Esempi di “politica culturale” post-Covid. Tranquilli, vince sempre il “mainstream”: a Cervia, per il mitico “Trebbo” invitano Gad Lerner, Ivano Marescotti, Stefano Boeri, Ilaria Capua (e dimenticano Giovannino Guareschi)

Posted on Giugno 21, 2020, 8:53 am
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Misteri delle politiche culturali delle amministrazioni italiane. Mistero su cosa voglia dire “cultura” per gli amministratori italiani. Cerchiamo di continuare a non capirlo prendendo un esempio: Cervia, Emilia Romagna, Italia. Il 18 gennaio 2020 a.C. (ante Covid) sono stato invitato come relatore al Convegno su Tolmino Baldassari, poeta di caratura europea e autentico nume letterario della sua e nostra terra, nel cui dialetto ha composto. A partire dalle nove e trenta, dopo l’ospitale introduzione del Sindaco, le relazioni sono cominciate e i lavori filavano spediti e culturalmente stimolanti.

Al mitico Trebbo poetico di Cervia, una volta, c’era Ungaretti…

Verso mezzogiorno occupa il microfono l’Assessore alla Cultura, tal Michele Fiumi, non previsto dal programma e invitato a parlare non so da chi. Propina a un pubblico che ascolta da due ore e mezza un pistolotto sull’importanza di investire sulla cultura, sulla conoscenza fondamentale degli autori locali, della storia, delle radici ché senza non c’è futuro “in questo paese” (sintagma tipico di una precisa parte politica che vuol dare l’impressione di una presa concreta sulla realtà del presente e serve anche a non usare un usurato nome proprio: Italia) sempre più multiculturale, e tutta la pletora di luoghi comuni che si ascoltano sempre in questi frangenti. Poi l’annuncio del programma culturale per l’estate: saranno valorizzati gli autori locali, come Tonino Guerra (e vabbe’) e Mariangela Gualtieri (notare che al convegno era presente tutto il meglio della letteratura romagnola vivente, eccetto l’autrice menzionata) e Paolo Rumiz. Glisso sui nomi e sull’attinenza alla “cultura locale”. Conclusione con un filo di speranza: verrà riproposta la tradizione degli antichi trebbi poetici attivi a Cervia alla fine degli anni Cinquanta. Questo è bello, dai.

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Passano i mesi, passa (quasi) la clausura imposta dal coronavirus, giungiamo ai bordi dell’estate, la stagione più importante per un Comune che punta moltissimo sul turismo balneare, anche per dare un’idea culturale di sé, come ci è stato annunciato. Esce il programma per l’estate che il sindaco di Cervia sintetizza così: “Quale città poteva diventare capitale di questo Trebbo 2.0, se non Cervia? Questa iniziativa si colloca a un livello molto alto e si inserisce nel solco della valorizzazione delle tradizioni legate alla cultura cervese, che ha sempre dato largo spazio alle proprie radici, e delle tante importanti figure della letteratura che da qui sono passate, come Grazia Deledda, Giuseppe Ungaretti e Mario Luzi. E allo stesso tempo nel recupero degli antichi Trebbi poetici che qui si svolsero dal 1956 al 1960”. Annuncio ben diffuso sui canali d’informazione e sui social. Poi diamo una scorsa al programma e qui iniziano le domande: Ivano Marescotti leggerà Tonino Guerra, Gad Lerner converserà con Ilaria Capua, Paolo Rumiz parlerà dell’Oriente e Stefano Boeri del grattacielo boscoso di Milano, poi Massimo Gramellini, Melania Mazzucco, e così via. La musica, come prezzemolo, su tutto e forse soprattutto per giustificare la richiesta di un biglietto da dieci euro a evento. Qualcosa mi sfugge… ad esempio non riesco a tenere d’occhio il “solco delle tradizioni”: dov’è finito? Quale trattore ci è passato sopra?

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…oggi ci tocca Gramellini…

Molte domande sorgono nella mente del povero commentatore e, come nel mio caso, turista balneare proprio di Cervia. Non starò a rivolgere lo stucchevole quesito riguardo al compenso concesso a Gad Lerner, Rumiz o Marescotti, augurandomi che offrano gratis il loro contributo culturale almeno nella stagione da Grande Depressione del post-covid, quando milioni di noi tireranno la cinghia e le spiagge vacanziere le vedranno solo per tivù, la stessa che giustifica certi ospiti “culturali”; ma almeno mi si spieghi cosa c’entrano col trebbo poetico, e con l’epoca della presenza in città di quei grandi scrittori citati. La poesia romagnola sarebbe richiamata solo da Marescotti-Tonino Guerra. Una lettura che, è facile prevederlo, suonerà agli orecchi del pubblico pagante (dal quale mancherò) a metà tra comicità e gigioneria, come già visto per Marescotti, con buona pace per le autentiche e limpide letture poetiche degli anni d’oro di Cervia.

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Il Sindaco si è dimenticato di citare, tra gli assidui delle estati di Cervia, Giovannino Guareschi, chiaro indizio che ci conduce alla conclusione di questa perplessa riflessione. L’esempio assunto di Cervia, paradigmatico di ciò che succede in gran parte “di questo paese”, rivela che un simile programma culturale è in realtà politico. Dire che ci “si inserisce nel solco della valorizzazione delle tradizioni legate alla cultura cervese, che ha sempre dato largo spazio alle proprie radici” e poi chiamare Lerner Rumiz Marescotti Gramellini Mazzucco significa infatti:

a) che la cultura di Cervia si identifica con quella della società dell’informazione e dello spettacolo mainstream, che cerca il consenso di un “pubblico” e non la conoscenza di un’identità (dov’è Tolmino Baldassari in questo programma? Ah già, forse che pochi avrebbero pagato il biglietto?);

b) che la cultura di Cervia è soloquella di sinistra, la sinistra dei salotti intellettuali e televisivi, che dopo lo spauracchio per il possibile sorpasso leghista alle ultime elezioni amministrative, torna a marcare il territorio di cui si ritiene unica proprietaria.

L’ultima domanda che sorge al povero cronista-turista è: noi che facciamo parte di quell’oltre ottanta per cento “di questo paese” che non ritiene “cultura” ascoltare Gad Lerner, non “poesia” le marescottate e soprattutto che non vota per costoro, possiamo ancora venire al mare a Cervia?

Gianfranco Lauretano

*In copertina: Roland Topor, “Libertà di espressione”