Posted on Ottobre 18, 2017, 2:47 pm
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Certo, ce ne avrà di cose da scrivere, viene da pensare. Alla voce Tom Hanks di solito il cervello medio associa: quel simpatico di Forrest Gump, l’avvocato gay di Philadelphia, il tipo barbuto nell’isola deserta che parla con il pallone, ribattezzato ‘Wilson’, in Cast Away, lo scrittore Robert Langdon de Il codice da Vinci. Giusto. Ci siamo dimenticati almeno un’altra dozzina di film indimenticati: dal più recente, Sully – griffa Clint Eastwood – a Il falò delle vanità, Insonnia d’amore, Apollo 13… continuate voi. In sintesi, Tom Hanks è uno dei più grandi attori di Hollywood. Ora. Tom Hanks, il simpatico Gump che quando corre non si ferma più, ora è diventato scrittore. Scrittore di some stories, di racconti, raccolti sotto il titolo Uncommon Type (pp.416, £16.99) e presentati con una estatica didascalia: “Una raccolta di 17 magnifici racconti che dimostrano come il due volte Premio Oscar Tom Hanks sia un talento come scrittore oltre che come attore”. Davvero questi racconti sono così magnifici? Sul punto la stampa inglese è un tanto confusa. Due esempi. Il Telegraph esulta, fin dal titolo, “I racconti di Tom Hanks rivelano una mente creativa”. E gli piazza quattro stellette sulle cinque disponibili in cima alla recensione. Il Guardian, rappresentato dalla penna acida di Alex Preston, la pensa al contrario. Titolo cinico (Hanks, but no thanks) e giudizio laconico: “I racconti di Hanks – fatto salvo Alan Bean Plus Four – sono dimenticabili, mediocri, toccati dalla speciale banalità del mero mestiere”. A chi dare ragione? Facile. Immaginate Marcello Mastroianni. Splendido attore. Immaginate un romanzo di Mastroianni. Ecco, appunto. “Noto per la sua sensibilità e onestà come attore, Tom Hanks mette queste caratteristiche nella sua scrittura”, ci avvisa la ‘quarta’ del libro. Beh, sensibilità e onestà non hanno mai fatto grande uno scrittore. Gli scrittori, notoriamente, sono bastardi.