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“Bisogna avere il coraggio di spezzare la sua sovranità”. Il manuale per sopravvivere all’era del virus: “Massa e potere” di Elias Canetti

Durante la pandemia ho letto Massa e potere del Premio Nobel Elias Canetti.

Un caso, capitato nel momento più giusto.

Quando sono arrivata al capitolo Il comando, ho iniziato a notare delle affinità con quello che stiamo vivendo e sopportando in questo periodo, poi le affinità sono diventate evidenze, realtà, e ho iniziato a intuire perché siamo così divisi, perché ci sono i no-mask e quelli che vorrebbero il lockdown a vita, quelli che dicono che il Covid non esiste e quelli che pensano sia la peste, quelli che seguono le regole e quelli che le rifiutano, quelli che pensano che siamo sotto una dittatura sanitaria e quelli che venderebbero ogni loro libertà pur di vivere qualche anno in più.

Improvvisamente, tutto mi è stato chiaro.

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Userò come esempio il nostro Governo Italiano per farvi cogliere meglio i paragoni, ma sappiate che vale per i Governi di tutti i Paesi che si trovano nella nostra stessa situazione.

Iniziamo.

“Un ordine è un ordine”. Il capitolo inizia così. Canetti ci dice che dell’ordine si pensa “è sempre stato così, è naturale e necessario”. In fondo, fin da bambini siamo abituati a essere comandati, a ricevere ordini in continuazione. Però che cos’è un ordine? Nell’infanzia è utile per diventare educati, per imparare a convivere con gli altri, ma i comandi che si ricevono da grandi possono lasciare tracce profonde e ostili in chi li segue.

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Canetti ci dice che la più antica forma di comando è ‘la fuga’: “La fuga è solo apparentemente spontanea: il pericolo ha sempre un volto, nessun animale fuggirebbe se non sospettasse la presenza di quel volto”.

Il ruggito del leone, per esempio, è una sentenza di morte che obbliga alla fuga. “Il più antico ordine – impartito già in epoca estremamente remota, se si tratta di uomini – è una sentenza di morte, la quale costringe la vittima a fuggire. Sarà bene pensarci quando si parla dell’ordine fra gli uomini. La sentenza di morte e la sua terribile spietatezza traspaiono attraverso ogni ordine. Il sistema degli ordini è istituito fra gli uomini in modo che per lo più si sfugge alla morte: esso però implica sempre il terrore della morte, la minaccia; e il mantenimento, l’esecuzione di reali sentenze capitali, mantengono sempre desto il terrore dinanzi a chi deve eseguire ordini”.

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A questo punto è già ben chiara una cosa: i mezzi di informazione e il Governo stanno tenendo alta la paura, l’isteria, il terrore della morte – anche più del dovuto – per far sì che gli ordini vengano eseguiti.

Il comando, scrive Canetti, per sua natura non permette contraddizioni. Non può essere discusso, né commentato né messo in dubbio, deve essere conciso e chiaro, compreso all’istante; un ritardo nella sua ricezione nuoce alla sua forza.  E noi qui in Italia abbiamo fatto alquanto ridere sotto quest’aspetto, dando ordini confusi e contraddittori ed emanando DPCM che avevano bisogno di un interprete. Ma andiamo avanti.

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Ogni ripetizione di un ordine non seguito da un’esecuzione perde potenza. Dopo un po’, l’ordine ripetuto invano è estenuato e impotente – vedi Conte che chiama pure Fedez e la Ferragni perché non sa più come dire ai giovani di indossare le mascherine.  A questo punto è preferibile non rianimare l’ordine. Al comando si ubbidisce perché non si potrebbe lottare con speranze di successo, ecco perché le persone in questo periodo stanno ubbidendo, perché altrimenti, si dice, la battaglia contro il Covid non potrebbe essere vinta.

Se il potere del comando si affievolisce, va riaffermato con la lotta. Canetti ci dice che solitamente la maggior parte delle volte non si esigono nuove decisioni (per esempio nuovi DCPM), perché ci si accontenta e sono sufficienti quelle già in atto, ma non se chi è al comando (come il nostro Conte) non ha un peso politico che vale per tutti. Forse da noi (e non solo da noi), manca la fiducia nei leader politici, ed ecco arrivare ogni tre giorni nuovi provvedimenti con ulteriori misure restrittive. Il potere del comando cresce incessantemente ed è impartito in modo da riuscire vantaggioso a chi se ne serve e di solito è così, ma nel caso di una pandemia questo vantaggio dovrebbe riversarsi sulla collettività nella tutela della sua salute. Come ha scritto “Internazionale” qualche giorno fa in un bellissimo articolo, però con molta probabilità si arriverà naturalmente a stufarsi di queste restrizioni, perché i presunti vantaggi sembrano essere minori dei benefici derivati dai sacrifici imposti e si arriverà alle proteste sociali (pensiamo alle proteste di questi giorni a Napoli e non solo): “Secondo gli storici è possibile che nel caso del covid-19 la conclusione sociale della pandemia arrivi prima di quella medica. Le persone potrebbero stancarsi delle restrizioni al punto da ‘dichiarare’ conclusa la pandemia anche se il virus dovesse continuare a colpire la popolazione e prima che siano disponibili un vaccino o una cura”.  A un certo punto – come è già avvenuto in passato – nessuno farà più caso al Covid, impareremo a conviverci come con tante altre malattie, si tornerà alla normalità, soprattutto quando il virus non farà più audience alla TV e sui giornali.

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“Ogni comando è costituito da un impulso e da una spina”. E qui la faccenda si fa interessante. “L’impulso costringe chi riceve il comando a eseguirlo, e precisamente nella misura in cui è conforme al contenuto del comando stesso. La spina permane in chi esegue il comando. Quando i comandi funzionano normalmente, come ci si aspetta da essi, la spina resta invisibile. Segreta e insospettosa, essa si manifesta – appena avvertita – nella lieve resistenza che precede l’obbedienza al comando”.

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Noi in questo momento siamo tutti pieni di spine che sono penetrate profondamente nell’intimo delle nostre anime, e questa cosa ci ha cambiato per sempre. La spina rimarrà, ormai è stata conficcata: “Possono trascorrere anni e decenni prima che quella parte sommersa, immagazzinata, del comando – del quale costituisce il ritratto in miniatura – torni alla luce. Ma è importante sapere che nessun comando va mai perduto: nessun comando trova fine nella sua esecuzione, bensì è immagazzinato per sempre. Coloro che sono specialmente destinati a ricevere comandi, coloro che più di ogni altro vengono coinvolti in questo processo, sono i bambini. Sembra un miracolo che essi non crollino sotto il carico di comandi e sopravvivano alle iniziative degli educatori”.

Pensate a quello che stanno sopportando i bambini in questo periodo, gli ordini che vengono loro impartiti, ordini surreali, ordini scioccanti per la loro mente: non abbracciatevi, non toccatevi, non giocate, non prestatevi le penne, non cantate, non urlate, non state insieme. Queste sono spine che rimarranno in loro a lungo, e prima o poi vorranno liberarsene. “Ogni bambino, anche il più comune, non dimentica né disperde alcuno degli ordini con cui gli è stata fatta violenza”.

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Canetti continua: “Solo il comando eseguito fa rimanere la sua spina in chi vi ha obbedito. Chi ha eluso gli ordini non deve neppure conservare la traccia. «Libero» è solo l’uomo che ha imparato a non rispettare gli ordini, e non quello che se ne libera soltanto in un secondo tempo. Ma certamente il meno libero è colui che impiega maggior tempo per liberarsene, o che addirittura non vi riesce”.

E riguardo a questo possiamo già cogliere dei messaggi inquietanti sui social o quando parliamo con le persone. C’è chi dice che continuerà a portare la mascherina nei luoghi chiusi per sempre, chi non si fiderà di abbracciare le persone, chi spera che le mascherine rimangano obbligatorie per evitare anche il normale raffreddore, chi si augura lockdown durissimi e lunghi, chi non si sentirà più libero di uscire o di stare in un luogo affollato, chi fa sesso (veramente) con la mascherina, chi vorrebbe che venisse proibito il fumo anche all’aperto o vorrebbe che la gente non mangiasse e non bevesse in pubblico così da non abbassare mai la mascherina. Molte persone, finita la pandemia, dovranno iniziare qualche terapia per elaborare i traumi, questo è certo.  

Nessuno di noi sarà privo di spine quando tutto questo sarà finito.

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Dobbiamo capire e accettare che è nella natura umana opporsi agli ordini, cercare la libertà, seguire i propri istinti, le proprie pulsioni, ribellarsi al comando. Chi non lo trova ‘normale’ e trova invece giusto limitare sempre di più la libertà dei cittadini, dovrebbe porsi qualche domanda e chiedersi se ha ancora qualcosa di umano in sé. Anche Hitler ha dato molti comandi che la maggior parte della popolazione ha eseguito senza fiatare, senza riflettere.

Canetti scrive che solitamente questo genere di persone dice di aver eseguito gli ordini perché “non erano in sé”. Messe di fronte alle evidenze delle loro azioni, ripetono: “Io non ho fatto questo”, “Io non sono così”. Tanto la persona che faceva la guardia nei lager, quanto il delatore che chiama la polizia perché sente che forse c’è una festa dal vicino o il tizio che denuncia il runner, in fondo si considerano una vittima, perché ormai hanno conficcata profondamente la spina del comando, per questo non provano nessun sentimento per la vittima vera e propria.

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“È dunque vero che uomini che abbiano agito in seguito a comandi si considerino perfettamente innocenti. Posti in grado di aprire gli occhi sulla loro condizione, essi possono restare stupefatti constatando in qual misura furono in balìa del comando. Ma anche questo giusto moto dell’animo è senza valore, poiché giunge troppo tardi, quando tutto è ormai finito da tempo”.

Proprio come quando ci guarderemo allo specchio alla fine di questa pandemia. Quanti di noi si riconosceranno? Quanti di noi si accorgeranno di quello che abbiamo fatto? Quanti si renderanno conto di aver augurato la morte a chi la pensava diversamente da loro? Quanti avranno fatto la spia? Quanti hanno chiesto che non venissero fornite le cure a coloro che osavano dire di non usare la mascherina all’aperto? Chiunque è al comando e per esempio dà ordini durante una pandemia, non è detto che abbia ragione e che si debba accettare tutto incondizionatamente senza riflessione, ragionamento o dissenso. Non bisogna mai cedere la propria libertà facilmente e soprattutto smettere di usare il cervello, cosa che può avvenire soltanto se s’impara a controllare la propria paura.

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Ma come si è giunti alla domesticazione del comando se non ci piace e non è nella natura di nessuno ricevere ordini? Lo schiavo segue il padrone, il bambino ascolta la madre. Ma perché? Secondo Canetti ciò avviene a causa di una sorta di corruzione: il sovrano nutre lo schiavo, la madre nutre il bambino, Giuseppe Conte nutre il popolo con lo stop ai licenziamenti, la cassa integrazione, il rinvio delle tasse, il bonus per le partite IVA, il monopattino, il bonus vacanze, quel Recovery Fund che chissà come, quando e se arriverà.

“La domesticazione del comando si vale di una promessa di nutrimento. Invece di minacciare la morte e di spingere in fuga, si promette ciò che ogni creatura desidera soprattutto, e si mantiene rigorosamente la promessa”.

Ma se le promesse non si mantengono, i comandi non vengono più ascoltati. Ha ragione Massimo Cacciari quando dice che in questo paese non ci si sta rendendo conto della crisi economica che ci aspetta e che il popolo non è sceso ancora in piazza perché “il sindacato è per l’80% un sindacato di pensionati e pubblici dipendenti”.

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Canetti descrive il comando come una freccia che viene lanciata e che colpisce, e chi detiene il comando prende bene la mira, la direzione è precisa. Il comando resta conficcato proprio come una freccia. Per liberarsi la freccia va estratta e gettata via. Ma anche quando si guarisce dalla ferita, la cicatrice rimane. La società tutta è piena di frecce conficcate, in questo momento, e quando ce ne libereremo saremo pieni di cicatrici, chi più chi meno.

Chi ha il comando risente di un leggero contraccolpo quando lancia la freccia. Conte infatti è stato molto attaccato e odiato, e continua a esserlo. Canetti scrive che il contraccolpo è spirituale. Anche Giuseppe Conte, per esempio, avrà le sue spine per gli ordini che ha dato, non solo le vittime, e cioè i cittadini. Conte sente sicuramente angoscia. Canetti la chiama “l’angoscia del comando”.  

E l’angoscia di Conte arriva dal fatto che il suo non è stato un “comando di morte”, che libera dall’ansia chi dà l’ordine, ma un comando che lascia in vita le sue vittime, che potrebbero ribellarsi da un momento all’altro. Conte minaccia, e la massa non dimentica la minaccia e sicuramente si vendicherà, passerà all’azione, e il mandante del comando lo sa, da qui la sua angoscia (sta già succedendo a Napoli e non solo, e la massa continuerà a farlo).

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Ma nel caso della pandemia ci sono due masse, la massa terrorizzata, che sente l’angoscia e vuole rimanere insieme per sopperire alla paura (del virus) e la massa ribelle, che insorge contro le restrizioni. Da qui nasce il muro che rende ogni ragionamento impossibile. La massa terrorizzata si è unita per vincere il timore, ogni opinione diversa, ogni teoria contrastante, che è bandita. Se si potesse, si ucciderebbero tutti coloro che non sono allineati con il pensiero della massa terrorizzata. Ecco perché viene chiamato ‘negazionista’ chi la pensa diversamente, perché potrebbe creare una crepa nella massa ha che paura.

Stare uniti fa sentire meno la solitudine e la disperazione, la fuga dal pericolo è collettiva, ci si sente bene e al sicuro finché ciascuno fa vicino agli altri ciò che fanno gli altri e compie esattamente gli stessi movimenti. Se la paura sfocia in panico, allora ognuno va per conto suo e si cerca solo di salvare se stessi. Ognuno diventa nemico dell’altro.

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Se durante la pandemia il comando fosse stato fulmineo, non si sarebbe creata nessuna spina, perché la massa avrebbe agito tutta insieme, unita, perché non c’è il tempo di riflettere durante un comando che magari salva da un incendio. Un comando rivolto a molti mira a creare una massa, e se riesce a crearla e mette tutti d’accordo, non suscita angoscia, ma se non riesce a dar vita a quest’unione e soprattutto il comando non attecchisce più – perché come nel caso della pandemia gli ordini sono ormai perpetuati da quasi un anno ormai e hanno perso l’efficacia della fulmineità di marzo –, allora non funzionerà. Conte, con le sue dirette ha cercato proprio di creare questa massa.

Canetti prosegue: “L’arte dell’oratore consiste nella capacità di condensare e manifestare con energia tutto ciò cui egli mira in parole d’ordine tali da far sorgere e durare la massa. Egli fa nascere la massa e la mantiene in vita mediante un comando superiore. Se solo riesce a ottenerlo, non ha più molta importanza cosa egli effettivamente esiga dalla massa. L’oratore può insultare e minacciare nel modo più terribile un assembramento di singoli individui: essi lo ameranno se così riusciranno a costituirsi in massa”.

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Ed ecco spiegato l’alto indice di gradimento che Conte aveva all’inizio della pandemia. Il problema è che negli ultimi mesi la situazione è cambiata, e la massa comincia a non seguirlo più, a non ascoltarlo, perché ha meno paura, perché è stufa degli ordini, perché la crisi economica sarà più grave, per la voglia di riprendersi la libertà.

Non c’è da stupirsi se è stata proposta addirittura la delazione dal Ministro Speranza. Quella della denuncia, del fare la spia, può essere un modo per tenersi amico il popolo, illudendolo di potersi liberare dalle spine del comando; è “avere potere sul prossimo” l’idea di poter comandare e dare ordini noi stessi, e non solo subirli. È una specie di promozione del cittadino, che come un soldato può finalmente cambiare mansione e crescere di grado, come un Kapò che viene selezionato tra i detenuti: “Egli può esigere cose che in precedenza venivano richieste a lui stesso”.

Ma intanto si continua a ricevere comandi, quindi mentre ci si libera di qualche spina, se ne accumulano delle altre, ma le nuove sono più sopportabili delle vecchie, perché finalmente c’è la speranza di potersene liberare.

E non c’è da stupirsi nemmeno del fatto che quest’estate in molti siamo andati in vacanza tranquillamente divertendoci e rilassandoci, perché l’uomo, come la zebra che scappa dal leone, nel momento in cui percepisce o crede che il pericolo sia passato, torna a mangiare l’erba, a fare quello che più le piace. È normale, è sano, è giusto, non da pazzi. È una grande capacità quella di saper riconoscere un miglioramento, adattarsi, e permettere all’organismo di recuperare il proprio equilibrio fisico e psicologico.

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E arriviamo al negativismo, forse da usare al posto di negazionismo, parola decisamente inappropriata. Canetti ci spiega che quando le spine sono troppe, si arriva al punto da non riuscire più a pensare ad altro e a sentire altro. Allora diventa fondamentale difendersi dai nuovi ordini: Un uomo può sfuggire ai comandi non ascoltandoli e può sfuggirvi non eseguendoli. Perché la spina compare solo in chi esegue i comandi.

Quando la situazione è ormai fuori controllo e le spine sono conficcate a fondo, si cercherà di non udire i comandi, si fingerà di non capirli, si fuggirà facendo il contrario, e nonostante ciò non è detto che la persona sia libera dal comando.

Canetti poi racconta che tale atteggiamento viene definito in psichiatria “negativismo” e dice che è particolarmente determinante negli schizofrenici, frammenti spezzati della massa. Vi prego di non strumentalizzare la questione e di iniziare a dare dello schizofrenico a chiunque non porti la mascherina, non è questo il caso, sia chiaro. Canetti parla di casi ben precisi, di persone con gravi patologie, anche perché più avanti aggiunge che lo schizofrenico può essere anche colui che segue le regole alla lettera, che è molto influenzabile, suggestionabile, che segue i comandi con tale rapidità e perfezione da far pensare che il comandante si sia impossessato di lui, quindi potremmo definire schizofrenici, oltre ai negazionisti, tutti quelli che sembravano dei dischi rotti e non facevano altro che dire Restate a casa. Siamo tutti sulla stessa barca, o siamo tutti schizofrenici o non lo siamo, solo in certi casi si può parlare di una vera patologia. Anche il soldato, dice Canetti, si ritrova in uno stato di “negativismo” artificiale, che si può manipolare, comandare. Ma andiamo oltre. Come scrive Canetti: “non è nostro compito, ora studiare la schizofrenia nella sua interezza”.

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Siamo quasi giunti al termine.

Come si dissolve la spina del comando? La spina si forma durante l’esecuzione del comando. All’inizio è piccola, s’infilza, è inalterabile. La forza con cui può liberarsi deve essere pari a quella con cui è entrata. Diventata una forma diminuita di comando, deve prima di tutto diventare di nuovo comando pieno – come sta avvenendo ora durante la seconda ondata. La spina resta in agguato in attesa della ripetizione della situazione iniziale, l’esatta ripetizione è indispensabile, è come se la spina portasse in sé una propria memoria. La spina torna a scagliarsi sulla sua vittima. Il comando si ripete, nuove spine si formano, e queste spine identiche si collegano a quelle già presenti. Ormai è impossibile liberarsi da soli dalle spine, ora ci vuole “la massa di capovolgimento, costituita da molti per lo scopo comune della liberazione dalle spine del comando cui ciascuno, da solo, non può sperare di sfuggire. Un gran numero di uomini si riuniscono insieme e insieme si volgono contro il gruppo di quegli altri in cui riconoscono coloro che per lungo tempo li hanno comandati”.

È l’inizio delle rivolte, degli uomini che si ribellano a coloro che hanno dato il comando, gli ordini. Chi è al comando è ora pieno di angoscia e cerca la fuga. La ribellione eliminerà anche le spine più dure. Una volta avviato questo processo, la cosa è irreversibile e inarrestabile: “Bisogna pensare a quanto è stato fatto per costringere gli uomini all’obbedienza, a quante spine si sono accumulate in essi”.

E nel nostro caso sono tante.

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Il re che dava ordini di morte ora viene ucciso.

Ma non bisogna arrivare per forza all’uccisione, bastano le proteste, che ovviamente possono diventare anche violente, è normale (come le sommosse di Black Lives Matter, come quelle di Napoli dei giorni scorsi).

I cittadini si ribellano perché hanno subito ordini troppo a lungo, e ora vogliono destituire il padrone. Non c’è altra scelta. Solo così la spina suprema viene rimossa. Anche se i ribelli non riescono a emanciparsi dalle spine e non ‘uccidono’ il re, la massa ricorda quel momento per sempre, quel momento di unione, perché in quel momento di massa sono stati liberi dalle spine, perciò continueranno ad anelare alla formazione di una nuova massa ribelle.

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Concludo con le parole di Canetti, quelle stesse parole che chiudono anche il capitolo Il comando. Parole importanti di cui fare tesoro: “Da qualunque parte lo si consideri, il comando nella sua forma compatta, compiuta, che oggi gli è propria dopo secoli di storia, è divenuto l’elemento singolo più pericoloso della vita collettiva degli uomini. Bisogna avere il coraggio di opporvisi e di spezzare la sua sovranità. Si devono trovare mezzi e vie per liberare da esso la maggior parte degli uomini. Non gli si può permettere altro che di scalfire la pelle. Le sue spine devono diventare solo più lappole di cui ci si sbarazza con un gesto”.

Dejanira Bada

*In copertina: una immagine di Aleksandr Alexéieff

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