“Nella vita i professori bravi non si dimenticano”: Stefano Accorsi racconta da Lecce il suo ultimo film, “Il Campione” (ispirato vagamente alla storia di Mario Balotelli)

Posted on Aprile 19, 2019, 12:05 pm
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Vent’anni di premiazioni, anteprime, incontri indimenticabili. Quest’anno il Festival del cinema europeo di Lecce, diretto come sempre da Alberto La Monica, spegne venti candeline, un anniversario importante per un appuntamento con la settima Arte cominciato quasi in sordina, tra le indimenticate sale del cinema Santa Lucia che oggi ahimè non esiste più, ma che poi ha visto aumentare la sua popolarità portando un po’ di glamour al capoluogo barocco.

Stefano Accorsi e Carlo Verdone al Festival del cinema europeo di Lecce

Ogni anno l’appuntamento è fissato tra la prima e la seconda settimana di aprile, in quei giorni immersi tra il languido tepore e le capricciose piogge primaverili, in momenti di sbalzi climatici che però non fanno calare l’attenzione dal fermento e dalla trepidante attesa per l’arrivo di registi e divi del cinema italiano ed europeo. Non sarà come stare a Venezia, Torino o Roma ma in queste due decadi la kermesse salentina ha visto passare grandi registi come Ferzan Ozpetek, Stephen Frears, Danis Tanovic e Emir Kusturica. E poi ancora non sono mancati i protagonisti della rinascita del cinema italiano, da Toni Servillo a Elio Germano, da Valerio Mastandrea a Valeria Golino fino alle grandi icone come Claudia Cardinale o Stefania Sandrelli, la quale ha aperto l’edizione portando tutto il suo fascino e la sua leggerezza, mentre ha raccontato divertenti aneddoti sui suoi film girati in quasi sessant’anni di carriera. L’attrice toscana ha lavorato con Germi, Scola, Bertolucci e ultimamente anche con Virzì nel premiatissimo La prima cosa bella.

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Oltre ai protagonisti del cinema europeo – quest’anno è toccato all’autore russo Aleksandr Sokurov – puntualissimi sono arrivati Carlo e Silvia Verdone, quest’anno senza l’altro fratello Luca, per il consueto appuntamento con il premio dedicato al padre Mario Verdone e destinato alla migliore opera d’esordio per un regista che non ha ancora compiuto quarant’anni. Come tutti i festival che si rispettano c’è stato un miglior film vincitore – a cui è stato consegnato con tanto di cerimonia finale non l’Oscar, né il David né il Nastro d’argento bensì l’Ulivo d’oro, albero rappresentativo del Salento – premiato da una giuria presieduta da Marco Müller e che ha scelto Oray di Mehmet Akif Buyukatalay, un film forte sul problema dell’immigrazione in Europa. Il premio Mario Verdone invece è andato a Damiano e Fabio D’Innocenzo per Terra dell’abbastanza, lungometraggio sui problemi dei giovani, sui loro inferni e le possibili redenzioni. Proprio in quest’ultimo film si scorge un volto che diventerà indimenticabile per chi questa settimana andrà al cinema a vedere Il Campione, film diretto da Leonardo D’Agostini e interpretato da un incredibile Andrea Carpenzano e presentato in anteprima a Lecce. Alla conferenza stampa mancava purtroppo il giovanissimo protagonista ma Stefano Accorsi, comprimario di Carpenzano, è intervenuto dicendo quanto effettivamente abbia amato girare questo film. “È la prima volta che vengo a Lecce – dice l’attore bolognese – non mi pare di essere mai venuto per una tournée o per altri spettacoli. Questo film è un modo per rappresentare una società che vive di immagine”.

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È cresciuto Accorsi, sta diventando un uomo sempre più fascinoso e più complesso rispetto al cliché a cui ci aveva abituati. Non è più il trentenne scanzonato e un po’ distratto, non è più il ragazzone scapestrato. Nel Campione interpreta la parte di un professore che deve preparare alla maturità l’asso del calcio Christian, prototipo dell’atleta geniale ma un po’ troppo sregolato, circondato da gente che vuole solo sfruttare la sua notorietà, schiava di una superficialità e un egocentrismo insopportabile. “Volevamo raccontare i sobborghi di Roma – spiega il regista D’Agostini, al suo esordio dietro la macchina da presa – il mondo delle periferie e dei valori che abbondano in certi contesti. Ci siamo un po’ rifatti al personaggio di Balotelli per descrivere Christian. Ci dedichiamo a questo film da più di quattro anni”. Presente alla presentazione venerdì scorso anche la sceneggiatrice Antonella Lattanzi, già affermata scrittrice, che aggiunge: “Il mondo del calcio è stato solo un pretesto per raccontare la fama, il successo e un’amicizia”. Stefano Accorsi è entusiasta del film e conclude: “Sono molto curioso di percepire l’emozione del pubblico in sala. Sento inoltre una grande responsabilità verso Valerio, il professore che deve far studiare Christian, un uomo che si ispira un po’ alla figura di uno psicologo che incontrai anni fa. Nella vita i professori bravi non si dimenticano. Quelli bravi cercano di diffondere e trasmettere la propria passione a tutti gli studenti, non solo a quelli bravi e diligenti”.

La prossima edizione del festival è fissata tra il 30 marzo e il 4 aprile 2020. Chissà quanti altri ospiti e novità ci attenderanno l’anno prossimo, per un pizzico di glamour e di follia tra la quiete primaverile e il sole che si riflette sulla pietra leccese e sulle volute delle sue chiese barocche.

Virginia Longo