“I tarocchi sono un simbolo, la benzina della psiche”. Dialogo con Velio Degola

Posted on Gennaio 16, 2021, 9:31 am
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Prendi un libro sui tarocchi. Anzi, sui tarocchi dei cani. Lo dai in mano a un professionista, uno psicologo che fa della scienza lo strumento per dare risposte ai problemi della psiche. Lo butta via? Si mette a ridere? Ti toglie il saluto? Macché, ci fa una recensione. Velio Degola, psicoanalista, psicoterapeuta, professore a contratto all’Università di Ferrara, direttore scientifico del centro clinico “Il nuovo Primo Passo” di Genova della Cooperativa Lanza del Vasto, approfondisce il volume di Francesco Le Mat e introduce alla lettura, spiega perché non è il caso di lasciar perdere subito e pensare a cose concrete.

“E perché avrei dovuto?”.

Dottore, scusi, stavolta a lei toccano le risposte.

“Ok, prego”.

Dall’inizio. Cosa c’entrano i tarocchi con la scienza?

“I tarocchi sono un simbolo. Un simbolo non è un concetto astratto, ma una cosa reale, concreta, che mette in moto la psiche”.

Cioè sono un punto di partenza per un’analisi psicologica?

“Il simbolo è la benzina della psiche, mette in moto il motore psichico. Se dovessimo esclusivamente interpretare le lame dei tarocchi dal punto di vista semiotico, della spiegazione che si dà a un segno, perderemmo la meravigliosa possibilità di essere nutriti di energia per il cambiamento e per l’evoluzione”.

In che modo un tarocco mette in moto il motore della psiche?

“Scusi, ha mai visto uno andare dal tarologo e dire Sto bene così, che mi dici?”.

No, però il patto era che le risposte doveva darle lei.

“Chi chiede di farsi fare i tarocchi vuole risorgere, ha bisogno di un cambiamento, possibilmente in meglio. Ha bisogno di risposte nei momenti di vuoto. Il tarocco è l’esplosione concentrata del simbolo, ma che si palesa a chi chiede il consulto, non al mondo intero. È una cosa personale, ogni psicanalista dovrebbe conoscere i simboli dei tarocchi, poi scusi, a volte alcuni test riconosciuti dalla comunità scientifica e utilizzati persino in tribunale usano i simboli, pensi al test di Rorschach, quello con le macchie di colore”.

È un primo segnale? Un punto da cui partire per capire il “paziente, il consultante”?

“La rinascita è una condizione che esiste. È anelata e desiderata. Ma non si raggiunge attraverso i sensi fisici. La rinascita è tra le testimonianze ataviche dell’umanità e può essere a buona ragione considerata un archetipo collettivo. I tarocchi poggiano sugli archetipi e sull’essenza della natura umana”.

Ma qui parliamo addirittura dei tarocchi dei cani?

“Non c’è da stupirsi. Il cane è lo psicopompo per eccellenza”.

Cos’è?

“Lo psicopompo è quell’entità, quella figura mitologica e dell’anima che accompagna i morti, le persone che quindi cambiano stato, nella nuova condizione, in un nuovo mondo. È una figura rassicurante, che aiuta nel momento dell’oscurità, del passaggio sconosciuto”.

Eravamo rimasti al desiderio di un futuro migliore. Ora fa paura.

“Non esattamente. Gli animali nei sogni sono una parte attiva della psiche, rappresentano la nostra natura animale e vederli personificati ci fa meno timore. Chi ha paura di Topolino o di Spiderman?”.

Non vale. L’ultima domanda la faccio io: il cane quindi è un simbolo, a suo modo un tarocco buono, che porta cose buone?

“Il cane è anche figlio del lupo e della pulsione divoratrice, un simbolo contraddittorio, se vogliamo, imprevedibile ma fedele, saggio e santo, sacrificale e bestiale come il Cerbero che si pacifica con la lira di Orfeo. Diciamo che i cani dei tarocchi di Francesco Le Mat e Greta Baccaro, in questa aura di estasi ci raccontano di sé stessi e di noi”.

Diego Pistacchi

Dalla Prefazione a: “I tarocchi dei cani saggi”, Francesco Le Mat, Edizione Nuova Gutemberg – Illustrazioni Greta Baccaro