“Un libraio mi ha detto, usa poche virgole, la gente le odia”: intervista a Chuck Palahniuk (con nuovo romanzo vent’anni dopo “Fight Club”)

Posted on Ago 02, 2018, 10:57 am
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Letteralmente, letterariamente. Fu uno dei successi letterari più clamorosi. Vent’anni fa. Lui ha poco meno di 35 anni. Ha fatto il giornalista – ha lasciato il giornalismo – s’è messo ad aggiustare auto – fa il volontario tra barboni e case di riposo. Fight Club esce nel 1996, un paio di anni dopo David Fincher lo esalta nel film omonimo, di culto, con Brad Pitt ed Edward Norton, dove gli esiliati dalla società, i rifiuti, si pigliano a pugni per trovare l’estasi, la vita, sangue e gioia. Chuck Palahniuk, insomma, diventa uno degli scrittori più noti al mondo di chi legge – i suoi libri, Survivor, Invisible Monsters, Soffocare, Rabbia, Dannazione, Sventura, sono editi in Italia da Mondadori. L’ultimo libro, pubblicato da Jonathan Cape, s’intitola Adjustment Day, è uscito un paio di mesi fa. “In questo libro comico e geniale Palahniuk fa quello che sa fare meglio: stigmatizzare le assurdità del nostro mondo. Politici vecchi e compiaciuti preparano un brutto destino a una fiorente popolazione di giovani maschi; la classe operaia sogna di seppellire le élite; professori propongono teorie che offrono ai propri studenti il futuro più tetro”, dice la ‘quarta’. Alexander Larman, sul Guardian, ha scritto che questo “non è un buon libro”, è “una provocazione swiftiana malriuscita”: leggeremo quando il romanzo sbarcherà in Italia. Intanto, l’intervista concessa da Palahniuk al TLS mi pare spassosa, un virtuoso incontro di boxe. Il giornalista domanda e Chuck, sprezzante, risponde come vuole lui, elevando Ira Levin – quello di Rosemary’s Baby – a grande scrittore e preferendo Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda a Re Lear. Il suo consiglio letterario? Usare poche virgole. I lettori le odiano. E scrivere dove nessuno parla la vostra lingua – riesce meglio.

*

Il tuo libro preferito degli ultimi 12 mesi.

Nessuno. Ho letto pochissimi libri.

La cosa più difficile che hai scritto.

Donne malvagie.

L’autore – vivo o morto – più sottovalutato.

Ira Levin.

L’autore – vivo o morto – più sopravvalutato.

V. C. Andrews.

Il miglior consiglio che hai ricevuto.

Un libraio mi ha detto di non usare troppe virgole. “La gente odia le virgole”, mi ha detto.

In che senso la scrittura è un atto politico?

La buona scrittura trascende la politica.

Hai qualche ossessione quando scrivi?

Brucio ogni nota, bozza, frammento, studio dopo che il libro è stato pubblicato.

La prima cosa che hai scritto.

Un saggio per la festa del papà, in cui esaltavo mio padre. Avevo dieci anni. Mi fece ottenere 50 dollari.

Come si misura il successo di un libro?

Dal numero di generazioni che si divertono a leggerlo.

Cosa leggi durante le vacanze?

Non leggo. Scrivo. Il posto migliore per scrivere è ovunque non si parli la propria lingua.

Domande rapide. Toni Morrison o Philip Roth?

Nora Ephron.

Ursula K. Le Guin o Philip K. Dick?

Ira Levin.

“Re Lear” o “La tempesta”?

Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda di Paul Zindel.

Jack Kerouac o James Baldwin?

Ken Kesey.

Virginia Woolf o Emily Dickinson?

Patricia Highsmith.

“Hamilton” o “West Side Story”?

L’assassinio di Sister George.

“Il Signore degli Anelli” o “Il Trono di Spade”?

Feud su FX.

Gabriel García Márquez o Angela Carter?

Nami Mun.

Agatha Christie o Arthur Conan Doyle?

Tutto quello che ha scritto Ellery Queen.

Beyoncé o Bob Dylan?

Mike Oldfield.