“Per scrivere questo libro, ho imparato la lingua dei segni”. Un libro in 3D: dialogo con Stefano Corbetta

Posted on Novembre 18, 2020, 1:08 pm
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La forma del silenzio: è un titolo molto bello. Partiamo dunque da qui: che forma ha il silenzio?

Ti ringrazio per essere partita da qui perché mi dà modo di dire una cosa a cui tengo moltissimo: il titolo è di Luigi Spagnol, è lui che ha voluto questa storia ed è lui che mi ha aiutato a definirne la forma che avevo immaginato. Il tempo che ho trascorso con lui, pochi mesi, purtroppo, anche a causa del lockdown della primavera scorsa, è stato uno spazio che ora inizio a comprendere con più chiarezza; soprattutto ricordo i momenti in cui il silenzio che lasciava seguire a poche parole mi accompagnava nei giorni successivi, costringendomi a considerare soluzioni diverse da quelle che avevo ipotizzato. L’ultima immagine che ho di lui è nel suo studio in casa editrice, seduto su una poltrona, con la testa appoggiata di lato su una mano. La forma del silenzio è sempre un’immagine che vive.

Il protagonista maschile del romanzo è Leo, un bambino sordomuto. Nell’evolversi della vicenda tu riproduci dialoghi nel linguaggio segni, cosa complessa da fare con la parola scritta. Come hai lavorato per arrivare a creare una comunicazione così credibile?

Prima di iniziare la stesura del romanzo ho parlato con interpreti della Lingua dei segni, ho chiesto loro di mostrarmi come un certo personaggio avrebbe potuto dire una determinata cosa, che fosse un semplice oggetto, un’idea o un sentimento. Ho provato a riprodurre quei segni e ho cercato di sentire i movimenti del mio corpo nella tensione di voler comunicare. Mi sono detto, se tu dovessi usare il corpo per parlare, cosa diventeresti? Forse questo approccio mi ha permesso di rendere più credibile l’assenza di parola.

Anna, la protagonista femminile, sorella di Leo, da adulta fa la psicologa, una professione che si espleta attraverso il dialogo e l’ascolto. Eppure è una donna che non riesce a portare a galla ed esprimere i propri sentimenti e la narrazione procede tra parole che mancano e rimangono nel “non detto” e l’ascolto degli altri. Una tessitura che non credo sia casuale, risponde a una scelta?

Che bella questa domanda. Anna raccoglie l’eredità lasciata da Leo diventando interprete della Lingua dei segni. In questo modo cerca di colmare il silenzio che il fratello ha lasciato. Lei, che a quattordici anni era l’unica in grado di entrare nel mondo di Leo proprio per la sua propensione a saper ascoltare, dopo la sua scomparsa si ritrova a dover crescere con un io decentrato, o forse iper-recettivo. La scelta di fare di lei una psicologa era un paradosso che mi è sembrato interessante. Quanto di quello che sappiamo fare per gli altri siamo in grado di fare per noi stessi?

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La lettura. Romanzo meticoloso e delicato che ci racconta due esistenze intrecciate da un filo indissolubile: Anna e suo fratello Leo, sordomuto. L’intreccio dei rapporti intessuti sulla tela della difficile comunicazione tra chi non può parlare e chi non vuole parlare, chi – come la protagonista – fatica a trovare l’espressione di sé. L’abilità del narratore che riesce nel difficile obiettivo di “far dialogare” i personaggi attraverso la gestualità. Una storia scritta con grande sensibilità che incide il solco di emozioni sempre in bilico, con pennellate che avvolgono la vicenda di mistero e atmosfere rarefatte.

La citazione. “Michele cerca di distinguere i lineamenti, ma è solo una maschera indefinita. L’aria sale dai polmoni, ne esce un grido. Strizza gli occhi, i capelli tra le dita, e raccoglie il respiro. Conta fino a dieci. Il volto resta lì, davanti a lui. Michele sente il suo alito, il battito delle ciglia, sente gli odori. Vorrebbe scappare, ma sa che è inutile. È il volto ad andarsene, succede sempre così.”

L’autore. Stefano Corbetta è nato a Milano nel 1970. Alla professione di arredatore di interni ha affiancato una lunga esperienza come batterista jazz, per approdare poi alla scrittura. Ha pubblicato due romanzi: Le coccinelle non hanno paura (Morellini, 2017) e Sonno bianco (Hacca, 2018). È stato incluso nell’antologia Lettera alla madre (Morellini) e nelle raccolte di racconti Polittico (Caffèorchidea) e Mosche contro vetro (Morellini). Il suo sito è www.stefanocorbetta.com.