29 Settembre 2023

Chi di voi vuole perdonare Oppenheimer? Riflessioni in calce al film di Christopher Nolan

In un’intervista il regista Christopher Nolan ha dichiarato: «Che ci piaccia o no, Robert J. Oppenheimer è la persona più importante che sia mai esistita. La sua vicenda è centrale per il modo in cui viviamo ora e in cui vivremo per sempre. Ha definitivamente cambiato il mondo come nessun altro ha fatto prima».

Così l’ultima fatica del cineasta britannico, tratta dalla biografia di Kai Bird e Martin Sherwin, è dedicata al “padre della bomba atomica”, secondo la definizione della copertina della rivista Time, una figura considerata un Prometeo moderno, il cui mito è ricordato nella didascalia di apertura al film: come Prometeo anche Oppenheimer ha donato “il fuoco” agli uomini finendo poi per esser(n)e torturato per tutto il resto della sua vita.

L’opera, dotata di un cast di grande livello che regala performance altissime, è divisa in due grandi capitoli (Fissione e Fusione) girati a colori e in bianco e nero che si intersecano l’uno con l’altro – ma siamo ben lontani dalle complesse strutture temporali che hanno da sempre contraddistinto il cinema di Nolan (vedi Inception, Interstellar, Tenet) – ripercorrendo la vita del fisico statunitense partendo dai suoi anni di studente, passando poi per la fondazione del corso di fisica quantistica all’Università di Berkeley e la successiva direzione del Progetto Manhattan fino agli anni seguenti allo sgancio della bomba atomica che corrispondono ad anni di declino e sfortuna in cui la sua figura, il suo ruolo e la sua fedeltà al paese vengono messi in discussione.

Con Oppenheimer Nolan continua quello che è un tratto distintivo del suo cinema, vale a dire la sua attrazione filosofica e morale verso personaggi che in virtù del loro potere si trovano di fronte a una scelta tale da cambiare il corso degli eventi (pensiamo al Bruce Wayne dei suoi Batman, ai gemelli Borden di The Prestige, al Domenic Cobb di Inception per citarne alcuni), ma soprattutto si inserisce in quel filone particolarmente in voga in questi ultimi anni a livello cinematografico che è il film processuale: da Il processo ai Chicago 7 (2020) a Il signore delle formiche (2022), Saint Omer (2022), Argentina 1985 (2022), opere di varia provenienza (statunitense, sudamericana e europea) che testimoniano come il cinema a livello globale ci stia mettendo sotto processo, che sia la messa in scena di un grande atto politico o di una storia personale non importa: l’umanità, quindi noi tutti, è sotto processo come lo è, in questo caso, Oppenheimer.

Perché il film di Nolan è anche un film processuale in cui il protagonista è chiamato a rispondere delle sue azioni e sappiamo bene che, come scrive anche Emmanuel Carrère nel suo ultimo libro sul processo (guarda caso) agli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, V13,

«chi si appassiona ai processi è affascinato dai colpevoli più che dalle vittime. Per le vittime si prova pietà, ma è dei colpevoli che si cerca di capire la personalità. Sono le loro vite che vengono passate al setaccio per scovare il punto di rottura, il momento misterioso in cui hanno deviato verso la menzogna o il crimine».

Ed è con questo spirito probabilmente che anche lo spettatore si reca in sala: vuole sapere che cosa abbia spinto un uomo a creare un’arma di distruzione così potente. Per “l’imputato” vi era un “bene superiore” tale da giustificare il tutto? La risposta l’opera ce la fornisce, ma l’idea del fisico californiano si rivela un “calcolo sbagliato”, d’altronde, come gli dice Einstein: «io e lei Robert siamo molto diversi, ma se c’è una cosa che ci accumuna è l’odio per la matematica».

Così alla fine abbiamo un Oppenheimer che si sente le mani macchiate di sangue e in cerca di perdono. «Ti sei fatto tirare badilate di fango sperando di ottenere perdono, ma non te lo daranno» dice al fisico la moglie Kitty; «Vedremo», risponde lui.

E noi, in un momento storico che ci ha visto attraversare prima una pandemia e ora una guerra nel cuore dell’Europa con il ritorno della minaccia nucleare di cui il film di Nolan sembra farsi carico, ci/vi perdoneremo?

Paolo Utili

Gruppo MAGOG