Posted on ottobre 18, 2017, 1:59 pm
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Sorprendente. Quasi del tutto ignoto al mondo culturale italiano non specialistico, Christian Morgenstern, basta piluccare la pagina Wikipedia in lingua inglese, è autore “di una poesia immensamente popolare”. Addirittura? Pare proprio di sì, se è vero che Paul Hindemith, il grande compositore tedesco, dedica alla memoria di Morgenstern la Lustige Sinfonietta, nel 1916 – il poeta muore, dopo un soggiorno a Bolzano e a Merano, il 3 marzo del 1914 – e Friedrich Gulda, il grande musicista austriaco, musica alcune poesie di Morgenstern nel 1967, i Sieben Galgenlieder. A sorprendere, anzi tutto, è l’opera aforistica, intinta nella ferina intuizione, di Morgenstern. Esempi: “Scrissi ciò sul punto dove l’uomo coincide con Dio, dove egli smette di potersi sentire un essere speciale”; “Io posseggo lo sguardo che tramuta”; “Immaginati un tappeto fatto di acqua. E la storia dell’uomo come il ricamo di questo tappeto”; “Il Dio, che noi siamo, è muto”. La gioia lirica, sintetica, abbeverata di Nietzsche – e piena di affinità, letta a posteriori, con i magnetici diari di Franz Kafka – contraddistinguono Morgenstern, artista dilaniato dal male, ma dall’energia culturale polimorfica, pare sbalzare dalla Montagna incantata di Thomas Mann.

Morgenstern

Christian Morgenstern (1871-1914)

Collaboratore per le edizioni di Bruno Cassirer, dopo aver conosciuto Henrik Ibsen in Norvegia, nel 1899, diventa il traduttore del geniale drammaturgo. Di fatto, Morgenstern importa la letteratura scandinava in Germania: traduce August Strindberg, il Premio Nobel Bjornstjerne Bjornson e Knut Hamsun. Affiliato agli scrittori estremi, scopre, prima di altri, il talento di Robert Walser. L’incontro che cambia la vita di Morgenstern, tuttavia, accade nel 1909, a Berlino. Durante una conferenza, il poeta scopre in Rudolf Steiner un maestro e diviene membro della Società Teosofica tedesca. “Il tuo spirito di sole/ noi bui vagabondi rischiari” è scritto nella dedica, Al Dr. Rudolf Steiner, che apre le Neue Gedichte, dal titolo Trovammo un cammino. Steiner – sponsorizzato per l’assegnazione del Premio Nobel per la pace da Morgenstern, nel 1912 – fa di Morgenstern il fulcro dell’euritmia, la pratica esoterica e ‘ginnica’ della teosofia. Secondo la testimonianza di Erna van Deventer, infatti, nel 1913, a Lipsia, “Rudolf Steiner parlò delle poesie di Christian Morgenstern, sottolineando come queste sarebbero state particolarmente adatte all’euritmia, perché vi si diffondeva una vera e propria immaginazione soprasensibile in parole terrestri”. Ora l’opera di Morgenstern, di austera bellezza, grave di simboli (“Il Dio che concentrò in sé/ tanta potenza da miriadi di stelle:/ non è un dio che né la miseria né l’orrore umano/ possano fermare”), latitante in Italia – citiamo il passaggio per Guanda, nel 1990, come Fatti lunari e i Canti grotteschi editi da Einaudi nel 1966 – torna in grande stile nella neonata collana di Campanotto Editore, ‘Cultura e arte del mondo di lingua tedesca’. Il canzoniere di Morgenstern è edito come Christian Morgenstern. Aforismi e liriche nel segno dell’antroposofia di Rudolf Steiner (pp.238, euro 25,00), per la cura di Luca Renzi, professore di Letteratura tedesca all’Università di Urbino, con la collaborazione di Emanuela Ferragamo e un saggio conclusivo di Luca Cesari su Rudolf Steiner e l’estetica. Un piccolo avvenimento culturale, cullato da una piccola casa editrice. Abbiamo intervistato il curatore e la sua collaboratrice.

 

Intanto, perché tradurre Christian Morgenstern, un autore affatto particolare quanto quasi del tutto sconosciuto al mondo editoriale italiano?

“Christian Morgenstern è per l’intensità delle sue frequentazioni liriche e filosofiche e per la sofferta ricerca speculativa una figura di grande rilevanza nel panorama della Fine del Secolo tedescofona e lo è non solo in virtù dell’umorismo svagato e a tratti assurdo della sua creazione più conosciuta – quei Canti Patibolari editi anche in Italia – quanto anche in virtù dell’elaborazione di un personale cammino esistenziale che offre ancora oggi spunti interessanti. E non solo al titolato professore, che anzi Morgenstern continuamente dileggia. La poesia di questo autore si intende infatti come rappresentazione esemplare di una vita”.

Morgenstern traduttore di Hamsun, di Ibsen, di Strindberg, sostenitore di Robert Walser, tentato, forse, da scrittori ‘eccentrici’, eccendenti. Come influisce l’attività editoriale di Morgenstern nella sua personale opera creativa?

“L’attività editoriale è senz’altro centrale non solo nell’elaborazione degli influssi poetici, quanto anche e soprattutto nel delineare una personale poetica che, in Morgenstern, passa attraverso la rielaborazione di letture frenetiche e sregolate. La traduzione dei grandi autori scandinavi lascia tracce interessanti non solo nella lingua – è stato sottolineato l’influsso di Ibsen nell’aforistica dell’autore –, quanto anche nella visione del mondo e nella riflessione drammaturgica, che riveste una parte importante (e a volte dimenticata) della produzione dell’autore”.

L’incontro con Rudolf Steiner e la ‘teosofia’ pare essenziale nel percorso lirico di Morgenstern. Come è possibile che un pensiero esistenziale, filosofico penetri con forza in un ‘canzoniere’? In che modo la teosofia dà impronta all’opera di Morgenstern? 

“Nella sua introduzione alla raccolta antroposofica del poeta David Marc Hoffmann sottolinea giustamente la reciprocità del rapporto di Morgenstern con il pensiero e l’opera di Rudolf Steiner. L’antroposofia giunge infatti come ultimo anello di un percorso esistenziale nel quale non è tanto in gioco l’esattezza speculativa di una teoria, quanto la coerenza di un’interiore maturazione spirituale. Non si tratta tanto dunque di uno ‘sfondamento’ del pensiero steineriano in Morgenstern, quanto semmai di un ‘esondare’ del poeta nel tracciato dell’antroposofia. Questa svolta mistica si rivela fondamentale per l’elaborazione di una lingua che cerca di comunicare l’indicibile della realtà spirituale con l’entusiasmo di chi intende educare se stesso e gli altri al nuovo cammino”.

Potete riassumerci il pensiero – che pare abissale, leggendo le suggestioni aforistiche con cui si apre il volume da lei curato – di Morgenstern?

“A partire dall’incontro con la filosofia nicciana Morgenstern procede alla decostruzione di un Dio borghese e pantofolaio che, dichiarato ufficialmente morto, lascia la sua ombra nella lingua. La decostruzione della lingua e la riflessione sulla parola sono pertanto momenti centrali di una nuova consapevolezza del divino, ora individuato nella comunione di Dio e individuo”.

Quasi subito, in merito all’opera lirica di Morgenstern, fate riferimento a ‘poeti come Paul Celan, Georg Trakl o Georg Heym’. Che cosa significa? Quali tensioni liriche animano il lavoro di Morgenstern?

“Morgenstern fu un autore particolarmente apprezzato dal Dadaismo in virtù dello sperimentalismo a volte sregolato della sua lingua – il suo umorismo è tuttavia venato da una profonda melanconia e da una certa sferzante durezza, che deriva da una certa consuetudine alla prospettiva della propria morte. libroEcco, la riflessione sulla morte che passa attraverso la lingua, il gioco linguistico (Celan), ma anche nella meticolosa descrizione esistenziale (Trakl) fino ai meandri oscuri della lingua e della mente fanno immediatamente pensare ai tre autori suddetti, anche se in Morgenstern tutto appare velato da luce più soave. Nel tradurre Morgenstern ci siamo spesso imbattuti in meandri lingusitici che ci hanno fatto pensare a quell’unica, magica, lirica di Celan che è Weggebeizt, che giunge per mezzo della sperimentazione ultima alla non-poèsi, il Genicht celaniano, appunto, che è anche heidegerriano in ultima analisi (Tief in der Zeitenschrunde, al fondo del crepaccio dei tempi)”.

Di fatto, Morgenstern è una vera scoperta per il panorama – un poco stretto – dell’editoria italiana. A vostro avviso, come mai? È un fattore intrinseco alla disattenzione di certa cultura italiana oppure sottolinea la difficoltà, l’asperità della lirica di Morgenstern agli occhi di un lettore italiano?  

“La lirica di Morgenstern presenta sicuramente difficoltà legate all’uso personalissimo della lingua. Questo vale sia per gli equilibrismi della poesia umoristica, quanto per la poesia ‘speculativa’ che è variegata negli umori e nelle atmosfere. C’è però sempre una certa leggerezza nell’espressione poetica di Morgenstern che a mio avviso è così difficile da rendere… Del resto Morgenstern sognava per sé un monumento zuccherino che si sarebbe sciolto nel mare. Un poeta che desidera diluirsi in soluzione salina riserva sempre sorprese – no?”.

 

Giovanni Zimisce