“A volte faccio dei sogni stupendi”. Andrej Tarkovskij

Posted on Aprile 03, 2021, 3:52 pm
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Andrej Tarkovskij nasce il 4 aprile del 1932: nello stesso anno il padre, il poeta Arsenij Tarkovskij, viene accusato di “misticismo”. Alcuni radiodrammi non erano piaciuti al governo. Intorno al giorno di Pasqua, pur celebrando la vita, scrive della morte; “Tra l’erba nel solitario camposanto,/ con una croce senza iscrizione, vi è nella mia città/ una tomba silente. Eppure respira,/ eppure anche là ode il fruscio del vento/ e il lungo rimbombo del bronzo della propria terra”. L’opera poetica del padre – amico di Osip Mandel’stam, amato da Marina Cvetaeva – ricorre nella filmografia del figlio. E una perizia rischiosa nello scrivere lo distingue, come dimostra la mole dei diari, pubblicati come “Martirologio”. Da lì abbiamo estratto alcuni brani, che segnalano le ricorrenze, il compleanno come confessionale, l’ingresso in una fede che morde. Il regista, come si sa, muore in esilio, a Parigi, negli ultimi giorni del 1986.  

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6 aprile 1972

Ed eccomi arrivato a compiere 40 anni. E cosa ho fatto fino a ora? Tre miserabili film: com’è poco, terribilmente poco, e così male.

Oggi ho fatto un sogno strano. Era come se guardassi il cielo, un cielo luminosissimo, offuscato, e su su, in alto, lentamente gorgogliava la luce materializzata in filamenti di tessuto solare, simili ai fili vivi e cangianti delle cuciture in seta dei ricami sul crespo giapponese. E mi sembrava che quei filamenti, vivi e portatori di luce, si muovessero, ondeggiassero, divenendo simili a uccelli veleggianti a un’altezza inaccessibile… Così in alto che se avessero perso le piume, quelle piume non sarebbero cadute, scendendo verso terra, ma sarebbero volate verso l’alto, trasportate via per scomparire per sempre dal nostro mondo. E fluiva, scendendo dal cielo, una musica quieta, incantevole, forse un tintinnio di campanelli o un gorgheggiare musicale di uccelli. “Sono cicogne”, udii all’improvviso una voce e mi sono svegliato. Un sogno strano, bellissimo. A volte faccio dei sogni stupendi.

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10 febbraio 1979

Mio Dio! Sento che Ti avvicini a me. Sento la Tua mano sulla mia nuca. Perché desidero vedere il Tuo Mondo così come Tu l’hai creato e i Tuoi Uomini come Tu cerchi di renderli. Ti amo, Signore, e non Ti chiedo nient’altro. Accetto tutto quello che da Te mi viene e solo il peso della mia malvagità, dei miei peccati, il buio della mia anima meschina non mi permettono di essere il Tuo degno servitore, Signore! Aiutami Signore e perdonami!

Un’immagine è un’impressione della Verità, che il Signore ha permesso ai nostri occhi ciechi di intravedere.

Sembra proprio che Stalker sarà il mio miglior film. Questo mi fa un certo piacere, ma niente di più. O meglio mi dà sicurezza. Ma non significa però che io sopravvaluti i miei film. Non mi piacciono, trovo che ci sia troppa smania, troppa vanità, troppa falsità.

È fonte di una grande felicità avvertire la presenza del Signore.

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12 febbraio 1979

Sono andato a trovare Toni e gli ho raccontato questo soggetto:

un uomo, uno scrittore, che ha raggiunto le sfere più alte dell’evoluzione spirituale, pronto a morire, è un intellettuale onesto e buono. Un solitario, che ha sempre disprezzato la vanità del mondo e il successo e che un bel giorno, guardandosi allo specchio, scopre sul proprio volto i segni di una malattia terribile: la lebbra. Aspetta per un anno che la malattia si manifesti pienamente, ma un anno dopo (i medici, autorevoli scienziati) gli dicono che è guarito. Fa ritorno alla sua casa dove tutto giace sotto una coltre di polvere. Il quaderno sul quale voleva prendere nota di qualcosa si sgretola sotto la matita che sprofonda nella carta ridotta in polvere. “Non fa niente”, mormora sordamente. “Non fa niente”, ripete ad alta voce alla sua immagine riflessa nello specchio, per accertarsi di essere ancora vivo. Ma è vuoto ormai. Vuoto come il bozzolo di una crisalide, dal quale la farfalla è già volata via. E capisce che il più grande dei peccati è l’orgoglio. Perché un tempo aveva immaginato di aver raggiunto le vette dell’evoluzione spirituale, mentre ora è meno di niente: la coscienza della morte, attraverso la malattia, l’ha svuotato completamente. Egli apre allora la Bibbia e legge: “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo tutti gli animali della campagna e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati…”.

“In principio era il Verbo”, dice allora quell’infelice.

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9 aprile 1979

Di ritorno a Mosca dall’Italia, sono immediatamente assediato dai problemi. A casa, in camera mia, ospiti, fumo di sigarette, musica a tutto volume, vino e cognac sul tavolo. Uno spettacolo abominevole.

L’Italia è stupenda, Roma è possente e virile. L’aria è pura, non ci sono fabbriche né officine, relegate in periferia. Nelle vie il glicine, i susini e i siliquastri sono in piena fioritura. C’è una luce strabiliante. Per il mio compleanno Tonino Guerra e Franco Terilli mi hanno condotto in provincia. Perugia (con la sua meravigliosa piazza centrale), Pienza (città costruita da un solo architetto secondo un unico progetto, in onore di Pio II), Assisi, la città che ospita le spoglie di San Francesco. Con la sua doppia cattedrale a due livelli e gli straordinari affreschi di Giotto. La stupenda Montepulciano. Il paesaggio con le antiche cittadine arroccate sugli speroni di roccia è veramente straordinario. Era molto tempo che non raccoglievo impressioni altrettanto forti.

Ho avuto modo di incontrare Antonioni, Rosi, Fellini. Da Rosi ho conosciuto Antonello Trombadori, comunista e deputato, che ha pronunciato un’orazione scagliando tuoni, fulmini e accuse contro di noi, spiegando in cosa i comunisti italiani sono diversi dai nostri.

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2 aprile 1982.

Domenica, nel giorno del mio compleanno, andrò in chiesa.

Come può essere che gli uomini percepiscano tramite i propri sensi una realtà identica? Dov’è qui il fattore X? Forse X è da riferirsi alla realtà o alla nostra percezione della realtà? Il punto è, quindi: se gli organi dei sensi ci sono stati dati (in quantità limitata) è perché ‘creiamo’, ‘modelliamo per noi stessi’ il nostro mondo materiale. Giacché obbiettivamente (in mancanza di un termine più adatto) il mondo è assolutamente, infinitamente denso, come il nucleo del più pesante dei pianeti; informe, semplicemente un mattone infinitamente grande della materia assoluta. Ma grazie al fatto che possediamo degli organi di senso e la coscienza, noi abbiamo fatto scaturire il nostro mondo, il mondo nel quale viviamo, dalla nostra percezione parziale della realtà materiale.

La nostra ragione non sospetta l’esistenza di altri parametri, e così va fantasticando su questo tema secondo le modalità della matematica e della fisica. La scienza non consiste tanto nella comprensione delle leggi obbiettive della natura, quanto nella scoperta delle leggi che regolano il funzionamento della nostra coscienza. Una specie di musica. Immagine. Simbolo. Segno. Un simbolo matematico della verità, corrispondente alle possibilità di conoscerla col nostro cervello. 

Andrej Tarkovskij