Welcome Terronia! Cercavo di consumare un rapporto acquatico con una professoressa, ma il MIUR non lo consente. A ottobre organizzo uno sciopero…

Posted on Ago 12, 2018, 7:47 am
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Ogni tanto mi prende il gusto per l’avventura – o, più che altro, mi si rizza nei luoghi più assurdi. Essendo in villeggiatura, come potrete immaginare, spesso e volentieri mi accade al mare, almeno se sono con una donna – a onor del vero la donna potrebbe anche non essere lì con me, basta che sia lì in carne e ossa.

A tal proposito, proprio l’altro giorno è tornata a trovarmi la professoressa di Lettere di cui ho già parlato e che è diventata una delle mie amanti. Siamo l’opposto su tutto: lei è più grande e io più giovane; lei di sinistra, io per la riconquista di Fiume; e via dicendo. A ogni buon conto, funzioniamo bene insieme. In gergo tecnico, ci va di scopare.

L’ho portata al mare, in una caletta che mi piace tanto, un posto poco frequentato. Era tutta emozionata. Neanche a dirlo, sembrava una scolaretta in gita. Mi schizzava acqua addosso, voleva fare i tuffi. Ho cercato di riportarla alla calma e, ben nascosto tra i flutti marini, mentre i pesci guardavano facendo il tifo, ho cominciato a palpeggiarle un po’ il culo. Già che c’ero, le ho infilato pure un dito dentro. Non che la cosa non le andasse, ma si è subito ricomposta.

“Ma sei matto? Guarda che io sono un’insegnante. Pensa se qualcuno ci dovesse scattare una foto e spedirla al MIUR. Potrei andare incontro a un provvedimento disciplinare…”. “Esagerata! Scusa, che c’è di male in una professoressa che si fa toccare da uno scrittore? Pensa che titoli sui giornali locali: “PROFESSORESSA DI LETTERE HA UN INCONTRO RAVVICINATO CON LA LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA”. “E chi sarebbe la letteratura italiana contemporanea, tu? Siamo messi bene!”. “Ok, non sarò Pasolini, ma almeno io non pago dei giovani proletari per farmi spompinare…”. “Credo che il Ministero dell’Istruzione non sarebbe comunque d’accordo”. “Stai certa che, se invece che al sottoscritto lo prendessi in bocca a D’Avenia, come minimo ti farebbero Preside”.

Facendo finta di niente ho iniziato a spingerla piano piano verso alcuni scogli, in una zona più appartata.

“Ma che stai facendo?”. “Dai che lo metto un poco dentro”.“Tu sei matto!”.

Ho fatto per abbassarle lo slip del costume – i miei boxer erano già alle caviglie –, quando ho visto un sub emergere a qualche metro e farmi il battimani, mentre respirava pesantemente con il boccaglio. Lei ha iniziato a gridare.

“Cazzo, abbiamo pure il sub guardone!”. “E lascialo guardare, poveretto. Mo’ glielo faccio vedere io lo squalo”. “No, no, non mi va. Andiamo a casa”. “E l’avventura?”. “Ti ho detto che mi licenziano”.

Siamo corsi a casa mia. Ovviamente c’era mio padre attaccato a una birra gelata, seduto in mutande, che cantava una canzonetta per bambini in versione sporca. Si tratta di La famiglia dei Gobbon, quella che dice: “Gobba la figlia e la sorella/ era gobba pure quella/ la famiglia dei Gobbon!”. Nella reinterpretazione paterna diventava: “È bona la figlia e la sorella/ è bona pure quella/ è una famiglia di troion”. Mio Signore, mi sono detto, ma può un pensionato ridursi in questo modo!? “Senti bello”, gli ho fatto io, “ho bisogno che ti levi per un po’. Vai a giocare a bocce con qualche anziano ché ho bisogno della camera”. “Ma tu”, mi ha risposto, “quando rimedi una, non potresti portarne un’altra anche per me? Che so, la madre”. “Ma se la tizia è una milf. Su, fai spazio. Vattene al bar a vedere il TG. Ho letto che Boeri vorrebbe decurtare le pensioni”. A quel punto vai di bestemmie a profusione. Comunque, finalmente sono riuscito a infilarlo.

Si era oramai fatta notte, quando abbiamo deciso di fare un giro in macchina per prendere fresco. L’ho portata al belvedere. Sapete come vanno queste cose. Una carezza tira l’altra e le avevo già sfilato nuovamente le mutandine. Ero in procinto di farmi largo nella regione rasata, quando è giunta un’altra macchina. “Oddio, oddio, rivestiti in fretta”. “Gioia, stai serena, è solo gente venuta qui per scopare. Sono nostri sodali, insomma”. “Ma non posso, io sono una professoressa”. “Santo cielo, ma il MIUR cos’è, il Ministero che si occupa di non far chiavare le insegnanti? Ma non sarà mica un provvedimento della Buona Scuola di Renzi?”. “Guarda che io devo conservare un certo decoro”. “Scopando con me? La vedo dura, tesoro”. Alla fine, ha accettato di farmi un boccaglio, “ma veloce”. Non so, sinceramente la scuola di oggi mi sembra stia prendendo una brutta piega: educazione sessuale, studi di genere, integrazione, preservativi nei bagni. Solo alle professoresse, a quanto pare, non è consentito di accoppiarsi in libertà. Vabbè, lo annuncio fin d’ora, a ottobre organizzerò uno sciopero. Unitevi alla protesta.

Matteo Fais