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Bimbo in fiamme: il gesuita impiccato & Antonin Artaud

Probabilmente, Antonin Artaud percepiva una specie di mistico gemellaggio con la vicenda di Robert Southwell. Per lo meno, gli piaceva quella storia di fede, contraffazione, verginità, morte. Nato nel Norfolk, nel 1561, ultimo di otto figli di una famiglia cattolica piuttosto abbiente, Southwell studiò in Francia, entrò tra le maglie della Compagnia di Gesù nel 1580: per un po’ esercitò a Roma. La sua patria era sotto il giogo protestante, governava Elisabetta I; il poeta s’infiammò di martirio. Riuscì a entrare in Inghilterra nel 1586, camuffato sotto il nome di Cotton. Lavorò per Anne Howard, Contessa di Arundel, nobildonna col genio per le arti – anche lui scriveva, molto, di nascosto, con talento anomalo. Arrestato nel 1592, con l’accusa di essere un cospiratore cattolico, il poeta gesuita subì una serie straziante di torture, ad opera del terribile Richard Topcliffe, aguzzino al soldo della corona.

Rifiutò ogni accusa; infierirono. “Ferito, affamato, coperto di vermi e pidocchi, lo lasciarono a giacere sui suoi escrementi”; a lungo si giocarono il prete che imperterrito predicava la propria innocenza: imprigionato a Newgate, fu impiccato a Tyburn il 21 febbraio del 1595. Dicono che prima dell’esecuzione il poeta arringasse le folle citando la Lettera ai Romani; secondo la formula, il boia avrebbe dovuto sventrarlo, facendo attenzione che restasse vivo: il corpo, per pietà, fu dissezionato dopo la morte, smembrato, decapitato. Le poesie di Robert Southwell, il poeta missionario, sono nel canone della letteratura inglese; Papa Paolo VI, nel 1970, lo ha fatto santo, insieme a un lotto di altri, martiri cattolici straziati dagli anglicani. Artaud riassume la vicenda di Southwell in una terzina:

Poète anglais mort vierge
coupé en tranches en 1595
sur l’ordre de Henri VIII

Manoscritto della traduzione di Antonin Artaud, “Le Bébé de feu”

Il poeta vergine ammazzato dal potere, in un’era buia, percorsa a contrario. Questo galvanizzava AA. Ricoverato a Rodez, in stato di semilibertà, Artaud traduce Southwell sotto ispirazione del suo dottore, Gaston Ferdière, che aveva velleità liriche. Artaud rielabora come Le Bébé de feu, il bimbo di fuoco, la poesia più nota di Southwell, The Burning Babe, emblema della postura barocca del poeta, visionario e liturgico. La poesia, tradotta nell’aprile del 1944, dedicata ad Adrienne André, una giovane infermiera, è pubblica sul numero 20 di Poésie 44 (Luglio-Ottobre), tramite l’entusiasta direttore, Pierre Seghers (“La sua traduzione è tanto sorprendente che pare scritta in francese, da un grande poeta”). Nello stesso numero, sono raccolte prose di Aragon e della moglie, Elsa Triolet, di Jean Paulhan e di Sartre, e poesie di Paul Éluard, André Frenaud, Max Jacob.

Nelle lettere scritte durante la traduzione, Antonin Artaud fa spesso riferimento all’allucinato viaggio compiuto in Irlanda nel 1937, a riportare il fatidico bastone di San Patrizio – distrutto nel XVI secolo, ritrovato, a dire di AA, in un mercatino delle pulci –, con l’approvazione dei Gesuiti irlandesi (che cerca di contattare, prima dell’arresto, entrando al Milltown College) e alla “dottrina della castità redentrice, che fu in Irlanda la Dottrina di san Patrizio” (ad Alain Cuny, 29 marzo 1944). Ad Adrianne Monnier, libraia parigina, il 25 aprile 1944, scrive della “messa fatta a pezzi dai cattolici inglesi nel Rinascimento su ordine di Enrico VIII ed Elisabetta” (le Lettere dai manicomi di Artaud sono state recentemente pubblicate dalle Edizioni Medusa come Sono nato dal mio dolore, per la cura di Pasquale Di Palmo). Nella lenta tortura inflitta a Southwell, Artaud vede la propria: “internamento, camicia di forza, iniezioni antisifilitiche, trattamenti con elettroshock”. Artaud rimodula Southwell, lo imbizzarrisce di fiamme:

“Il mio essere di giustizia è letto in fiamme
Il perdono è grida di braci che si consumano
Il metallo martellato dentro la fornace ardente
È la catena infinita del crimine e dell’orrore
Dove s’inchina a pena il mio cuore di fuoco
Per riscattare il male nella salvezza di Dio”.

L’immagine indelebile è quella del bimbo in fiamme, in una boschiva notte invernale, che piange incitando l’incendio del suo corpo. Viene in mente, per ambigua associazione, Bambino bruciato di Stig Dagerman. “Non è vero che un bambino che si è bruciato sta lontano dal fuoco. È attirato dal fuoco come una falena dalla luce. Sa che se si avvicina si brucerà di nuovo. E ciononostante si avvicina”. Il Bimbo è Cristo, certo, “venuto a gettare il fuoco sulla terra”, come scrive l’evangelista Luca; il fuoco raffina e consuma, dal fuoco, per rinascere, come la fenice, bisogna essere marchiati (in “lingue come di fuoco” appare lo Spirito Santo). Come una mandorla bianca, il bimbo – il bene arde.

*

Il Bambino in fiamme

Freddo, nell’incanutita notte invernale, quando fui
sorpreso da un calore imprevisto che mi ha fatto brillare il cuore;
alzai gli occhi, sgranati, per conoscere l’origine del fuoco:
un Bambino, bello, in fiamme, lacerò l’aria;
arso dal caldo esagerato, versava fiumi di lacrime
come se potesse spegnere le fiamme appiccate dal pianto
“Ahimè!”, diceva, “appena nato brucio nell’ardore,
ma nessuno scalda i cuori né sente il fuoco tranne me!
Il mio petto perfetto è la fornace, animata da rovi che lacerano,
l’amore è il fuoco, sospiri il fumo, la cenere vergogna e disprezzo;
Giustizia mi alimenta, Misericordia fa esplodere i carboni,
il metallo raffinato nella fornace sono le anime corrotte
degli uomini: per lavorarle al bene mi infiammo
mi consumerò per lavarle nel sangue”.

Sparì dalla vista, svanendo;
mi ricordai che era il giorno di Natale.

Robert Southwell

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