Natale in casa Tolstoj. “Sempre più incomprensibile è l’insensatezza della vita, chiara la mia impotenza a esprimerla”

Posted on Dicembre 25, 2019, 11:53 am
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Dicembre di 110 anni fa. Un anno dopo, nel 1910, Lev Tolstoj, il grande scrittore, il maestro immenso, è morto. I diari di Tostoj – occasione di reiterati bisticci con la moglie – sono il referto di un’anima, sezionata con il taglierino, un continuo confessionale. L’esigenza di Tolstoj verso il prossimo equivale all’intransigenza verso se stesso. Mai, con tale potenza e speranza da sfiduciare le tenebre – inabissandosi in esse, in verità – la letteratura è stata tanto prossima a dire il segreto della vita. Qui si ricalcano alcune pagine dal diario del 1909: l’edizione dei “Diari” – prima Longanesi 1980, poi Garzanti 1997 – è fuori catalogo da un pezzo; Raffaelli ne ha ricalcato una parte, degli ultimi, tremendi anni di Tolstoj, nel 2016, con una incisione di Giancarlo De Carolis.

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18 dicembre 1909 — Sempre più e più incomprensibile diventa l’insensatezza della vita, e chiara la mia impotenza a esprimerla. Mi sono alzato presto. Sono andato a camminare. La moglie di un maestro, penosa. Non ho fatto errori con lei. A casa, oltre a leggere e scrivere lettere, non ho fatto niente. È venuto un contadino di Saratov, un vecchio. Ha venduto il cavallo per venire a parlare con me a cuore aperto. Serio. Ho camminato a lungo con lui.

19 dicembre — Mi sono alzato sentendomi del tutto bene. Ho camminato con l’ospite di Saratov. Bello. Egli vuole passare alla «mia» fede, e io gli ho spiegato che io non ho alcuna «mia» fede. Ha raccontato una paurosa storia di assassinii e condanne a morte. Ho pensato che è tempo di smettere di scrivere per i sordi «istruiti». Devo scrivere per il grand monde, per il popolo, e ho pensato a una decina di argomenti: 1) l’ubriachezza; 2) le parolacce; 3) i bisticci in famiglia; 4) le divisioni; 5) l’avarizia; 6) l’onestà; 7) le risse, la necessità di tener a freno le mani; 8) le donne, il rispetto che è loro dovuto; 9) la pietà per gli animali, l’obbligo di trattarli bene; 10) la vita «pulita» cittadina; 11) i saluti. Non pensavo proprio così. Ora non ricordo bene.

23 dicembre — Molti postulanti. È venuto Bulgakov, che ha scritto un’esposizione della mia concezione del mondo. Lettera sgradevole da un gruppo di operai. Non so restare indifferente. Sono andato a Demenko. Miseria paurosa. Dopo pranzo ho letto il lavoro di Bulgakov. Male in generale, non il suo, ma il mio lavoro.

25 dicembre. Sera — Ieri sera ho letto Epitteto. Ho giocato a carte. Oggi mi sono alzato tardi. Ieri notte mi sono addormentato dopo le 3. Oggi ho letto Sentimental Journey. Mi ha ricordato la gioventù e il bisogno artistico. Ora è sera. Bene nell’anima.

29 dicembre — Ho dormito bene, mi sono svegliato sano. Ho passeggiato. Lettere belle. Ho scritto La povertà. Debolmente. Lo rifarò. È venuto Dimočka, sono andato a cavallo con lui. Com’è necessario e come voglio sforzarmi di capire gli uomini, i motivi delle loro azioni, senza giudicarli. In serata la Landovskaja ha suonato. Mi sono annoiato. Mi hanno infastidito in particolare le sue adulazioni. Devo dirglielo.

30 dicembre — Mi sono alzato presto. Una lettera interessante. Ho risposto bene. Poi ho corretto Il sogno. Ho passeggiato intorno a casa. Caldo, sembra già tempo di disgelo. Preparano l’abete di capodanno. Mi sento molto bene nell’anima.

Lev Tolstoj