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Un mondo inaccessibile. Al mercato con Aida: quando la saggistica parla

Brigida Proto, dottore di ricerca in Politiche pubbliche del territorio, pubblica nel luglio 2018 per Carocci Editore il frutto della sua ricerca, un libro importante intitolato Al mercato con Aida. Brigida è ricercatrice e ci si aspetterebbe dalla tradizione accademica il classico saggio, ovviamente nella forma canonica, comprensibile soltanto agli addetti ai lavori. Brigida Proto invece sconfessa la forma tradizionale, un po’ elitaria e esclusiva, per sfondare quindi questo muro comunicativo e diventare accogliente. Incarnare perfettamente così lo spirito del fare ricerca, soprattutto del fare ricerca nel territorio. Perché Brigida Proto non è una donna che studia le dinamiche sociali e politiche dai libri, non si chiude in uno studio come in un giardino privato e sicuro, guardando gli uomini e le donne da dietro un vetro. La ricerca parte da dentro, da un bisogno di conoscere l’altro e di sperimentare la sua vita attraverso la propria pelle, di indossare la carne altrui. Solo dal contatto, dal tocco si può comprendere forse qualcosa, solo facendo della propria vita un contenitore vuoto pronto ad accogliere la vita altrui.

Ecco perché Al mercato con Aida non può essere solo un saggio per altri studiosi ma diventa una forma ibrida, tra saggio e romanzo, Brigida utilizza una forma narrativa tutta sua riuscendo a trasformare una tesi di dottorato in un flusso di immagini e dialoghi completamente comprensibili, accessibili a tutti. Condivisibili. Proprio dalla condivisione si parte, ovvero da cum dividere, mettere in comune/dividere con me, Brigida e Aida decidono di mettere in comune le proprie vite, i propri ricordi, i propri mondi per dividere insieme la conoscenza, frammentarla, mischiarla e restituirla in questo libro. La ricerca di Brigida tratta della vita e della condizione delle donne senegalesi in Sicilia che svolgono in particolare il mestiere di venditrici ambulanti in giro per la regione. Ovviamente questa è soltanto una piccola parte dell’esperienza che questa condivisione ha portato ad entrambe. Accade così che Brigida tenta di trarre informazioni sulla comunità senegalese di Catania un po’ per volta, andando a cercare nei punti di ritrovo della città, chiedendo ai conoscenti con chi poter parlare e cosa fare.

Si sa bene che esiste una invisibile linea di confine tra una comunità occupante e una comunità detentrice del potere sul suolo, la diffidenza è una risposta istintuale. Questo travalica il concetto di bene e di male, semplicemente l’uomo è un animale, ha bisogno di studiarsi reciprocamente prima di dividere il cibo e il letto insieme a qualcuno, bisogna annusarsi. “Quello delle donne senegalesi è un mondo inaccessibile”, le viene spesso detto. Ma io credo che non ci sia nulla di inaccessibile per due esseri umani che si guardano negli occhi e si riconoscono simili, parte di una comune identità semplicemente frammentata che ha solo bisogno di ritrovare la sua unità persa nei secoli della storia. “Nel fare ordine tra note, ricordi e nuovi stimoli, però, mi guida una domanda. A chi parliamo io e Aida? Forse a una bambina. Perché senta l’impegno che richiede e la ricchezza che dona l’incontro con l’Altro. Ma anche a chi non vuole mettere in discussione saperi accademici autoreferenziali. Invito allora entrambi, bambini ed esperti, a vivere il mercato con Aida.” Credo che il cuore pulsante di questo testo stia in queste parole: si può parlare in una lingua comprensibile ai bambini e agli eletti accademici, la comprensione passa di pelle in pelle, passa attraverso le mani, passa sempre da una storia. Nei gesti decisi di Aida infatti Brigida vede la storia di una donna che è stata capace di far coesistere dentro il suo corpo tutte le età della donna, tutta la forza di un uomo e tutta la fede di un popolo.

“Trascorro con lei tutto il mese di maggio. Diventano miei i suoi ritmi di vita. Mi sveglio quando è ancora buio, mi godo a piedi il silenzio di una via Vittorio Emanuele che dorme ancora e incontro Aida in piazzetta San Cosimo. (…) Imparo ad aprire i tavoli – mai controvento e dando un colpo secco con il piede all’asta metallica che tiene le quattro gambe -, a piegare senza l’aiuto di nessuno le grandi tovaglie bianche che coprono i tavoli, a conoscere i prezzi della bigiotteria e a vendere.” Brigida Proto è una ricercatrice vecchio stile, pochi orpelli, prende e impara il mestiere di Aida, capisce sulla propria fatica la vita altrui, non guarda dal microscopio, si tuffa dentro lo spazio intracellulare, toccarsi è un atto di immensa fiducia.

Aida è una dea di libertà e indipendenza, rinunciando a tutto e trasferendosi in Italia completamente sola è una donna che si è amputata consapevolmente tutte le corde che la tenevano stretta a una vita che non era la sua, in una relazione coniugale con un impianto maschilista. Aida è pronta a rinunciare a tutto e a sperimentare di tutto pur di ottenere l’indipendenza; tra le lacrime delle prime volte quando appena arrivata e senza possibilità di comunicazione rinuncia e poi ci riprova a girare nelle spiagge con una cesta in testa. “No. Non penso di poter fare questo lavoro. E’ troppo ridicolo. Non ho lasciato tutto, la mia casa, il mio matrimonio, per camminare con una cesta in testa e con tutti questi italiani che mi guardano con quegli occhi. Non ce la faccio veramente”. Questo libro credo che permetta a un miracolo di compiersi: “le sue lacrime di rabbia per non potersi difendere con le parole” ora vengono interamente restituite attraverso le parole di Brigida, questo testo è la voce di Aida, la loro condivisione ha permesso a queste due donne di scambiarsi la voce, di restituire una storia, di compiere un suono.

Al mercato con Aida affronta ovviamente anche le intricate dinamiche di potere, sia da parte delle amministrazioni che da parte degli stessi siciliani, come gli episodi del mercato a Gela. Si tratta comunque di analisi di politica del territorio e in questa narrazione entriamo delicatamente e quasi senza accorgercene nell’oscuro labirinto degli uffici, dei ricatti e dei rapporti di forza esistenti ancora oggi. L’imposizione della forza però non può niente contro l’integrità e il coraggio, la coerenza è inflessibile ed è come il diamante, mantiene la luce al suo interno e la diffonde fin dove può.

Il digiuno è sacrificio. E’ per condividere quello che sente chi non mangia, per togliere il cattivo dentro di te. La vita è fatta di troppo piacere e alla fine ti dimentichi tutto. Bisogna scendere con i piedi per terra. (…) Nella vita è bello fare autocritica. Io sto con Brigi, ma perché sto con lei? Io devo migliorare, non devo dire che non me ne frega di Brigi. Dio sei tu, sono io.” Ecco che lo sguardo annienta le barriere, dentro gli occhi si annida il divino, il comune magma primordiale, l’io dentro l’uomo diventa l’io dentro il tutto. Basta soltanto guardarsi ed essere guardati. Accedere all’altro è un atto così semplice eppure così potente che bambini e accademici possono ugualmente capirlo, ugualmente sperimentarlo.

“Durante i mesi trascorsi insieme ho imparato che Aida coltiva nella fede non solo una risposta all’incertezza e alla crisi individuale ma soprattutto il rispetto per il pluralismo, l’aspirazione alla convivenza pacifica tra diversità e alla creazione di regole condivise che possano contenere gli eccessi. La sua religiosità è fatta di autodisciplina. (…) Sono esitazioni, incertezze, infrazioni, piuttosto che contraddizioni della fede che la aiutano a trovare il modo di vivere la religione più adeguato alla sua identità multipla di donna musulmana come madre, divorziata, migrante, commerciante, militante.” La storia di Aida, come quella di moltissime altre donne, ci insegna che non esistono definizioni per l’essere umano, si può dare un nome alle cose ma non si può e non si deve dare un nome, un ruolo a una donna o uno che sia. Dentro Aida coesistono tante Aida, sono infinite, sono in continua metamorfosi e non esiste un bene e un male. La trasformazione è qualcosa di sacro, è qualcosa che brucia e illumina.

Clery Celeste 

 

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