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Le 7 virtù dell’immortale Andrea Camilleri. Fu l’Omero della sinistra in fiamme, è invecchiato in simpatia, ha tratto Montalbano – parole sue – dal profilo di un “fervente fascista”. Se volete la Sicilia, però, leggete altro

Camilleri merita onori virtuosi e veritieri. Virtù per virtù (teologali e cardinali, come vuole la norma), accompagniamo il savio Andrea, vigoria dell’Italia che fu, negli altri mondi.

Fede. Comunista. Dopo una giovinezza, “come tutti”, diceva lui, sia onore al vero, fascista. A 14 anni scriveva la lettera al Duce per inabissarsi in Abissinia, più tardi fu antiberlusconiano. Salvini gli storpiava la bile. In un brutto libro, Esercizi di memoria, svelò che il commissario Montalbano era tratto dal profilo di uno zio Carmelo, commissario della Pubblica Sicurezza, “fervente fascista”. L’unica fede di uno scrittore, in ogni caso e in ogni modo, dovrebbe essere la scrittura. Da vecchio, fu l’Omero della sinistra, mentre la sinistra bruciava, come Troia.

Speranza. Sul treno da Roma verso le brume romagnole. Ho accompagnato alla Sapienza la grande scrittrice argentina Sylvia Iparraguirre, un pezzo di storia. E di resistenza al regime militare di Videla. In Argentina tutti conoscono Camilleri, l’Italia è il Sud, il Sud da cartolina di Camilleri. “Non si scrive per pubblicare, ma per pesare le parole, le parole sono pericolose”, dice Sylvia. Dillo a Camilleri. Nel treno, si spera nell’immortalità di Camilleri. Andrea è divo per acclamazione popolare, non c’è uno che non lo conosca.

Carità. Sarò caro. Camilleri conosce i tempi teatrali. Per questo funziona. Non è un letterato, ma un uomo di teatro, una bestia scenica. I suoi libri, in effetti, si bevono come un drink, sono canovacci perfetti. Perciò, se volete la Sicilia, leggete De Roberto, Gesualdo Bufalino, Ignazio Buttitta. Camilleri crea una Sicilia da Cinecittà. Avrebbe potuto imporre Vigata in provincia di Cuneo arricchendo di cerea i romanzi e chiamando Gianduia il suo commissario. Avrebbe avuto successo gemellare.

Prudenza. Per prudenza, avrebbero dovuto evitare il doppio ‘Meridiano’ Mondadori, uno scialo meridiano, uno sciupio. Prudentemente possiamo dire che Camilleri era meglio come uomo, brioso e di vigorosa intelligenza, che come scrittore. Come scrittore, crebbe peggiorando. Uno degli ultimi libri, Conversazioni con Tiresia, è un arancino rancido: quando l’antico profeta dice che “non riuscii a staccare gli occhi dal corpo di Atena… fu guardando il suo lato B che ebbi la certezza che il mondo fosse rotondo e non piatto”, la facoltà immaginativa va al culo vintage di Edwige Fenech. Contestualmente, invecchiò in simpatia, il Camilleri: le interviste, sfiziose, spesso sono meglio dei romanzi, stucchevoli.

(L’articolo di Davide Brullo per Linkiesta lo leggete per esteso qui)

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