Welcome Terronia! Sex and Zen al mare: quando in un paesaggio alla McCarthy io volevo saltarle addosso e lei cominciò a citare passi di Coelho

Posted on agosto 19, 2018, 6:48 am
5 mins

Non so se capitino solo a me, in vacanza, donne del genere – non che durante il resto dell’anno siano migliori, a dir la verità. Sta di fatto che mi ero incaponito a voler fare sesso al mare. Sicché, con la tizia, ci siamo trovati per andare in un posticino proprio solitario – roba che ci vogliono venti minuti di arrampicata per arrivarci. Niente da fare, nel giro di tre minuti è cambiato il vento e sono comparse delle nuvole da uragano americano. Ho lasciato perdere la caletta, onde evitare di ritrovarmi disperso nel bel mezzo di un tornado.

Come ripiego, ho scelto una spiaggetta che, dato il maltempo, era vuota e grigia, neanche fossimo stati sul set di The Road, il film tratto dal romanzo di McCarthy. L’ambientazione, come avrete capito, non era delle più romantiche e c’era sempre il rischio che un fulmine ci piombasse addosso da un momento all’altro.

Comunque, ci siamo stesi e messi a chiacchierare guardando il cielo cupo. A un certo punto, lei mi ha detto: “Secondo me, sei teso. Dai, rilassati, che adesso scelgo le pietre giuste e le dispongo addosso, così ti ricarichi”. L’ho guardata interdetto. Ma perché a me non capitano semplicemente, che so, ninfomani, affette dalla Candida, amanti dell’anal? Mai una botta di culo. Solo pazze, squinternate, lettrici di D’Avenia, buddiste, amanti della pasta integrale.

“Mi vorresti mettere le pietre addosso? E queste stronzate new age dove le hai sentite?”. Ha iniziato tutto un discorso sul potere rigenerante delle pietre. “Secondo me”, le ho fatto, “se dovessero sentire alcune di queste cazzate al Ministero dell’Istruzione, come minimo ci imbastirebbero su un corso di laurea. Tanto, basta metterci davanti la dicitura ‘scienza’”. Insomma, sono infine riuscito a farla desistere dai suoi pietrosi propositi – perdonate l’allitterazione.

Non paga, la ragazza ha avanzato una nuova proposta. Voleva che io mi stendessi nudo sull’asciugamano per dieci minuti, così lei avrebbe potuto “massaggiarmi, toccarmi, annusarmi”. Ero senza parole. “Tanto per cominciare, questa storia di annusarmi è inquietante. E poi, sappi che il mio ultimo bagno risale a circa una settimana fa. A ogni buon conto, perché dovrei stare proprio dieci minuti e non piuttosto venti, tredici o cinque?”. “Boh, così, per entrare in contatto fisicamente, per riuscire ad abbandonarti. Sei troppo razionale”. Stavo cominciando a chiedermi se la tizia avesse impostato il generatore automatico di cazzate o se, senza dirmelo, stesse citando qualche passo di Coelho.

“Senti”, le ho proposto io in preda allo sconforto, “perché, invece, non gli fai una bella carezza e poi te lo sbaciucchi un po’? Magari, alla fine, riusciamo anche a fare qualcosa di sensato, tipo del sesso fine a sé stesso”.

Dopo tanti indugi, palpatine e discorsi sui massimi sistemi, la tipa ha accettato, a patto di nasconderci dietro uno scoglio. Non ne vedevo il motivo, visto che eravamo soli e presumibilmente lo saremmo rimasti dato l’approssimarsi del temporale. Ha cominciato a darci sotto con la testa, mentre io stavo in piedi, schiena contro la roccia. A un certo punto le ho detto: “Tirati un po’ su che iniziamo a darci da fare”. Quella, come se niente fosse, con la mano, ha preso un po’ di acqua di mare e me l’ha versata sull’uccello. Doveva essere più o meno a zero gradi perché ho lanciato un “Cristo Santo” che, se qualcuno mi ha sentito, deve avermi scambiato per un tuono.

“Si può sapere che cazzo ti passa per il cervello?”. “Ma come? Io pensavo di usare l’acqua di mare come lubrificante”.

A quel punto, mi sono tirato su i boxer. Il mio pistolino, frattanto, si era ridotto a un minuscolo animaletto ed era andato a prendere posto dentro un guscio di mollusco abbandonato.

“Beh, e finisce tutto così?”. “Cosa vuoi che ti dica, il karma non è dalla nostra parte”.

Matteo Fais