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Artaud in Irlanda. Storia di una missione impossibile

Il 14 agosto del 1937 Antonin Artaud, poeta totale, teorico del “teatro della crudeltà”, approda a Cobh, Irlanda. Inviò cartoline a diversi letterati di spicco a Parigi, tra cui André Breton, annunciando l’inizio della sfortunata missione che lo avrebbe visto vagare desolato per l’Irlanda cattolica di Eamon de Valera e del Cardinale McRory, in cerca di salvezza. Il volto che aveva fornito il profilo indimenticabile di Marat nel Napoleone di Abel Gance, la voce che aveva sconvolto Parigi dal palco del teatro “Alfred Jarry”, alla fine degli anni Venti, ora era uno spettro, il pallore di un’ombra, un singulto.

Per poco più di sei settimane Artaud ha lottato per superare gli ostacoli impossibili trovati in quel “luogo cannibale, che divora”: il 20 settembre del ’37 è espulso dall’Irlanda come straniero indesiderabile. Artaud era entrato nel Paese senza visto, con una lettera di presentazione fornitagli da Art Ua Briain, rappresentante dello Stato Libero d’Irlanda a Parigi. Aveva scritto a Ua Briain pochi giorni prima della partenza: aveva il “bisogno intimo e immediato” di raggiungere le “fonti viventi” del paese che aveva partorito John Millington Synge.

Artaud viaggiò da Cork a Galway, dove il professor Tomas O Maille gli trova alloggio, presso Eoghanacht. Abitò per un paio di settimane nella casa di Sean O Milleain, che lavorava presso il faro dell’isola di Earragh. Gli O Milleain nutrono e si prendono cura di questo francese vestito in modo “particolare”, trench, berretto blu scuro e bizzarro bastone da passeggio. Artaud aveva ricevuto quel bastone da un pittore belga, che lo aveva acquistato a un mercatino delle pulci: possedeva nodi affatto particolari. Per Artaud, rappresentava il profetico bastone di San Patrizio. Il bastone originale, Bachall Isu, il bastone di Gesù, era la reliquia più sacra della Chiesa irlandese, appesa nella Christ Church fino ad essere pubblicamente bruciata dall’arcivescovo di Dublino, George Brown, durante la sua campagna iconoclasta, nel 1538. Le vite di San Patrizio raccontano che il bastone era stato donato al santo sull’isola di Lerins, da San Tassach; si dice appartenesse a Gesù, che l’abbia usato per scacciare Satana durante i quaranta giorni nel deserto; si dice sia stato portato a Lerins da Giuseppe di Arimatea. Segno di giustizia in Armagh, fu condotto a Baile-Bachail intorno al 1121 e da lì nella cattedrale anglo-normanna di Christ Church, le mura più sicure e sacre di Dublino. Il potere sacro di Bachall Isu era tale che su di esso venivano prestati i giuramenti dei cavalieri normanni.

Artaud, la voce più sovversiva della Francia d’avanguardia, pensava di essersi impossessato del Bachall Isu, e di compiere una sacra missione per restituirlo all’Irlanda, “alle fonti di una tradizione antichissima”. Il viaggio compiuto nel 1936 in Messico, presso i Tarahumara, gli aveva permesso di assistere al rituale del peyote: allucinazioni terribili e travolgenti hanno squassato il suo ritorno a Parigi. Il discredito sociale seguito al matrimonio fallito con la figlia di una ricca famiglia di Bruxelles, aveva acuito il suo desiderio di isolarsi in studi cabbalistici. Presto, il poeta padroneggiò i tarocchi e la lettura dell’oroscopo. In luglio firma un testo astrologico, Les Nouvelles Revelations de l’Etre, con lo pseudonimo mistico “Le Révéle”: in quello scritto fa riferimento al bastone di San Patrizio, oggetto magico su cui sono desinate a incontrarsi le forze della dissoluzione. Sembra ragionevole presumere che il gesto simbolico di riportare il Bachall Isu sulla tomba di San Patrizio fosse “la missione di Gesù Cristo” di cui scrive Artaud nelle lettere inviate dall’Irlanda.

A Inishmore, sulle Aran, Artaud è ricordato come un solitario, un malato, un “uomo di Dio” capitato tra gli isolani dopo una terribile crisi. Lo chiamavano an Franncarin beag, il piccolo uomo di Francia. Bridget O’Toole, la figlia di Sean O Milleain, aveva vent’anni quando il poeta irruppe in casa dei genitori a Eoghanacht, con il suo “bastone”. La casa, un edificio di ardesia su due piani, all’ombra di Dun Aengus, sulla baia di Gleannachan, verso Connemara, esiste ancora. Bridget lo ricorda così: “C’era qualcosa di effettivamente misterioso in quel bastone. Ho fatto di tutto per toglierglielo. Mia madre gli urlava sempre, ‘Stai lontano da mia figlia, è una donna sposata’. Ma io non avevo paura di lui. Volevo soltanto allontanarlo da quel bastone. Suppongo di essere anche io un demonio, proprio come lui”.

Anche Mary Gill, una vicina di Bridget O’Toole, ricorda con chiarezza Artaud: “Pensavo fosse un recluso, un prigioniero, o qualcosa del genere. So che il padre e la madre di Bridget erano molto in apprensione per lui. Quando portavo le mucche al pascolo lo incrociavo spesso, seduto sulle rocce. Non volevo disturbarlo, pareva così riservato, chiuso in se stesso”.

Artaud partì da Kilronan il 3 settembre, grazie ai soldi prestatigli da Sean O Milleain. Rimase una settimana all’Imperial Hotel di Galway attendendo altri soldi per la traversata: nessuna somma arrivò mai dalla Francia. A Breton annunciò il suo imminente arresto e la conseguente prigionia. Lasciò Galway per “vivere la vita assoluta” lungo le strade di Dublino. Incontrò un certo numero di studiosi irlandesi. Ha soggiornato presso la residenza del Dr. Hamilton-Taylor, uno psichiatra che esercitava a Grangegorman e a Portrane. Gli fu dato alloggio in un rifugio notturno per senzatetto nella Black Lane, a St. Vincent de Paul, non lontano dal punto in cui, esattamente quattrocento anni prima, era stato bruciato il Bachall Isu. Il 19 settembre, in una piazza di Dublino, forse dopo una rissa, Artaud perde il suo bastone. Il giorno seguente tenta di entrare al Milltown College, presso la provincia generale dei Gesuiti, per confessare l’insuccesso della sua missione. Fu rifiutato. La sera, venne arrestato nel parco adiacente il college. Disse di chiamarsi Arland Arlanopoulous, di essere un cittadino greco. Era nervoso, delirante, affamato. Maneggiava un ramo, con cui credeva di poter affrontare le forze dell’ordine. Fu accompagnato, il 29 settembre, sul “SS Washington”, direzione Le Havre, ed espulso come straniero indesiderato e indigente. Al suo arrivo, fu internato come malato di mente, fitto di “idee persecutorie e preda di allucinazioni”, secondo l’ordine del prefetto di Le Havre.

Nel febbraio dell’anno successivo fu recapitata al consolato irlandese a Parigi una lettera di tale Arland Arlanopoulos. La scrittura era incerta, vaga, strana. Vi si raccontavano i particolari dell’arresto e dell’interrogatorio di Artaud in Irlanda e della seguente espulsione. La lettera implorava il console irlandese affinché permettesse ad Artaud di tornare in Irlanda “a terminare la sua missione, protetto dalla più onorevole polizia di Mr. de Valera”. Non vi fu alcuna risposta. Dopo approfondite ricerche, la polizia irlandese scrisse una nota alla famiglia di Artaud: del “bastone da passeggio” appartenuto al poeta, a Dublino, non c’era più traccia.

Peter Collier

*L’articolo è pubblicato in origine su “The Irish Times” come “Artaud on Aran”.

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