinati ognuno nel proprio compartimento.

Di questa raggiante intraprendenza, resta poco o nulla; forse solo l’idea rappresentata dal viaggio turistico, che si consuma nel più pervicace edonismo e che, per le mutate condizioni generali, di quelle peculiarità fa permanere solo simulacri. Nonostante, per dirla con Montaigne, il viaggio sia la condizione ontologica dell’uomo, tutto è infatti mutato grazie alla rivoluzione informatica e all’accelerazione spazio-temporale compiuta dalla globalizzazione. Non cambiano talune condizioni di fondo come la necessità dello scambio ma le attuali traiettorie temporali compulsive ci permettono di giungere a destinazione (e fare commerci) senza alcun incontro reale, magari solo muovendo la direzione dello sguardo su un computer e il mouse con la mano.

Abbiamo perso per sempre un pezzo d’Italia, fatto di intrepidi naturalisti e di esploratori contrari all’uso della forza come metodo di cui Valle ce ne rende testimonianza, facendoci assaporare effluvi e miasmi, genuini timori, o la tormentosa pervicacia di annotare ogni cosa su un taccuino sciupato o un foglio ingiallito, per poter poi, disegnarne e mapparne financo i particolari.

Un pezzo d’Italia fatto di uomini capaci di spingersi dove nessun europeo era mai arrivato ma che, oramai, non esiste nemmeno nella memoria o tantomeno potrà essere riprodotto. Quel mondo è finito e l’unico spazio da esplorare parrebbe ormai solo quello esterno al nostro pianeta come fa appunto Valle nell’ultima pagina del suo libro quando si concentra sulle “esplorazioni” spaziali di Samantha Cristoforetti.

Luigi Iannone

*In copertina: Pietro Paolo Savorgnan di Brazzà (1852-1905)

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