Tanti auguri Tim! Ho sempre sognato di essere Edward mani di forbice…

Posted on agosto 24, 2018, 7:10 am
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…e quelle lame sembravano piume e non è mai stato così dolce tagliare, e chi ha mai pensato che il ferro fosse una carezza, che un’arma potesse diventare fiore?

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Edward mani di forbice – cioè “Edward Scissorhands” – è la storia di Frankenstein riabilitata e corretta, il Moloch innocente, l’innocenza che prelude l’uomo, il Minotauro che crea una cetra con le corna per cantare odi agli alberi e agli uccelli.

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“Edward mani di forbice” è al cinema nel 1990; protagonisti: Johnny Depp e Winona Ryder

Era il 1990 e Tim Burton s’inventa una credibile icona della diversità, muso bianco, sviolinata di capelli, tuta in pelle nera, borchiata, da boia, il mostro disintegrato dai pettegolezzi e dalla connaturata cattiveria degli esseri umani. L’imperfezione è una gloria tagliente.

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L’uomo è quello che è grazie alle mani, al pollice flessuoso, alla capacità di afferrare e di toccare: ciò che Edward tocca, sanguina, ma quelle forbici retrodatano l’offesa, porgono a una santità ulteriore. Il film si incentra sulle mani, sul manovrare, sulle manovre. Il mostro con le dita a forma di lama compie il bene che non riesce a chi è dotato di mani, manovratore di meschinità.

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Volevo essere Edward per scrutare i miei pensieri con le lame e incidere poesie nel ghiaccio e adorare tutto ciò che non sa sopravvivermi.

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Nel 1990 Tim Burton ha poco più di trent’anni, nel 1984 ha già messo in mostra il mostro con il delizioso corto Frankenweenie, quando lavorava per la Disney. Ora, rientrato nei ranghi Disney, 60 anni il 25 agosto, un altro mostro, Dumbo. Atroce precipizio dal cinema ‘d’autore’ a quello ‘di cassetta’ dicono i puritani; poco importa, Tim, un mostro di bravura, può tutto.

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Nel 2007, dicono le didascaliche note, Burton ottiene il Leone d’Oro alla carriera: il regista più giovane di sempre a portarsi a casa quel riconoscimento, quasi tombale. Proprio quell’anno va al cinema uno dei suoi film più brutti, Sweeney Tood. C’è sempre Johnny Depp – che ha perduto quell’infantile, fruttuosa innocenza – e ci sono sempre tante lame. Edward è Abele, Sweeney Todd è Caino, ma caino è ogni giudizio. Edward perdona tutto, il “barbiere di Fleet Street” punisce colpe inesatte, inesistenti.

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Al posto di andare alla Scuola Holden – che è sostenuta dal Gruppo Feltrinelli: perché non costruire una grande Università della letteratura italiana, con rappresentanza di tutte le sigle editoriali? – è sufficiente guardare Big Fish, il film più bello di Tim Burton, era il 2003. Si racconta la storia di una vita comune, quella di Ed Bloom, che diventa straordinaria perché lui, Ed, ha una straordinaria capacità di raccontare storie. E le storie, infine, evolvono in mito, s’incarnano nella tua storia, tu diventi quella storia. Questa è la frase memorabile che vale i costosi corsi alla Holden: “A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale”.

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Poi, certo, c’è La sposa cadavere (2005), con Victor che è l’avatar di Edward mani di forbice, un ragazzo pieno di fantasie, fuori dal mondo, alieno al convegno umano; e poi c’è Nightmare Before Christmas (1993), di cui Burton è ideatore e produttore, con Jack Skeletron, re di Halloween, che anela a diventare zar del Natale… In ogni film di Burton, torna l’icona di Edward, l’innocente vessato, la creatura desiderata dall’uomo ma ripudiata dall’umanità… pensate a Willy Wonka, ad esempio, che produce la cosa più dolce, il cioccolato, attirando a sé avidità e violenza.

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Chi fa il bene attira il male: ma già domandarsi in merito al bene, è il male. Dice Tim Burton.

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Tim Burton ha capito che soltanto un mostro può perdonare la nostra mostruosità. Le lame di Edward compongono ventate assoluzioni.

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Chiedo di poter amare adornato di lame – troppo facile toccare un corpo con le mani. Pur di non colpire gli altri, Edward ferisce se stesso – e la solitudine pareggia la sua natura fittizia. Egli è un falso più congeniale al mondo di della creatura mondana.

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Più Bacco malato che Bestia, Edward: la tettuta milf, nel film, desidera essere squarciata da quell’indefinito mostro diventato improvvidamente ‘alla moda’, dalla virilità stralunata, da scoprire; soltanto Kim (la flautata Winona Ryder) sa che sotto quella coltivazione di lame c’è un bimbo, totale, e che i mostri sono tutti gli altri, i guardoni, guardinghi del proprio, incapaci all’amare. In fondo tutti, infine, vogliono cavalcare Minotauro, vogliono offrirsi come primizia al mostro: è lui, reso puro dalla mostruosità, a rifiutarsi.

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…Edward è l’uomo che ha il coraggio di dire chi ama in pubblico, subendo lo scherno, l’oltraggio, la boria delle risa.

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Ogni amore è tale perché ha in dote l’impossibile – altrimenti, è il solito mantra della corruzione, il ballo dei corrotti.

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Il problema, in arte, è sempre quello: come raffigurare l’innocente. Come raffigurare la mostruosità dell’innocenza. Tanti auguri Tim. (d.b.)