“Saper rivedere i propri testi, questa è la cosa più importante”: Wensley Clarkson, grande autore di true crime book, rivela a Matteo Fais i consigli per scrivere un best seller

Posted on Maggio 08, 2019, 8:34 am
12 mins

Si può pensare ciò che si vuole degli autori commerciali, quelli che con spregio definiamo solitamente “da supermercato”, ma Wensley Clarkson è certamente uno che sa scrivere. Prendere un cosiddetto fatto di cronaca e trasformarlo in una storia avvincente, un true crime book, è il suo mestiere e in esso eccelle. Se si vincono le proprie naturali resistenze e lo si inizia a leggere, è difficile riuscire a staccare gli occhi dalla pagina. La sua scrittura è immediata, avvincente, una folle corsa in macchina senza mai mettere il piede sul freno. Purtroppo l’autore in questione non è tradotto in italiano, pur essendo vendutissimo nei paesi di lingua anglosassone, ma noi vi consigliamo, se avete un minimo di consuetudine con l’inglese, di provare comunque a leggerlo. Uno scrittore può solo ricevere spunti positivi da Clarkson, come ad esempio imparare a non annoiare mai il lettore e a trasmettere emozioni forti. Voi provateci. Noi di Pangea l’abbiamo fatto e non siamo poi riusciti a resistere alla tentazione di intervistarlo.

Mr. Clarkson, lei indiscutibilmente ha scritto molto nella sua vita. Scorrendo la lista dei suoi libri, ho perso il conto. Davvero notevole. Forse solo Stephen King ha fatto altrettanto. Ma cosa è stato, in principio, a spingerla verso la scrittura?

Ero un giornalista di una testata nazionale, in Gran Bretagna. Poi, a un certo punto, la cosa mi annoiava e mi è stato commissionato un libro riguardo alla mia esperienza di reporter, Cane mangia cane, nel quale parlavo dei trucchi del mestiere. È stato ben recensito e successivamente mi offrirono di scrivere un true crime book. Il resto, come si suol dire, è storia.

Il grosso del suo lavoro è costituito da libri di true crime e biografie. Come funziona il tutto? Un editore la chiama chiedendole di scrivere su un certo argomento?

Sono io a trovare ogni volta le idee per i miei libri. Successivamente le presento a un editore e può capitare che vengano accettate o rifiutate. Vengo sempre pagato in anticipo e, insomma, dati tutti i testi che ho pubblicato con diverse case editrici, è probabile che quel che faccio non sia poi tanto male!

Come procede nella scrittura di un true crime book? Si reca in loco? Legge tutti i giornali che parlano della faccenda? Intervista le persone coinvolte?

Per quel che concerne i libri di true crime, mi piace calarmi nel contesto andando a conoscere le persone coinvolte e il posto dove il caso ha avuto luogo. Per il resto, sì, i ritagli di giornale sono importanti ma sono sempre alla ricerca di quel particolare inedito che attiri l’attenzione, affinché il mio libro non sia semplicemente qualcosa di compilativo.

Quanto tempo le serve per scrivere un libro?

Circa dieci settimane senza considerare le ricerche che possono richiedere anche mesi, ma questo dipende dall’argomento.

Ha un editor fidato che ritocca le bozze dei suoi libri, o non ammette che una mano estranea lavori sulle sue parole?

Magari avessi un editor affidato ma, ahimè, non esistono nel mio mondo. Essendo stato pubblicato da diversi editori, ho lavorato con molti editor. Alcuni erano bravi, altri per niente, certi decisamente pigri. Di questi tempi gli editori si affidano ai computer per l’editing. In altre parole, sta all’autore fare il grosso del lavoro ma, grazie allo strumento tecnico, il processo si è molto semplificato.

Non posso non notare che la sua scrittura è diretta, semplice, molto veloce. È impossibile smettere di leggere. Davvero, è una prosa che cattura. Come riesce a ottenere un simile effetto? In altre parole, cosa rende il suo stile così particolare?

Non sono solito usare frasi piene di subordinate, ma in principio butto giù lunghe bozze che poi riduco all’osso. A volte fino al cinquanta per cento, prima di consegnarle. Voglio che ogni pagina arrivi nel modo più diretto possibile. Negli ultimi anni, poi, sono stato ancora più radicale che in passato da questo punto di vista. E mi piace dare quel senso del dramma, così che il lettore non si annoi mai.

Lei si considera un artista?

No. Sono solo uno che lavora con le parole e che deve lavorare duro affinché i suoi libri siano appetibili agli occhi degli editori… come disse una volta uno dei miei agenti: “La buona scrittura consiste nel saper rivedere i propri testi”. E vorrei dire a tutti voi aspiranti scrittori che mi leggete in questo momento: “Pensate bene a cosa vuol dire questo”.

Traduzione dall’inglese di Matteo Fais

Editing del testo di Luisa Baron

Consulenza linguistica per le domande in lingue inglese di Isabella Piras

Traduzione in inglese dell’introduzione a cura della Prof.ssa Carla Comberlato

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“Being able to revise your own writings, this is the most important”: Wensley Clarkson, renowned author of true crime books, talks to Matteo Fais.

Commercial authors, those we usually call “supermarket” writers, can be taken the way we like, but Wensley Clarkson is certainly someone who is able to write. Picking an item from the news and turning it in an enthralling story, a true crime book, is his job and he is really good at it. If you get over the first, natural resistance and start reading, it is difficult to turn your eyes from the page. He writes in an immediate and engaging way, like in a crazy car-ride where you never set foot on the brake pedal.

Unfortunately this author has not been translated into Italian, despite his books are very successfully sold in English speaking countries. We recommend, though, if you can get close to English, to try and read it. A writer can only be positively influenced by Clarkson. He or she, for instance, can learn the way not to get the reader bored and how to convey strong emotions. Give it a try. We, from Pangea, have done it and could not resist the desire to interview him.

You certainly have written a lot in your life, Mr. Clarkson. Looking at the list of your books, I lost track of the number. Quite impressive! Maybe just Stephen King worked that much. But what was in the beginning that made you choose to write?

I was a journalist on national newspaper in the UK. I got bored of it and got a commission to write a book about my experiences called Dog Eat Dog about the tricks of the trade of being a reporter. It was very well reviewed and then I got offered a true crime book to write and the rest, as they say, is history.

Most of your work is composed of true crime and biographical books. How does it work? Does a publisher call you asking to write on a certain subject?

I come up with all the ideas for my books. Then I pitch those ideas to a publisher and either get commissioned or not. I always get paid an advance and many publishers have printed my books so I must be doing something right!

How do you proceed in writing a true crime book? Do you visit the crime scene? Do you read all the newspaper articles about it? Do you interview the people involved?

For true crime books I liked to get under the skin of the subject by visiting the people and the area connected to the crimes in question. Yes, newspaper cuttings are useful but I am always looking for something new in order to make my book stand out.

How long does it take you to write a book?

It takes about ten weeks to write a book but that doesn’t include the research which can take months, depending on the subject.

Do you have a trusted editor who works on the drafts of you books, or you don’t admit any extraneous hand to work on your words?

I would love a trusted editor but, alas, they do not exist in my world. As I am published by many publishers I work with many editors. Some good, some bad and some lazy. These days I think publishers reply on computers to do most of the editing for them. In other words it’s left to the author to do the most editing which is much easier than it used to be because of computers.

I can’t help but notice your writing is aggressive, easy, very fast. There’s no way you can stop reading. It is really catchy. How can you manage to do it? In other words, what makes your style peculiar?

I don’t use long words and I write very long first drafts which I then cut back to the bare bones. Sometimes I cut my books back by 50% before delivering them.  I want every page to be turned very quickly by the reader. In recent years I have done this more than before. I like to use drama techniques to push my stories along, so the reader never gets bored.

Do you consider yourself an artist?

No. Just a wordsmith who has to work very hard to make his books publishable…as one of my agents once said: “Good writing is re-writing”. I say to all you aspiring writers out there: ‘Think about what that means.”