Viaggio con la volpe artica che corre sui ghiacci: ha percorso 3500 chilometri in 76 giorni, record! L’ho inseguita insieme a Kafka cavalcando Gengis Khan per capire come si trotta sull’inaccessibile

Posted on Luglio 02, 2019, 12:34 pm
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Trottare sull’inaccessibile. L’arido documento del ‘Norwegian Polar Institute’, Arctic fox dispersal from Svalbard to Canada: one female’s long run across sea ice, firmato da Eva Fuglei e Arnaud Tarroux, s’inaugura sulla domanda di un esploratore che potrebbe innescare il giogo di un romanzo, di una storia. “Giunto all’85° parallelo, durante la spedizione al Polo Nord, l’esploratore Fridtjof Nansen annota: ‘Sono rimasto piuttosto sorpreso ieri mattina, quando ho visto, improvvisamente, alcune tracce sulla neve. Si tratta di una volpe artica. Le tracce sono fresche. Cosa ci fa una volpe su questo mare selvaggio?’”. La bestia trotta sui ghiacci. Si arpiona all’inaccessibile.

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La volpe artica viene chiamata, in anglofono, blue fox. Il nome turba la mia metrica letteraria: Borges era ossessionato dalle tigri blu; secondo la leggenda Gengis Khan è l’incarnazione del lupo blu, l’animale sacro. Il bellissimo romanzo sulla vita di Gengis Khan scritto dal supremo Inoue Yasushi è tradotto in inglese come The Blue Wolf. Il blu giottesco rende la fiera un oggetto di ceramica, una icona da adorare.

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Di ghiaccio in ghiaccio, dalle Svalbard al Canada: il viaggio della volpe artica in due mesi e mezzo

La scienza è prona ai record, in base ai quali fonda la sua ideologia. Quelli del ‘Norwegian Polar Institute’ sono galvanizzati perché hanno trovato una volpe eccezionale. Il dato è questo. I ricercatori hanno imposto un collare “con dispositivo di localizzazione” a una volpe artica. Lei parte dalle Svalbard il 26 marzo 2018. In 21 giorni percorre 1512 chilometri e arriva in Groenlandia. A Ellesmere Island, Canada, arriva il primo luglio. Esito: 3.506 chilometri in 76 giorni. “Spostandosi tra i ghiacci la volpe ha percorso una media di 46,3 chilometri al giorno, con un picco, quando si è trovata su una calotta glaciale in Groenlandia, di 155 chilometri percorsi in un giorno”. Gli scienziati esultano perché non hanno mai registrato un percorso così lungo, compiuto da una volpe, a questa velocità. Le volpi vivono poco, specie di falene di cristallo, pesano pochissimo (“in media da tre ai sei anni, pesano fino a 7,5 chili), sembrano il sospiro di un dio dei ghiacci. Sanno trovare cibo in quel deserto bianco – non le spaventa l’agghiacciante solitudine – forse sono loro a frequentare il dio.

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Forse bisogna leggere questo episodio paragonandolo a un racconto di Kafka, Sciacalli e arabi. Rileggendolo, trovo lì la descrizione della volpe blu – fatemela chiamare così – che è lunga quanto il mio avambraccio. “Occhi d’oro che brillavano e si spegnevano, corpi snelli, che si muovevano con agilità”. Certo, tra deserto e ghiaccio c’è una affinità. Il ghiaccio si scioglie, come la sabbia sotto i piedi: ma il desiderio di acqua, nel deserto, porta al putiferio di monaci. In Artico non puoi erigere celle-igloo, perché la parola ti abbacina, il silenzio ti silenzia la lingua, ti ghiaccia. Il deserto è luogo di preghiera, l’Artico non permette neppure il pregare: chi contempla muore (lo sciamano, in effetti, è puro moto).

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Nel Libro degli esseri immaginari Borges ricorda Un animale sognato da Kafka. Ci si muove su ghiacciaio onirico perché Borges traduce un frammento di Kafka: “È un animale con una gran coda, lunga parecchi metri e somigliante a quella della volpe… la sua testa piccola e ovale ha qualcosa di umano”. L’aggettivo umano è decisivo.

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Secondo gli scienziati, “il ghiaccio marino funge da ponte per il colloquio e il collegamento di diverse popolazioni, per questo sono pochissime le popolazioni isolate di volpe artica”. Ragion per cui, lo scioglimento dei ghiacci – “nelle acque intorno alle Svalbard il declino generale dell’estensione dei ghiacci marini ha già influito sull’ecologia spaziale di diverse specie di mammiferi marini” – influirebbe sulla vita della volpe blu. Ciò non è di per sé una catastrofe, i ricercatori cingono un fatto: “Se le Svalbard restassero senza ghiaccio tutto l’anno, una popolazione di volpi artiche resterebbe isolata, tagliata fuori da altri gruppi di volpi artiche, tuttavia potrebbe essere altamente vitale, come accade in Islanda o sulle isole dello stretto di Bering, dove popolazioni isolate di volpi sopravvivono in un clima sostanzialmente più caldo”.

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Alla questione climatica, direi, si associa quella ‘mitica’. Quella poetica. La volpe che salta di ghiaccio in ghiaccio e fa carne dell’instabile, si aggiusta a ciò che non ha forma, agguanta lo sfuggente albino. Il ghiaccio muta interpretazione come se fosse letto in modo anomalo un versetto biblico – e la volpe è lì, salta, con paziente esegesi del bianco, senza dare espressione al dolore, come un pellegrino che non attende altro, sa che tutto è crudele, che tutto è gloria. (d.b.)