“Tutti i generi sono bollenti”: una poesia di Anne Carson (troppo brava per essere degnamente tradotta in Italia) indirizzata a Oscar Wilde

Posted on luglio 04, 2018, 2:32 pm
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La conobbi tramite Harold Bloom, il Minosse della critica letteraria, il letterato – vertiginoso quanto spassoso – con il tic per il ‘canone’. Scrisse, più o meno, Harold, lettore dai gusti articolati e difficili, che Anne Carson era tra i massimi poeti viventi in lingua inglese. Urca. E come faccio a non conoscerla? M’informo. Te credo. In Italia c’è nulla. C’era, per fortuna, il suo libro più importante, Autobiografia del Rosso, un Bompiani del 2000, trovato presso qualche rivenditore. Nonostante la – patetica – strategia commerciale (il poema della Carson è passato nella collana ‘Romanzo Bompiani’ e spacciato come “il romanzo che ha permesso al grande pubblico…”, come a dire che l’Onegin di Puskin è analogo a David Copperfield, ma fatemi il favore editoriale, vi prego), il libro pare non aver riscosso sontuoso successo, non si trova più. euripidePer fortuna, nel 2010, Donzelli, ci ha messo una pezza, traducendo Antropologia dell’acqua “della celebratissima autrice canadese”, per la cura di due poetesse (Antonella Anedda ed Elisa Biagini) e di una esperta (Emmanuela Tandello), grande esperta, per altro, di Amelia Rosselli. Mi informo. Anne Carson, in effetti, è una che con la poesia fa di tutto. Ha vinto tutti i premi che contano – dal T.S. Eliot Prize al Guggenheim Fellowship – ha tradotto tanto – da Eschilo a Sofocle a Euripide, l’anno scorso la New Directions ha stampato la sua versione delle Baccanti – facendo catapultare il mito ora&qui. Autobiografia del Rosso (in origine pubblicato vent’anni fa), è emblematico in questo senso: vi si narra, con pirotecnico sfoggio di invenzioni liriche, la storia di Gerione, tratto dal mito, a passeggiare nell’oggi. Il libro ha una libertà sinuosa, una cultura eccentrica, è molto bello. Smanettando per la rete, incappate in giudizi eccelsi sul corpo lirico della Carson, per iniziare tanto vale l’intervista sul Paris Review. La tipa non è una giovanotta (classe 1950), forse vale la pena tradurla come si deve. Intanto, piglio di peso il TLS e impiatto un irritante “sonetto” della Carson “a Oscar Wilde”, che con doti colte tratta il tema del gender. In questo caso, più che il riferimento al rapporto tra Wilde e Alfred “Bosie” Douglas – che costrinse Oscar al carcere – o quello a Venus Xtravaganza, icona trans degli anni Ottanta, eroina del docufilm Paris Is Burning (1990), conta l’idea, classica, dell’asessuato, dell’androgino, del maschio-femmina. “In un’intervista del 2011 Anne Carson ha dichiarato che avrebbe voluto ‘rinascere’ come Oscar Wilde. La sua ossessione verso l’autore comincia al liceo, quando lei e i suoi amici si vestivano come lui, memorizzandone gli aforismi, scimmiottando i suoi clamorosi manierismi” (Tess Davidson). Il poema in questione, del 2006, è stato “scritto per una conferenza all’Università di Harvard” e “può essere letto come una esplorazione, come una sfida all’essenza sessuale associata al pronome”. Il poeta, anormale per antonomasia, contro tutte le norme.

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Sonetto indirizzato a Oscar Wilde

Chi è quell’uomo accanto a George? Non lo so, ma è una tipa carina.
Al giorno d’oggi non devi essere Venus Xtravaganza per chiamare il tuo ragazzo
“Lei”. Gli uomini, soprattutto loro, lo fanno. Le donne si chiedono dove verranno mollate.
Chi trova significati osceni nella bellezza è corrotto
senza essere affascinante. Oscar Wilde
a Lord Alfred Douglas (lettera del luglio 1894):
Non ho parole tanto ti amo. Questa questione senza parole. Senza parole legali.
Senza parole che mi facciamo il trucco. Senza parole come uno shock

lungo gli argini. Come ottenere uno shock.
Mettere qualcosa di gelido su qualcosa di bollente.
Dove andare per avere il gelo. Se è inverno, esci.
Se è “gender”, esita. Tutti i generi sono bollenti, anche se chi sei
nell’intimo di solito è meno bollente di come appari all’esterno.

Anne Carson