Al funerale di Walt Whitman (che quest’anno fa 200 anni) c’erano politici, vecchi soldati, pescatori d’ostriche e amanti (di entrambi i sessi), si fece baldoria, rissa e poesia. Il mirabile racconto di Apollinaire

Posted on Marzo 23, 2019, 9:56 am
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Dall’Iliade di Omero, a I morti di Joyce e Il teatro di Sabbath di Philip Roth, passando per quelle di Mariti di John Cassavetes, de L’uomo che amava le donne di François Truffaut e de Il grande freddo di Lawrence Kasdan, alcune immagini di funerali, tra le pagine scritte e il grande schermo, restano indelebili come una battuta udita in Harry a pezzi di Woody Allen (“Tu sei un mago con le parole, se no come avresti fatto a convincermi a farti un pompino al funerale di mio padre?”) e quanto certi dettagli delle cerimonie di sepoltura di tre grandi scrittori (la colossale partecipazione popolare al funerale di Victor Hugo, dopo dieci giorni di battage giornalistico, con tanto di bandiera rossa e cariche della polizia a Père Lachaise; il funerale cattolico “annacquato” di Joseph Roth, l’ebreo de La leggenda del santo bevitore fedele agli Asburgo, ma di cui i parenti non trovarono il certificato di battesimo; niente preti ma molti fiori e soprattutto soltanto donne alle esequie di Pierre Drieu La Rochelle, a Neuilly-sur-Seine).

Tra le pagine de La Vie anecdotique di Guillaume Apollinaire, si trova a vent’anni di distanza (il 1° aprile 1913) dalla cerimonia una testimonianza diretta della sepoltura (il 26 marzo 1892) del più grande poeta della giovane storia degli Stati Uniti, Walt Whitman, e di tutto quello vi girò attorno in una giornata di certo memorabile, con tante impressioni di ciò che era il popolo americano cantato nelle sue Foglie d’erba e di ciò che esso poteva portare di fronte al feretro del loro bardo: una grigliata di carne, una colossale bevuta, femmine feconde, graziosi fanciulli, bianchi e negre, bianche e negri, giornalisti e pescatori, contadini e infermieri… Ogni strato sociale della grande democrazia americana. Una musica da ballo concepita nei quartieri a luci rosse. Pugni assestati sulla bara ma anche su qualche grugno. Poeti. Versi. “Oh Capitano, mio Capitano! Il nostro tremendo viaggio è terminato! / La nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato; / Vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta”… (Marco Settimini)

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Il funerale di Walt Whitman raccontato da un testimone

Un testimone del funerale di Walt Whitman me ne ha raccontato i dettagli. Li ho raccolti direttamente dalla sua voce e riproduco il suo racconto tale e quale me l’ha dettato, senz’aggiungervi nulla. D’altra parte mi è stato detto che nessuno aveva ancora pubblicato una relazione dettagliata di questa sepoltura che fu una grande festa popolare.

“Walt Whitman, the good gray poet, aveva preso lui stesso delle disposizioni per il suo funerale. In segreto aveva messo da parte denaro a sufficienza per farsi costruire una tomba francamente brutta che di sicuro aveva disegnato lui stesso. Credo che la somma ammontasse a ventimila franchi. Dopo la sua morte fu affittato un grande terreno di solito occupato da circhi ambulanti. Il campo venne circondato da staccionate dipinte di verde. Furono costruiti tre padiglioni: uno per il corpo di Whitman; l’altro per fare il barbecue (bisboccia popolare in cui si arrostisce un manzo e un montone); il terzo per le bevande: barili di whisky, di birra, di limonata e d’acqua.

Tremila e cinquecento persone, uomini, donne e bambini, andarono ad assistere a quel funerale senza invito.

Avevano luogo vicino a Camden, New Jersey.

Tre grandi fanfare in uniforme suonavano a turno. Tutti coloro che Walt aveva conosciuto erano presenti: i poeti, i gli eruditi e i giornalisti di New York, gli uomini politici venuti da Washington, dei vecchi soldati, degli invalidi del Nord e del Sud, i fattori, i pescatori d’ostriche del dipartimento in cui era nato, gli stage drivers (vetturini d’omnibus) di Broadway, dei negri, le sue antiche amanti e i suoi comerados (con questa parola, che credeva fossa spagnola, designava i giovani che aveva amato nella sua vecchiaia e non dissimulava affatto il suo gusto per i ragazzi), i medici della guerra, gli infermieri e le infermiere, i genitori dei feriti e degli uccisi nel corso della guerra, tutte persone che avevano conosciuto Whitman e con le quale aveva corrisposto.

I pederasti erano venuti in massa, e il più accerchiato era un giovane tra i venti e i ventidue anni celebre per la sua bellezza, Peter Connelly, un irlandese conducente di tram a Washington prima e a Philadelphia poi che Whitman aveva amato più d’ogni altra cosa.

Tutti quanti si ricordavano d’aver spesso visto Walt Whitman e Peter Connelly seduti sul bordo del marciapiede a mangiare angurie. Così, pure in quella festa, o meglio in quel funerale, c’erano dei grandi cumuli di angurie a disposizione del pubblico.

I discorsi non erano preparati. Parlava chi voleva. L’oratore saliva su una sedia o su un tavolo e molti oratori parlavano in contemporanea.

Furono letti un gran numero di telegrammi e cablogrammi inviati da poeti americani ed europei.

Molti di quei telegrammi e cablogrammi erano redatti in versi.

La maggior parte delle arringhe riguardarono i nemici di Whitman.

Tutti bevvero enormemente. Ci furono sessanta scazzottate e la polizia intervenne arrestando cinquanta persone.

La festa durò dall’alba al tramonto. Molti degli oratori che parlarono accanto alla bara enfatizzarono i loro discorsi battendo i pugni sulla bara.

Si pensa che molti figli di Whitman fossero presenti assieme alle loro madri bianche o nere, ma non è cosa certa. Whitman era solito dire d’aver conosciuto sei dei suoi figli, ma che sicuramente ne esistevano molti altri.

Al calar del sole si formò un grande corteo preceduto dai musicisti che suonavano il rag-time. Poi veniva il feretro di Whitman portato da sei uomini ubriachi e seguito dalla folla. Si andò così dal campo recintato al cimitero dove la tomba si erigeva in cima a una collina. I musicisti non smisero mai di suonare durante tutta la cerimonia.

Gli uomini che portavano il feretro cercarono di farlo entrare nel mausoleo, ma la porta era troppo stretta; si misero a quattro zampe e issandosi il feretro sulla schiena riuscirono a entrare nella tomba. È così che il grande poeta democratico entrò nella sua ultima dimora e la folla, cantando, accarezzandosi, titubando, riprese i tram per riguadagnare Philadelphia”.

Guillaume Apollinaire

*Traduzione italiana di Marco Settimini

**In copertina: Walt Whitman fotografato nel 1891 da Samuel Murray