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“Un’idea di letteratura che sondi le possibilità del linguaggio e quelle dell’invenzione” dialogo con Giovanni Turi, direttore editoriale di TerraRossa Edizioni

Da editor a editore, ci racconti questa “e” che fa la differenza?

L’editor può ragionare solo in termini di progetto letterario (ed è quel che mi sarebbe piaciuto fare); l’editore invece deve anche occuparsi di questioni amministrative e logistiche (ed è quel che mi tocca fare per poter pubblicare opere che ritengo meritorie, a prescindere da ogni considerazione di tipo commerciale dettata da altri).

TerraRossa, con le collane Fondanti e Sperimentali, ha un progetto editoriale preciso e idee molto chiare: puoi  spiegare quali sono?

Il cardine del progetto è molto semplice ed è comune alle due collane: cercare autori che abbiano un’identità stilistica originale e riconoscibile, senza per questo sbilanciarsi verso una sperimentazione fine a sé stessa – la scrittura deve sempre e comunque dialogare con il lettore ed essere al servizio della storia raccontata. Non ci interessano insomma i libri preconfezionati che vanno per la maggiore, ma questo non significa rinunciare a giocarcela: siamo molto contenti, ad esempio, che La casa delle madri di Daniele Petruccioli sia stato segnalato sia per il Premio Campiello sia per lo Strega e, se qualche lettore farà magari fatica a seguire il suo periodare ampio, molti altri ne resteranno incantanti; ugualmente, per Binari di Monica Pezzella qualcuno non riuscirà forse a ricomporre la sua narrazione esplosa, ma chi ne sarà in grado comprenderà quanto ampio e stratificato sia l’universo che ha creato in poche pagine. Questi sono gli ultimi due Sperimentali, ma dal 25 febbraio in libreria ci sarà anche un nuovo Fondante: Qui non crescono i fiori di Luca Giordano, un romanzo che riesce incredibilmente a essere aspro e feroce quanto sentimentale. Insomma, ci piacciono le sfide.

Pochi titoli, passione e qualità: in netta controtendenza rispetto alla gran parte delle case editrici che badano comunque alla quantità, visto che i libri hanno ormai vita breve. Passione, follia o strategia?

Tutte e tre: senza passione non ci si dedica a una professione tanto complessa e così poco redditizia; la follia è quella che porta a esplorare sentieri nuovi oppure abbandonati ma in fondo ai quali si crede di intravedere il senso della letteratura e del pubblicare libri; la strategia è quella di distinguersi e creare nel tempo un bacino di lettori curiosi e interessati, che non temano di mettere in discussione testo dopo testo la propria idea di scrittura e di mondo.

La terra opportunamente miscelata e trattata serve a costruire: artigianato e tecnica nel tempo sono stati segni di solidità e bellezza che non passano e la filosofia perseguita da questa casa editrice è chiara fin dalla grafica: sostanza e progetto sono dichiarate nel sito il cui motto in evidenza è “Leggi responsabilmente”.

Sul sito della casa editrice è scritto: “TerraRossa Edizioni nasce con l’idea di provare a seminare parole fuori dai tracciati consueti. Quanto alla scelta dei materiali e alla cura grafica, vi basterà sfogliare uno qualunque dei nostri libri per comprendere quanta importanza abbiano per noi”.

Vero: le pubblicazioni mantengono le promesse fin dalla qualità dell’oggetto “libro”, che racconta la cura e la passione di una casa editrice che si distingue nel panorama nazionale per la ricerca di storie originali (talvolta spericolate, che sfidano il lettore) e l’estrema cura con cui sono trattate: grafica, carta, copertina, indicazione del lettore ideale, non un solo refuso e lo sottolineo perché di questi tempi non è scontato come sembrerebbe.

Se la forma è anche sostanza, l’incontro felice con alcuni dei romanzi di questa casa editrice (per me al momento Binari di Monica Pezzella, La casa delle madri di Daniele Petruccioli e Restiamo così quando ve ne andate di Cristò, in ordine di lettura) è stata confortante: c’è chi ancora ha rispetto per i lettori non ritenendoli solo “consumatori” e risponde alla richiesta di ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi, di nuovi modi di raccontare storie e fare letteratura, ovvero “cercare di proporre libri diversi da quelli che il pubblico si aspetta, sforzarsi di formare lettori pensanti e consapevoli, perseguire un’idea di letteratura che sondi le possibilità del linguaggio e quelle dell’invenzione”.

Da lettrice: grazie a Giovanni Turi e buona vita a TerraRossa Edizioni. Abbiamo bisogno di queste voci.

Daniela Grandinetti

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