“La sua poesia è come champagne”. Discorso intorno ai versi di Yolanda Castaño e alla lingua galega

Posted on Ottobre 20, 2020, 10:17 am
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Un Capanno Pieno di Significati Sospetti è la traduzione letterale del titolo dell’ultima raccolta di poesie di Yolanda Castaño, pubblicata lo scorso giugno da Editorial Milenio. Il libro, un’antologia bilingue, è accompagnato da una prefazione firmata da Adam Zagajewski, poeta polacco famoso per la sua interpretazione dell’“assoluto quotidiano”. “Le poesie della Castaño,” commenta Zagajewski, “sono come champagne, non come la vodka o altri alcolici letali che vengono da paesi cupi”.

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Come champagne i versi della Castaño affabulano i sensi e conducono con pungente delicatezza alla scoperta di un nuovo stato della mente. Nel farlo non lasciano detriti nocivi, come potrebbero, appunto, una vodka o un gin. Il percorso della poetessa, nonostante abbia poco più di quarant’anni, è lungo e molto vario. Nata a Santiago de Compostela, è divenuta una delle maggiori esponenti della battaglia a favore della lingua galega. Con il suo ultimo volume la Castaño combatte con fierezza per affermare la propria lingua d’origine nel panorama letterario sia iberico che internazionale. Si tratta di una serie di componimenti bilingui (in castellano e in galego) che esaminano, a tratti apertamente e a tratti celatamente, il tema della lingua. In questo senso Zagajewski identifica nella scrittura della Castaño una tendenza a “saltare”, “tra i suoi versi, tra immagini e metafore, tra essere franca ed essere maliziosa”.

La questione della lingua è ricorrente nella poetica di Yolanda. L’aveva già affrontata in A’ Segunda Lingua (2014), utilizzando un approccio simile. Contrapporre due idiomi mettendoli in comunicazione è un modo per rendere evidente l’alterità intrinseca nel dialogo tra culture – ma anche tra persone – diverse: “effettivamente,” aveva commentato durante un’intervista su Insula Europea, “la seconda lingua è la lingua del ‘tu’”. Qualche volta durante i suoi viaggi si è trovata lei stessa costretta per comunicare a parlare un’altra lingua (l’inglese) e in quelle occasioni racconta di essersi sentita “un’altra persona”: la lingua che utilizziamo è il nostro unico veicolo di scambio con il mondo esterno e con l’altro, cambiare lingua modifica inevitabilmente la nostra identità.

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Il discorso si sviluppa poi sul galego in particolare: “in un’altra linea di contenuto che appare nel libro,” spiega la Castaño, “sottolineo il tema della nostra identità culturale e linguistica e di come ci sentiamo noi parlanti galego in Galizia”. Ne emerge una dinamica curiosa, in cui il pregiudizio legato al galego sembra caratterizzare più la comunità stessa che chi ne sta fuori: “Io ho la fortuna di viaggiare per il mondo e vedo che a volte l’interesse e la mancanza di pregiudizi verso il galego è più esterna che interna. Voglio dire che all’estero la gente mostra interesse per il galego, molto più di quello che a volte succede in Galizia”.

Lo scoglio più difficile da superare riguarda piuttosto le pubblicazioni letterarie: “il grande difetto è nella promozione, nel mercato, nei circuiti d’appoggio, di diffusione e di proiezione esterna della letteratura galega. Tutto ciò è intimamente collegato alla nostra amministrazione. Non vi è fiducia, convinzione né appoggio alla qualità del patrimonio letterario che abbiamo”.

Yolanda si adopera con tutti i mezzi che possiede (e le arti che padroneggia) per far fronte a questo problema, lavorando attivamente sia sul territorio nazionale che all’estero. La sua poesia era stata già tradotta in più di 25 lingue quando nel 2019 ha pubblicato la sua prima opera personale fuori dalla Spagna, in Italia. Edito da Squilibri per la collana ‘Canzoniere’, Idioma da Tinta / Lingua dell’Inchiostro è una raccolta di poesie in musica: “Credo molto nell’aspetto orale della poesia, poiché sono assolutamente consapevole che è nata per essere cantata, e per me è un vero piacere poter esplorare il mondo del suono e della messa in scena di questi componimenti”. Le poesie sono presenti nel libro in galego e in italiano, tradotte da Nancy de Benedetto. È presente anche quello che la Castaño chiama “un terzo linguaggio creativo”, il “fumetto poetico”, grazie all’illustrazione di Miguelanxo Prado, anche copertina del libro. In Idioma da Tinta la Galizia diviene allegoria di “un mondo dove identità sia sinonimo di apertura, inclusione, dialogo, una scommessa in cui ogni scelta poetica, formale, è, in sé, un atto profondamente politico”. Sta proprio qui il valore aggiunto del volume che, oltre a un’occasione per interessarci alla lingua galega (discendente dal Latino e dall’antico Gallico-Portoghese) e alla sua musicalità, ci ricorda che la parola è intrinsecamente politica.

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C’è un altro rapporto dualistico che è tipico della produzione della poetessa di Santiago: quello tra il corpo e il linguaggio, che viene però visto come una relazione di “solidarietà reciproca”. Appellarsi alle sensazioni e dar vita alle ragioni del corpo è un modo per rendere la parola piena e concreta. Comunicando tramite immagini, richiamando la sensazione più della ragione, Yolanda dà forma e solidità al suo linguaggio poetico. Un ruolo fondamentale è giocato appunto dall’utilizzo dell’“immagine” poetica: diversamente dal linguaggio ordinario che è molto più razionale, la poesia è capace di esprimersi attraverso quelle intuizioni alternative, e una di esse, tre le più potenti, è l’immagine, che è tanto suggestiva, tanto sottile, tanto espansiva, ed è per questo che vi ricorro molto.”

In Profundidade de Campo (2007), si gioca con la messa a fuoco e ciò che rimane invece sfocato sullo sfondo, nella realtà come nelle fotografie. Allo stesso modo in cui l’immagine è al contempo fotografia (oggetto fisico) e immagine mentale (metafora), la parola lingua indica sai l’idioma che l’organo muscolare che ci permette di esprimerci. Questo è poesia per Yolanda Castaño: “linguaggio in cui si esprime una conoscenza più sensoriale, più corporea, non tanto intellettuale o razionale” e “più ci avviciniamo all’aspetto più creativo o artistico della letteratura, più pesano altri fattori: l’intuitivo, il simbolico, la fantasia, l’immaginazione e nel caso della poesia credo che si sommi anche il linguaggio del corpo”.

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La comunicazione diventa espressione a tutto tondo, che passa per la poesia d’amore e quella sulla lingua, ma anche per quella per bambini (“una specie di debito con quei testi letti da piccola”) e per la pittura, il canto, persino produzioni televisive. Il filo conduttore, al centro di ogni cosa, è la parola. Parola come regola del mondo, come mezzo per il contatto ed espressione di varietà, diversità e legame. Parola che, ci ricorda e ci insegna ancora una volta la poesia di Yolanda Castaño, è prima di tutto atto politico, se politica è da intendersi come la cura di sé e di ciò che ci circonda.

Matilde Moro

*In copertina: John Singer Sargent, “Ballerina spagnola”, 1882