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“Democratica”, il giornale del Pd, con Mario Lavia, invoca la piazza contro il Governo. Matteo Fais li ammonisce: “Vi seppelliremo con una risata”

Copertina

Ok che a sinistra, con la scusa del libertarismo, lo spinello è sempre andato di moda. Ero convinto però che il fenomeno, passati gli anni ’60, si limitasse oramai ai centri sociali. Invece, no. Anche “Democratica”, il quotidiano piddino, una specie di “L’Unità” 3.0 in forma di blog – roba che Antonio Gramsci diventerebbe leghista a leggerlo –, si è fumato il cervello.

Mentre Vittorio Feltri, dalle colonne di “Libero”, fa l’imitazione di sé stesso per suscitare ilarità, quelli, com’è triste costume della sinistra, si prendono terribilmente sul serio fino a oltrepassare il ridicolo. In uno degli ultimi editoriali, con toni concionanti, Mario Lavia, alla stregua di un vulcano impazzito – del resto, nomen omen –, spara lapilli a destra e a manca, anzi a destra e verso le cinque stelle del Governo.

Con estrema originalità invoca la piazza – a sinistra hanno questa abitudine di voler passeggiare solo se sono un folto gruppo. Il motivo? È molto semplice: “Lega e M5s hanno drasticamente ridotto la qualità della nostra democrazia fino al rischio di far saltare per aria l’idea di stato di diritto e coesione nazionale”. Che dire?! A discolpa di Lavia possiamo solo far notare che il suo articolo risale al 17 agosto, quindi prima dei funerali a Genova, quando la coesione nazionale si è manifestata in tutta la sua forza: i piddini sono stati sfanculati dalla folla e il Governo (Salvini, Di Maio, Conte) ha ricevuto applausi scroscianti. Certo, se il pezzo l’avesse scritto dopo questa colossale figura di merda, non sarei stato altrettanto remissivo nei suoi confronti. Il mio consiglio, comunque, per gli amici del PD, resta di non andare ai funerali, perché corrono il rischio di essere posti sul catafalco.

Ma Lavia ha le idee chiare e ammonisce tutti noi, poveri ingenui, contro quello che definisce “un governo cattivo”: “A Genova rischia di morire la nozione di un Paese fondato su regole, leggi, procedure. Si aizzano gli italiani gli uni contro gli altri e, tutti, contro i ‘ladri’ e gli ‘assassini’ di turno. Si eccitano gli animi a difendere Barabba contro Gesù. Prevale la barbarie del processo sommario”. È fantastico vedere la sinistra, un tempo costituita da atei, chiamare in causa Gesù… Quest’ultimo, poveraccio, ha appena comunicato di essersi pentito per alcune sue scelte pregresse, quale quella di essere resuscitato. Ma cerchiamo di restare seri. Sono in pericolo le leggi, le procedure, lo stato di diritto. Non come quando si prorogavano le concessioni ad Autostrade, nel decreto Sblocca Italia; o quando sugli accordi vigeva il segreto di Stato. Qui c’è la necessità di “chiamare tutte le forze politiche, sociali, morali, professionali ad una gigantesca impresa comune – salvare innanzitutto Genova e piano piano il Paese –”. Loro, infatti, l’hanno fatto. Ne hanno radunate talmente tante, tutte sul ponte Morandi, che poi alla fine è crollato.

No, dai, rimaniamo seri. Bisogna fare come dice il da lui citato Roberto Saviano – bei tempi, quando la sinistra poteva vantare ideologhi del calibro di Pasolini e Moravia, nonché il povero Gramsci: “costruire capillarmente […] una rete politica di opposizione a questo embrione di regime autoritario, incolto e senza idee”. Suggerirei a Lavia, se vuole che questa rete sia realmente di rilievo sul piano culturale, di non dare spazio a Renzi come interprete per l’estero: il suo inglese, l’avrete notato, è vagamente zoppicante. All’occorrenza, sarebbe anche il caso di associare i ruoli alle relative competenze. Per capirci, Delrio, in quanto medico, non ce lo vedo bene come Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, quale invece è stato.

Comunque, il popolo – a cui certamente Lavia appartiene – “rumoreggia”. Lui lo riscontra, ogni mattina, quando va a fare la spesa. Lo sente mentre a voce alta, nei luoghi pubblici, domanda, contro il Governo giallo-verde: “Dov’è, questo famoso ‘cambiamento’? Dove sono le misure per i più deboli?”. Santo cielo, ma perché è così precipitoso, caro Lavia?! Ci sono per fortuna, ancora attive, le vostre misure per arginare la povertà, in attesa del reddito di cittadinanza. Ma le sembrano forse pochi quei circa 180 euro a persona che vengono elargiti ogni mese ai nullatenenti? Del resto, come diceva la sua amica Picerno, con 80 euro una famiglia può fare la spesa per due settimane, o sbaglio? E Floris, un conduttore per niente asservito, e che infatti guadagnava esattamente 80 euro a puntata per il suo “Ballarò”, le dava ragione.

Quindi, prepariamoci tutti, cari compagni, al ritorno dalle ferie agostane – a proposito, voi dove siete andati in vacanza? –, per “una grande giornata in tutte le piazze italiane con uno slogan chiaro: no a questo governo”. E che i sindacati si uniscano a noi. A proposito, Lavia, mi scusi, ma la CGIL regala ancora il cestino con il panino e la bibita ai suoi figuranti, o mi devo portare tutto da casa?

Matteo Fais

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