“Tutti mi danno dello scrittore rosicone, ma la colpa è di Esopo (e pure di Fabrizio Corona)”: Francesco Consiglio contro il gregge dei social per cui se critichi qualcuno sei uno sfigato

Posted on Febbraio 11, 2019, 11:57 am
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Si può discutere sull’esistenza di cattivi maestri in letteratura (sicuramente, scrive Sanguineti, ci sono molti cattivi scolari), ma se così fosse, la palma del peggiore la assegnerei senza indugi a Esopo, lo scrittore greco noto per le sue favole, una delle quali, La volpe e l’uva, è responsabile di quella sindrome allucinatoria chiamata ‘il fantasma del rosicone’, una falsa percezione in assenza di oggetto.

Per comprendere meglio ciò di cui vi sto parlando, leggete insieme a me: “Una volpe affamata, come vide dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allora, andando via, disse fra sé: ‘Sono acerbi’”.

Esopo ci insegna che non bisogna disprezzare qualcosa solo perché non la si può ottenere, ma è meglio impegnarsi di più per raggiungere l’obiettivo. Un concetto molto semplice che anche un bambino può facilmente capire. Tuttavia, in troppi ignorano che non è sempre così, e potrebbe darsi che una volpe, dopo avere brevemente riflettuto, preferisca un cosciotto di coniglio a un grappolo d’uva. Anzi, è certo: con buona pace dei vegani, le volpi si cibano di carne, e solo in assenza di succulente prede ricorrono alla frutta.

Frequentando i social mi sono accorto che molti utenti (o cattivi scolari di Esopo?) vedono dappertutto volpi rosicone. Se critico un personaggio famoso, migliaia di dita si agitano sulle tastiere per commentare: ‘Tu, Consiglio, passi il tempo a consumarti per l’invidia. Sei solo un rosicone’. Secondo questa logica, prima di muovere un appunto a Briatore, dovrei essere proprietario di locali alla moda a Dubai, Porto Cervo e Montecarlo, fidanzarmi con Naomi Campbell, flirtare con Heidi Klum ed Eva Herzigova, conversare di politica con Donald Trump. Altrimenti troverò un leone da tastiera che mi accuserà di essere un rosicone.

E se volessi dire che l’ultimo libro di Houllebecq mi ha annoiato e l’ho mollato dopo cinquanta pagine? Ah, non posso farlo! Devo prima vendere milioni di copie, altrimenti sono uno scrittore rosicone.

Di questo passo, il povero non avrà più la libertà di criticare il ricco, l’operaio non potrà biasimare il padrone, il tifoso di calcio dovrà rassegnarsi alle sconfitte della sua squadra del cuore (tanto è chiaro che, indossando maglietta e calzoncini, non saprebbe fare meglio). E i politici? Se mi azzardassi a scrivere ‘governo ladro’, qualcuno obietterebbe che, anche se non lo ammetto, mi piace comandare e il mio sogno segreto è fare un sacco di quattrini con la politica. Quanto al fottere, già sento il battere dei tasti: ‘Sei uno sfigato che non scopa, ecco perché ironizzi sulle gesta amorose di Fabrizio Corona!’.

Ho capito che, per esercitare il diritto di critica, non mi resta che appellarmi all’art. 21 della Costituzione, primo comma: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Temo però l’arrivo di uno sputacommenti pronto a dirmi: ‘Che razza di scrittore sei? Un copione! Troppo facile usare le parole dei padri fondatori. Prova a scriverne di tue, se ci riesci!’.

Francesco Consiglio