“I libri di fantascienza sono solo un cono gelato”. William Gibson, quello di “Neuromante”, esce con un nuovo romanzo. Intervista

Posted on Gennaio 15, 2020, 12:18 pm
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Guru del cyberpunk, William Gibson pubblica “Neuromante” nel 1984 – fu uno, tra i rari, di quei ‘romanzi-manifesto’ che spostano di un fiato la narrativa. “Johnny Mnemonic” era uscito tre anni prima. Gibson festeggia quasi 40 anni di attività letteraria con un nuovo romanzo, “Agency”, che uscirà nel mondo anglofono il prossimo 21 gennaio. La trama – che dipende in parte dal libro precedente, “The Peripheral”, passato in Italia, per Mondadori, come “Inverso” – è, come di norma in Gibson, piuttosto complicata. C’è una protagonista, Verity Jane, che crea app con chiaro talento; c’è una intelligenza artificiale, Eunice, “che disarma per la sua umanità”; c’è il mondo di oggi, lievemente distorto (negli Usa domina Hilary Clinton) e c’è la Londra del XXII secolo. In attesa della traduzione italiana, abbiamo shakerato due interviste, rilasciate da Gibson al “Guardian” e al “New York Times”, cogliendone gli highlights.

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“Interfaccia”: una parola meravigliosa. “Quando ho scritto Neuromante non sapevo nulla di tecnologia. Letteralmente nulla. Quello che ho fatto è stato decostruire la poetica del linguaggio delle persone che già stavano lavorando in quel campo. Stavo nel bar di un hotel che ospitava una convention di programmatori di computer. Parlavano del loro lavoro. Non capivo assolutamente cosa stavano dicendo. A un certo punto qualcuno usò la parola interfaccia. Sono svenuto. Mi sono detto, ca*zo, questa è una parola! Davvero, poeticamente, è stato meraviglioso”.

La fantascienza è un cono gelato. “Ogni finzione che preveda il futuro è come un cono gelato: si scioglie mentre si avvicina a quel futuro preconizzato. Diventa archeologia ogni secondo che passa. Neuromante, infine, verrà letto per ciò che dice al futuro del passato. La fantascienza, infine, diventa vintage. Anche la mia. L’ho sempre saputo, e trovo delizioso sapere che sto lavorando ogni giorno a qualcosa che ha il destino di diventare arcaico”.

Il romanzo più bello: Meridiano di sangue. “L’esperienza di lettura ideale, per me, non prevede interruzioni. Da adulto, l’esperienza in questo senso più memorabile è stata la lettura di Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Ho iniziato a leggerlo in taxi, a Vancouver, sulla via per l’aereoporto, era il 1991, andavo a Berlino. Non ricordo nulla del viaggio da Vancouver fino all’albergo di Berlino. Esistevo solo io e il Giudice Holden”.

Leggete Umberto Eco. E William Burroughs. “Se dovessi indicare un libro da leggere prima dei 21 anni… Ur-Fascismo di Umberto Eco, rilegato in formato tascabile. Resto sempre stupito quando qualcuno mi dice di aver letto Neuromante a 12 anni. Eppure, io ho letto Pasto nudo di William Burroughs a 13: l’ho scoperto insieme a Edgar Rice Burroughs, nello stesso anno”.

Riscoprite Kingslay Amis.The Alteration di Kingslay Amis è un libro meraviglioso. La storia alternativa, a mio parere, è un gioco ben più impegnativo di ipotizzare un futuro. Amis gioca alto in questo libro, postulando un papa in grado di fare a Martin Lutero un’offerta irrinunciabile, che rende vana la Riforma. Un capolavoro”.

Quando scrivo, non leggo. “Quando scrivo, non leggo. Tutto ciò che non è meraviglioso sembra assai meno interessante di qualsiasi cosa stia scrivendo; tutto ciò che è meraviglioso rende ciò che sto scrivendo irrimediabilmente squallido”.

Nel gorgo del caos. “Come organizzo i miei libri. Ne modo migliore: come un autentico autore, preoccupato per la prossima pubblicazione. Di solito: nel gorgo del caos”.

Vorrei scrivere un romanzo storico. “Se non scrivessi fantascienza, mi concentrerei sul romanzo storico. Mi affascina la natura fondamentalmente speculativa di una immaginazione rivolta al passato. Reinventerei il passato”.

Il flusso continuo di notizie. Mi spaventa. “La cosa spaventosa, oggi, per me, è il flusso continuo di notizie. Una cosa che non avrei saputo immaginare. Se lo avessi detto a un produttore di Hollywood, dieci anni fa, mi avrebbe detto, ‘Vattene via, non farmi perdere tempo, è ridicolo!’”.

Oggi i politici sono ridicoli. “I politici oggi sono ridicoli, vanno al di là della parodia. Se nel 1984 qualcuno, prevedendo il futuro, mi avesse mostrato Boris Johnson gli avrei detto, fottiti e smetti di pensare al futuro”.