Posted on ottobre 03, 2017, 1:20 pm
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C’era un tempo in cui si poteva pisciare in pace. I putti, negli affreschi medioevali, potevano scorazzare col pisellino al vento di Dio senza che il pittore subisse accuse di pedopornografia, nel Rinascimento, poi, la scoperta eccitante della classicità consentiva l’esaltazione della mente e il cerimoniale della carne. Un Venere e Cupido di Lorenzo Lotto, siamo nel 1525, mostra la divina nuda, corona sul capo, dalle forme molli, docilmente adagiata su una coperta blu, a tacitare il prato e i funambolismi delle vipere; di fianco a lei, il dio dell’amore ride, birichino, mirando il pisello – e lo schizzo di olimpica urina – verso l’immacolato corpo della mammà. Nella Cappella Ovetari di Padova, invece, nel ciclo dipinto da Andrea Mantegna, un putto urina sospeso su una quinta di ghirlande, “il lungo getto di piscio raffigura simbolicamente il battesimo”, ci spiega Jean-Claude Lebensztejn, storico dell’arte francese, già autore di diversi studi sull’opera di Cézanne, uno che – da ciò che leggiamo nel suo reperto biografico – ha tradotto il genio taoista Lao-Tze e se la intende con il Marchese De Sade, Kafka e Lautréamont, oggetto, la triade di scrittori ‘perversi’, di un prossimo libro. In Pissing Figures 1280-2014 (David Zwirner Books, pp. 168, $ 14.95) Lebensztejn intende creare un catalogo di ‘pisciatori’ che vanno dal Menneken Pis, la celebre statuetta di bronzo di Bruxelles, con il pupo che piscia in faccia a tutti in pieno centro storico, al Piss Christ di Andres Serrano del 1987, il crocefisso di plastica immerso in una vasca colma di piscio dell’artista. Dopo la merda d’artista, il piscio d’artista, che pisciata, sussurrerà qualcuno di voi – giustamente, perché Serrano in tempi migliori sarebbe considerato un coglione mica un genio. Ci avviciniamo al punto nodale del libro, altrimenti risolto in un album di volubili curiosità che renderanno vorace il voyeur – d’altra parte, chiunque ha a che fare con l’arte è un orgoglioso ‘guardone’. Tra le tavole spiattellate nel tomo, ci sono i disegni di Rembrandt del 1631 che raffigurano una donna dalla fica potente, che si tira su la gonna, sgancia una bordata di piscia e si guarda alle spalle, fiera che nessuna la osserva – tranne noi… Poi c’è un ovale di François Boucher, siamo a metà del Settecento, di rara goduria: la madama, riccamente vestita e piuttosto provocante, è a gambe aperte, in piedi, con una mano eleva il gonnone a nuvola, con l’altra regge il pitale in cui versa l’aureo liquame. La tavola di Paul Gauguin del 1892, Te Poipoi, che blocca una polinesiana che fa i bisogni nella foresta e sfida lo spettatore – cioè noi – come a dire, ‘che guardi? non la fai anche tu?’, raffigura, secondo lo storico dell’arte, un punto di non ritorno nella storia dell’arte della pisciata. Si tratta “dell’ultima, moderna-primitiva, visione dell’Età dell’Oro: da allora, defecare e urinare saranno atti privati”. E privare l’atto privato del proprio status di assoluta riservatezza, come si sa, diventa scandalo. Da allora, “inequivocabilmente, la pisciata rientra nella grammatica del porno o nei reflussi del sadomasochismo”. Innocenza perduta? Ingresso nelle tenebre del perbenismo? Può darsi. Di certo, la scena dell’Ulisse di James Joyce in cui Leopold Bloom è sulla tazza del cesso a leggere fece scalpore. Perché mai?, direbbe un uomo di qualche secolo prima, fa quel che fanno tutto. Un conto, in effetti, è nascondersi dietro un cespuglio per fare pipì – per decoro, perché, inoltre, un gesto naturale rientra nella natura – un conto è chiudersi a chiave in un bagno riccamente adornato, gocciolando il piscio in un water di ceramica – la glorificazione di un atto altrimenti osceno, che fa cattivo odore, che urta i puri di cuore. Abbiamo reso ‘scandaloso’ un gesto naturale, ci dice Lebensztejn, “il piscio rischia di essere il sintomo del declino di un’epoca che non sa cambiare pelle” (e qui, oltre alla storia dell’arte ci viene in soccorso il dottor Freud). “Sogno un’era in cui la pisciata sia di nuovo una benedizione”, chiosa Dan Piepenbring in un lungo articolo sul New Yorker dal titolo esemplare: A Secret History of the Pissing Figure in Art (https://www.newyorker.com/books/page-turner/a-secret-history-of-the-pissing-figure-in-art). Siamo obbligati quotidianamente a mostrare gli attributi: fa ancora scandalo una pisciatina? Un tempo pure gli angeli pisciavano.