Il diritto di essere arrabbiati. Ci rialzeremo, certo, ma almeno, nel frattempo, iniziamo a gridare dai balconi che rivogliamo la nostra libertà

Posted on Aprile 04, 2020, 8:28 am
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Non siamo in guerra. Non è la peste. E non è neanche un bel ritiro spirituale.

Il problema sono i posti nelle terapie intensive, lo abbiamo capito. Il virus ammazza gli anziani e non solo, ci dispiace, anzi, ammazza soprattutto chi ha già una o più patologie pregresse, ok; ammazza pure i giovani, con patologie, a volte senza patologie, non si è neanche capito bene, fatto sta che ne ammazza talmente pochi, di giovani, che se uno esce e va sotto un’auto nonostante fuori sia il deserto dei Tartari, forse le probabilità sono le stesse. I fumatori rischiano più di altri, e molti stanno augurando loro la morte, scrivendo che non dovrebbero rubare posti nelle terapie intensive a chi non fuma (ma quelli che si ammazzano di cibo spazzatura e Coca Cola invece possono, bah).

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C’è un’emergenza, ok, è tutto chiaro, anzi, ci stanno facendo il lavaggio del cervello, ma non abbiate paura di lamentarvi e di dire che non ne potete più di stare in casa, perché è normale non reggere più questo isolamento, la solitudine e lo stress che tutto questo comporta. L’uomo è un animale sociale, e non avere contatti umani può far ammalare, esattamente come quando il livello di stress, se troppo elevato e prolungato, va a intaccare il nostro equilibrio allostatico.

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In questo caso, poi, ad aumentare il livello di stress, c’è anche la componente dell’imprevedibilità, la mancanza di controllo. Una delle condizioni più stressanti di tutta questa situazione è non sapere quando e come finirà. Non c’è una data precisa, e inoltre, non siamo noi a poter decidere, ma siamo in balia di persone (per alcuni affidabili per altri molto meno), che hanno in mano le nostre vite, che ci dicono cosa fare, quando farlo, come farlo.

Per fortuna sono usciti numerosi articoli che parlano dei disturbi psichici che questa quarantena può comportare, dall’ansia, alla depressione, all’angoscia, all’insonnia, all’irrequietezza, alla rabbia a disturbi post traumatici da stress. Anche in TV e su vari siti web e riviste cartacee gli psicologi iniziano a parlarne e a spiegare come cercare di gestirli.

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Perché oltretutto non esistono solo le famiglie felici, non esistono solo i genitori che vanno d’accordo con i figli. In TV non vi faranno mai vedere i litigi, i genitori che urlano e alzano le mani, le donne sottomesse o gli uomini sottomessi, i figli maltrattati, le persone sole senza neanche un gatto a fare loro compagnia. Purtroppo la maggior parte delle famiglie non sono unite e amorevoli come piace immaginare, come del resto molte persone non sono forti e stabili emotivamente, non sono inserite nel sistema e sono anche dei delinquenti, e spesso proprio a causa delle famiglie che le hanno cresciute.

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Non ascoltate chi vi dice che meditando e praticando yoga dovreste riuscire ad accettare tutto e sentirvi bene, e che questa potrebbe essere un’occasione per rivedere e recuperare i valori e tutte queste stronzate. Potrebbe anche essere così, per alcuni, ma per molti la situazione è semplicemente insopportabile, e anche se dispiace per le vittime di Covid, non sentitevi in colpa nel pensare a voi stessi.

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Meditare per esempio, non vuol dire accettare tutto incondizionatamente, vuol dire diventare consapevoli delle proprie emozioni, riconoscerle e accettarle, per poi capire come agire e comportarsi. Lo stesso fondatore della mindfulness, Jon Kabat-Zinn, in un’intervista ha detto che non bisogna idealizzare la mindfulness, perché praticare non vuol dire arrivare a non arrabbiarsi più. Questa sarebbe un’utopia. Praticando vi accorgerete di essere arrabbiati, sarete consapevoli di come questo vi fa sentire fisicamente e mentalmente, e magari, a volte, ma solo a volte, perché siamo umani, riuscirete a non cedere a una rabbia eccessiva, a non esplodere e a diventare un po’ più assertivi. Ma mica sempre. Pure Gandhi ha fatto la sua guerra, anche se nonviolenta, pure i monaci tibetani si davano fuoco nella piazza di Lhasa per protestare contro l’invasione cinese.

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Anche durante i ritiri spirituali, quelli lunghi, dove si medita per giorni, mesi, e spesso si sta anche in silenzio, non tutto va sempre liscio. Non si provano certo soltanto emozioni positive e di beatitudine. Molti studi scientifici hanno dimostrato che può succedere di provare stati di dissociazione, ansia, paura, angoscia, fino ad arrivare a psicosi vere e proprie. Infatti, la meditazione è sconsigliata agli schizofrenici e agli psicotici e in questi studi è stato dimostrato che una delle cause principali di malessere era proprio non poter condividere questo disagio con qualcuno e sentirsi sbagliati e giudicati perché non si raggiungevano, come alcuni, stati di grande beatitudine e benessere.

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Attenzione a non arrivare ad avere paura delle proprie emozioni negative, perché ‘andrà tutto bene’ è solo uno stupido mantra e non basterà a convincervi che starete bene. Pur meditando e praticando yoga da anni si può essere incazzati neri certi giorni, come milioni di altre persone, e non avere voglia di fare i cestini di vimini, non aver voglia di fare le torte, non essere felici per i coniglietti che si riprendono i prati, perché molti amano anche l’umanità – a differenza di tanti ambientalisti, adepti della New Age, nazi vegani, che spesso auspicano la nostra estinzione, e che poi piangono ipocritamente le vittime del Covid – e non vedono l’ora di poterla riabbracciare questa umanità.

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Non è sbagliato e da cinici e da dissociati pensare anche alla questione economica che attanaglia molti, e che anzi, forse non fa dormire, anche più del virus, perché prima ci sono state le rivolte nelle prigioni, degne di Joker – che hanno portato alla morte di decine di carcerati quando molti di loro hanno deciso di ribellarsi una volta capito che non avrebbero più potuto ricevere visite e che soprattutto sarebbero stati lasciati morire come bestie – ma a breve la rivolta potrebbe scoppiare pure per le strade. Sono già iniziati gli assalti ai camion che trasportano alimentari e ai supermercati. Il Sud è una bomba a orologeria che non vedeva l’ora di esplodere, e quando la gente non ha più nulla da perdere, diventa pericolosa.

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Noi non siamo la Cina, e i numeri di quell’autocrazia sono probabilmente sbagliati e non sapremo mai se il loro lockdown ha funzionato davvero, ma se ci arrendiamo e ci rassegniamo alle scelte del nostro governo, forse staremo in casa fino ad Agosto. Perché oltretutto, se bisognava chiudere, bisognava chiudere tutto e subito, non cambiare idea cento volte e dire ‘si può uscire’, ‘è solo un’influenza’, ‘non è grave’, ‘chiudiamo a metà’, ‘è grave’, ‘chiudiamo un po’ di più, poi quasi tutto, poi tutto’, ‘andrà tutto bene’. Noi abbiamo voluto fare come ‘la grande Cina’, che oltretutto aveva chiuso una regione, mica tutto il paese. Un paese ex comunista, oggi potenza economica mondiale, non come noi, che arrancavamo pure prima. Abbiamo pensato di poter fare come ‘la grande Cina’, e ora ne pagheremo le conseguenze, perché ci siamo dimenticati che noi non eravamo e non siamo ‘un grande Paese’.

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Abbiamo ringraziato Putin per gli aiuti che ci ha mandato, e chissà quanti favori gli dovremo. Abbiamo ringraziato Cuba, un paese in cui la gente, quando ci sono stata, mi chiamava di nascosto dagli androni dei palazzi per chiedermi aiuto, per dirmi che volevano scappare, che non erano liberi, che dovevo stare attenta a quello che dicevo e a chi lo dicevo e a chi mi sentiva parlare, perché potevo rischiare pure io di andare in prigione; e la stessa cosa mi è successa in Tibet, ops, in Cina, dove ancora oggi si viene arrestati se si giudica l’operato del governo, se si espone una bandiera del Tibet e se si possiede una foto del Dalai Lama.

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No, non auspico il ritorno del comunismo, e nemmeno l’uscita dall’Unione Europea, come millantano Salvini & Co., pronto a invocare l’Italexit sulle ceneri delle centinaia di cadaveri che ancora crepitano nei forni crematori di Bergamo e non solo.

Anche perché questa non credo che sarà la fine della globalizzazione, anzi, sarà l’occasione per rendersi finalmente conto che i confini non esistono, la natura lo dimostra, e che non è il mondo a dover cambiare ma la nostra visione.

E finiamola con questa politica assistenzialista dove ci dev’essere sempre qualcuno pronto a salvarci. Dovremo fare affidamento sulle nostre capacità per rialzarci. Il punto è che ora non ci sono i soldi, la tassa patrimoniale come soluzione per ogni male produrrà la defezione di quei pochi imprenditori che ancora credono nel sistema Italia, e non sarebbe comunque sufficiente a far decollare un helicopter money come quello di Trump, che ce lo possiamo solo sognare e costruire con i Lego.

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Iniziamo tutti a sentirci liberi di lamentarci, come in ogni democrazia che si rispetti, ve ne prego, liberi di avere idee, opinioni, di essere arrabbiati, di poter invocare la fine di questa clausura, e lo dico per me, per i tanto odiati runner, per i bambini che non ne possono più di stare in casa e che avranno problemi psicologici, e pure per i tossicodipendenti che staranno tirando le testate contro i muri; lo dico per tutti i malati psichici che stanno soffrendo le pene dell’inferno, per i bambini autistici, i disabili, e pure per chi vuole tornare a prostitute; lo dico per le piccole e medie imprese che falliranno, lo dico per le partite IVA che non vedranno soldi o che se li vedranno ci faranno ben poco, lo dico per il mondo della cultura e dello spettacolo che è stato definitivamente gambizzato e non so come si rialzerà visto che  già arrancava, lo dico per i lavoratori in nero che non sono stronzi, ma che spesso finiscono a lavorare in nero o perché non trovano lavoro o perché chi li prende a lavorare non vuole pagare le tasse, o meglio, non è che proprio non vuole, è che sono talmente alte che se le pagasse davvero tutte dovrebbe tagliare pure quel poco personale che ha già; lo dico per quelle famiglie con tre figli dove lavora soltanto una persona, lo dico per le donne vittime di violenza, lo dico per la gente che avrà fame, e cui Burioni non potrà rispondere ‘date loro brioches’, perché la gente, poi, chiederà la testa di Burioni (e di Conte & Co.). Lo dico per tutti.

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E poi, perché Roberto Burioni sembra poter dire quello che vuole e zittire pure i politici? Chi gli ha attribuito questo ruolo? Il paese sembra governato da lui nel nome della giustezza della scienza, quella stessa che si contraddice a giorni alterni. Ma soprattutto, perché ogni contraddittorio viene censurato? Come scrive Steven Pinker, docente di psicologia a Harvard (inserito dal Time tra i cento pensatori più influenti del nostro tempo) nel suo Illuminismo adesso: in difesa della ragione, della scienza, dell’umanesimo, e del progresso, anche l’inventore dell’orologio dell’Apocalisse, Eugene Rabinowitch, finì per rammaricarsi del suo movimento: “Nel tentativo di indurre gli uomini alla razionalità spaventandoli, gli scienziati hanno indotto molti a una paura abietta o a un odio cieco”.

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Non dimentichiamoci che anche Albert Einstein, nel 1917, introdusse “la costante cosmologica”, chiamata da lui stesso “il più grande errore”, una formula che avrebbe dovuto dimostrare che l’universo non è in continua espansione, nonostante la teoria della relatività dicesse il contrario. Dovette arrivare Edwin Hubble, nel 1929, a far capire a Einstein e a tutto il mondo che in realtà le galassie si allontanavano eccome. Oggi la “costante cosmologica” è stata riabilitata perché potrebbe essere utile a scoprire che cosa porta l’universo ad accelerare. Servirà? Non servirà? Lo vedremo. Ma questa, come tante altre, è la prova che la scienza, proprio per progredire, deve sempre avere un contraddittorio, deve poter sbagliare ed esprimere opinioni contrastanti. Vien da chiedersi se Burioni avrebbe censurato pure Einstein. Nessuno deve peccare di arroganza.

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Ma d’altronde, ora abbiamo eletto la scienza a nostro Dio assoluto, dichiarando di essere atei, pur continuando a pregare che Dio ci salvi. Siamo solo esseri umani, non possiamo pretendere molto da noi stessi.

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Quando tutto sarà finito, ci sarà da reinventare un Paese, la Politica, l’Unione Europea, è vero. Sarebbe bene bruciare le svastiche, il fascio littorio, e pure la falce e il martello e il libretto rosso, una volta per tutte, e poter iniziare a dialogare e ascoltare sul serio, pure se una buona proposta arriva da destra, o dal centro, o da sinistra, e non guardare sempre e soltanto da che fazione arriva. Sempre Steven Pinker, in Illuminismo adesso, ci spiega che troppo spesso le persone affermano o negano le proprie credenze non per esprimere ciò che sanno, ma chi sono: “Le ideologie politiche di sinistra e di destra sono diventate esse stesse religioni laiche che mettono a disposizione delle persone una comunità di confratelli che la pensano nello stesso modo, un catechismo di credenze inviolabili, un’affollata demonologia e una beatifica fiducia nella giustezza della loro causa. […] La politica insidia la ragione e la scienza”.

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Soprattutto quando la politica non diventa altro che mero tifo sportivo. Pinker scrive anche che la tendenza di oggi sembra proprio quella di “orientare un’argomentazione verso una conclusione preferita, anziché seguirla dove essa conduce”.

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La cattiveria e l’odio venuti fuori in questo mese sono aberranti, e son scaturiti da persone appartenenti a tutte le parti politiche. Ma in realtà, se ci fermiamo a riflettere e a sentire davvero, quell’odio è sintomo di un disagio che c’era già, di una paura e di una rabbia repressa, della frustrazione.

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Siamo tutti sulla stessa barca e abbiamo paura, siamo stufi, e i cittadini devono essere ascoltati tutti, sia quelli spaventati a morte dal virus, sia quelli che non ne possono più di stare chiusi in casa, sia quelli che hanno paura di non riuscire a sfamare più la famiglia, e che temono di poter arrivare a pensare al suicidio.

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Dovremo capire che bisogna investire nella sanità, certo, nell’istruzione, nella ricerca, ma a tutto questo ci si penserà dopo, spero, perché se neanche quando l’Italia sarà in ginocchio, se neanche una grave depressione economica, se dovesse davvero arrivare, ci farà ribellare e scendere in piazza per mesi, allora sì, questo Paese merita di sprofondare, e io spero solo di essermene già andata. Sempre che Burioni riapra le frontiere.

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Ci rialzeremo. Lo abbiamo sempre fatto, ma solo se avremo un buon grande e illuminato Governo.

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Forse, quando tutto sarà finito, la cosa più difficile da fare, visto che oggi abbiamo capito come reagiamo di fronte alle difficoltà e chi siamo nel profondo, sarà imparare a convivere l’uno con l’altro ma soprattutto con noi stessi.

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Stiamo ancora a casa, certo, va bene. Non è giusto riaprire tutto ora perché rischiamo di vanificare tutti gli sforzi fatti fino adesso? Bene, aspettiamo il 25 aprile, giornata della Liberazione, giornata simbolica, poi proviamo a iniziare a riaprire, e pure a scendere in piazza a manifestare, perché è nostro diritto farlo, ma almeno, nel frattempo, iniziamo a gridare dai balconi che rivogliamo anche la libertà.

Dejanira Bada