Totò in Finlandia (ho conosciuto il traduttore). A Oulu non credono a Babbo Natale, che sta a qualche chilometro di distanza, e il buio sembra una porta: bussi e qualcuno ti apre sempre

Posted on novembre 02, 2018, 5:32 am
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Il tramonto, qui, accade alle quattro del pomeriggio: il cielo, all’improvviso, si accende, come uno che dietro la facciata del mondo dia fuoco a un pezzo di carta. Le nuvole bruciano, velocissime, a Oulu, città costruita dagli svedesi ai primi del Seicento, ricostruita da un tedesco nell’Ottocento – Carl Ludwig Engel, lo stesso che ha architettato, per incarico russo, Helsinki – a uno spunto dalla Lapponia, si sente l’incessante ruminare delle renne, nell’aria. L’acqua di Oulu è trasparente come l’aria, che mi si sbriciola tra le mani, e verso le 21.30 una graziosa cameriera mi porta lo spezzatino di renna accerchiato da un bastione di purè di patate. Lo mangio come si fa quassù, con i mirtilli a insaporire la carne. Un piatto ruvido. “Vede, noi siamo uscita dai boschi un paio di secoli fa, non conosciamo le parole astratte, solo quelle concrete, di legno”, mi dice chi mi ospita.

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I bimbi, qui, imparano lo svedese insieme al finlandese, e l’inglese guardando i film, ovunque si sente il tallone sovietico, e nonostante la patria di Babbo Natale sia a qualche chilometro di distanza, a Rovaniemi – dove, mi dicono, partono dalla Turchia e da UK, in massa, a onorarlo – qui nessuno, neppure i bimbi, ha voglia di credere nelle favole della buona notte. “Tutto il mondo crede a Babbo Natale – tranne i finlandesi”, mi dice Timo, che insegna latino e greco all’Università di Oulu – ma i dipartimenti che vanno per la maggiore sono quelli di ingegneria e di tecnologia – e parla con una audace inflessione romanesca.

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Di fianco alla stazione di Oulu c’è un ‘Ristorante Toscana’; di fronte c’è una ‘Pizzeria Finlandia’: gli italiani, mi dico, hanno colonizzato i finnici con più pervasività dei giapponesi. Il Console onorario d’Italia – un donnone finlandese di nome Ulla, che incontro di sfuggita per sentirmi dire che il simbolo di Oulu è un poliziotto, il che non mi rassicura – mi dice che esiste un circolo di ‘Italiani a Oulu’ che conta qualche decina di affiliati – di solito accompagnati da assortite finlandesi.

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Finlandia

…sul treno verso Oulu, una piccola isola nel lago, la casa dei desideri e delle fiabe (o degli incubi…)

A Oulu c’è il massimo esperto di dialetti italiani. Timo comincia a spiegarmi – con florilegio di esempi – le particolarità del napoletano. Ha tradotto, per diletto, le poesie di Eduardo De Filippo e di Totò – ed è autore delle traduzioni in finlandese delle poesie di Trilussa. “Ho usato il gergo della Finlandia centrale, dove sono cresciuto, che ha certe affinità espressive con il napoletano”. Non gli sto dietro quando parla di dittonghi e trittonghi. Totò in Finlandia, che sorpresa. Timo ha amici a Roma e a Perugia, è un latinista, casca in Italia un paio di volte l’anno, a tavola discutiamo di Pier Paolo Pasolini e di Carlo Porta, che ha dato dignità al milanese. Timo mi confessa, con una punta di imbarazzo, che non ha ancora capito bene le regole grammaticali del piemontese.

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Come si sa, la Società Dante Alighieri nasce nel 1889 su spinta di Giosue Carducci, con l’intento di colonizzare il mondo sparpagliando il verbo dantesco. La Commedia è stata tradotta in finlandese dal poeta Eino Leino, negli anni Dieci, “è troppo arcaica”, mi dicono. Ormai, l’originale italiano e la traduzione finlandese hanno quasi lo stesso tasso di difficoltà per un finnico di oggi. In Finlandia esistono dieci Società Dante Alighieri – ce ne sono circa 400 sparse per il globo. La più antica è a Helsinki, nata un secolo fa, la più inaccessibile è a Kemi, in Lapponia… – Dante a bordo renna – la Società Dante Alighieri di Oulu ha compiuto 50 anni di attività l’anno scorso. Per darsi una idea del fenomeno: in Svezia esistono tre Società Dante Alighieri, in Norvegia sono sette, l’Irlanda ne ha soltanto una. I finlandesi, evidentemente, hanno una sintonia biologica con Dante.

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A Oulu i luoghi più importanti confinano con il mare: il teatro e la biblioteca. Due immensi cubi di vetro, sospesi, sorretti dalla curva della luce via via più sottile, metallica, come un colpo di katana a vuoto. “Un po’ troppo Berlino Est”, mi dice Timo – io gli dico che mi sembrano edifici bellissimi. Da noi le biblioteche sono l’eremitaggio degli scemi, qui sono il centro della città. Ci sono anche diversi night club, a Oulu e nella fetta di Finlandia che ho sperimentato – locali ormai archeologici in Italia. Forse questo è parte della natura finlandese: si studiano le vite degli altri, a teatro; si frequenta la propria inquietudine leggendo; si guarda un corpo nudo, e magari si gode, pagando. Non si vive la vita, ma si assiste al proprio vivere, si è già vissuti.

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A Tampere il palazzo comunale è eretto di fronte al teatro: “il teatrino della politica”, dico. Chi mi ospita ride, i finlandesi capiscono tutto, anche se la loro non è una politica urlata – il finlandese è una lingua monotona, senza sbalzi sonori né umorali, che tu sia triste o pieno di gioia è uguale, non si capisce.

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Centro commerciale di Oulu. Una vecchia riversa a terra. Sangue dalla testa. Una famiglia – lei è senza dubbio una bella donna – china sulla sfortunata. Il poliziotto, estremamente tranquillo, fa segno che ha chiamato chi deve. Nessuno si ferma, nessuno guarda, nessuno fotografa o schiamazza – anche l’ambulanza, in verità, danza. Ciò che noi chiamiamo indifferenza qui è rispetto, accudire il sofferente, dare pudore al dolore.

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Diversi ponti uniscono la terraferma dalle isole che dilagano a Oulu. I ponti, illuminati, sembrano archi di fiamme: una suggestione dantesca. Chi li attraversa va verso i regni felici o è scalfito da una colpa micidiale.

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Bisognerebbe scrivere un trattato sul buio. Se non cammini con i catarifrangenti ai polsi, prendi una multa di 10 euro. Sei tu che devi avvisare l’oscurità che esisti, con piccoli bagliori sulla giacca. Il buio è una entità, quassù, gli puoi parlare – il buio è come una porta, bisogna solo studiare il punto giusto dove bussare. Qualcuno dall’altra parte apre sempre.

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Sicuramente voi sapete cosa intenda Dante per ‘selva oscura’, dico agli uditori di Oulu. Quanto all’oscurità, al suo geologico labirinto, avete da insegnarci. Da Tampere a Oulu – quattro ore di treno – si vedono infinite selve di betulle. Quegli alberi così bianchi mi colpiscono come una manciata di aghi – il bianco mi fa lacrimare. Le betulle sembrano fiamme. Il finlandese, penso, è una betulla al contrario: il bianco è dentro di lui, quella fitta candida, quell’astio di purezza, invisibile. D’altronde, se lo sveli, bruci. (d.b.)