Tifiamo Croazia perché siamo razzisti, istriani e frustrati (ma chi l’ha letto Tomizza?). Reportage dalla finale del campionato del mondo a bordo spiaggia

Posted on Lug 16, 2018, 12:01 pm
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Ho capito. Si fa politica per andare a vedere la finale dei mondiali di calcio. Che ci faceva, altrimenti, il Ministro Salvini sulla tribuna moscovita a vedere una partita di calcio vuota di italiani?

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15 luglio, spiaggia, Riccione. Frotte di umani davanti alla tivù, preparata alla meglio dal bagnino. Urla scomposte. Tutti tifano Croazia, con una furia implacabile. Quando Ivan Perisic segna – gol bellissimo, per altro – la spiaggia esplode, manco in campo ci fosse l’Italia. Frustrazione smarcata in foga calcistica?

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Ma perché un italiano dovrebbe tifare Croazia, mi dico. Il trip politico dice: sovranisti vs. europeisti; stati nazionali contro mastini di Bruxelles; terra&sangue contro regno della finanza; pervertito Macron che si fa le tardone contro etica della famiglia unita. Mi sembrano bestiali semplificazioni. Oggi, francamente, non esistono ‘identità’: esiste soltanto la comunicazione. Comunichi chi vuoi essere – anche se non puoi essere altro da ciò che sei, un servo. Tra l’altro, la Croazia è sempre stata una ‘brutta bestia’, calcisticamente parlando, per l’Italia. Ricordo ancora un micidiale Italia-Croazia, al ‘Barbera’ di Palermo, era il 1994, qualificazioni europee: due gol di Davor Suker e tutti a casa. Diciamo che si tifa Croazia perché ci sta sulle balle la Francia.

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…perché non dovrei tifare Francia? La Francia ha una letteratura pazzesca – da Rimbaud a Céline a Proust – Manzoni parlava in francese, Alfieri scrive la sua vita a Parigi, Carlo Goldoni scrive i Mémoires in francese, Napoleone in Italia ci ha fatto un mazzo così, il ‘tricolore’ è un parto francese. Appunto.

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L’Europa è il centro del mondo. Calcistico. A patto che ci sia la Russia e Putin, il satrapo, a regolare tutto.

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Forse tifano Croazia per via dell’Istria, che fu italiana; forse hanno letto Materada di Fulvio Tomizza, gran bel romanzo di un grande scrittore nato lì, dall’altra parte dell’Adriatico. D’altra parte, anche un pezzo di Francia fu Italia: la Contea di Nizza. A Nizza, per altro, è nato Giuseppe Garibaldi, che ha fatto l’unità d’Italia. La geografia mi sta dando alla testa. L’unica verità che resta è questa: Francia e Croazia alla finale dei mondiali di calcio sono uno sberleffo in faccia a chi i mondiali non li ha neppure fatti, l’Italia. Come applaudire alla fortuna e al talento spericolato dei nostri cugini di terzo grado. Al posto di rosicare, esultiamo.

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Dico brutale. Probabilmente tifiamo Croazia perché siamo razzisti. I croati sono bianchi, alti, cavalieri del tempo perduto. Certo, Antoine Griezmann è il tipico francese: scaltro, abile, un tanto supponente, un pupo carolingio. Ma è Kylian Mbappé a fare il genio, francese, per metà del Camerun, per metà algerino, una ferita inferta ai guru della purezza di sangue, pare Jesse Owens a Berlino ’36.

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Il gesto sportivo si giustifica da sé, non ha bisogno di lagne o di spiegazioni, è imperdonabile. Per questo, lo sport è affascinante: conta chi ha talento, chi, con grazia e scaltrezza, vince. Nello sport c’è uno sconfitto e un vincitore – non c’è assoluzione o condono delle colpe, c’è solo l’assoluto.

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Tocco quello di fianco: tifiamo Croazia perché siamo dalla parte dei piccoli, dei perduti, stiamo con le battaglie perse, fino in fondo, con militare fedeltà. Lui mi fa, come se fossi un cretino definitivo, ‘io ho scommesso che la Croazia vince ai supplementari, pagano 18 volte la posta, capisci?’. Capisco. Eccolo, l’italiano. Il tipo torna allo schermo, inveisce contro i ‘blu’, Luka Modrić, che ha il profilo di un eroe slavo reperito dai cantari di sei secoli fa, si muove sinuoso, consapevole che la Storia, oggi, gli morderà la faccia. Modrić è nato a Zara. Il nome fa tremare le ginocchia e fa svolazzare le costole. Zara. Avamposto della Repubblica veneziana, terra di battaglia, un millennio fa, tra Venezia e Regno d’Ungheria. La mia mente borghesiana va in solluchero… sto per accennare al tipo di fronte che… poi segna Kylian, e vabbè. (d.b.)