State sereni, l’uomo non è buono, e se viviamo insieme senza ucciderci lo dobbiamo al rito: Dejanira Bada ci spiega “La Violenza e il Sacro” di René Girard

Posted on Lug 21, 2018, 9:54 am
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Ho conosciuto questo libro tardi, troppo tardi. Però poi certi incontri avvengono, per destino, perché deve succedere. Questo è uno di quei libri che dovrebbero assolutamente leggere gli scrittori, gli editori, gli antropologi colleghi di René Girad, che ne è l’autore, gli psicologi, gli avvocati, i pittori, i poeti e non solo. È un libro che permette di conoscere nel profondo l’essere umano. Ma come spesso accade quando ci si guarda dentro, può anche lasciare delusi se non addirittura sconvolti. È un po’ come scoprire il proprio lato d’ombra e dover cominciare a farci i conti.

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Quello che scaturisce da La Violenza e il Sacro è una realtà che potrebbe non piacere: l’uomo non è buono. L’uomo ha bisogno della violenza, fa parte di lui, da sempre, e per riuscire a gestirla ha ideato il sacrificio.

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Bisogna dare sfogo alla violenza per impedirne il dilagare. La violenza genera violenza, e così all’infinito. Ecco l’importanza della ricerca di una vittima espiatoria. Si deve trovare qualcuno da sacrificare, uno a caso, un membro della comunità, o se è abbastanza, un animale che di solito è utile alla sopravvivenza. Scelta la vittima, l’omicidio non è più omicidio ma sacrificio, gesto portatore di pace che deve far cessare le diatribe tra le comunità, le famiglie, i popoli.

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“Gli uomini non possono far fronte all’insensata nudità della loro stessa violenza senza rischiare di abbandonarsi a tale violenza; essi l’hanno sempre misconosciuta, almeno parzialmente, e la stessa possibilità di società propriamente umane potrebbe in realtà dipendere da tale misconoscimento”.

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violenza e sacroGirard non ci dà scelta: bisogna comprendere e accettare che la nostra società si è formata in questo modo, che se oggi riusciamo a vivere in queste grandi città senza ucciderci l’un l’altro, lo dobbiamo ai sacrifici, ai rituali, e oggi a quell’immenso sistema giudiziario che ha sostituito la perpetua necessità della vittima espiatoria razionalizzando la vendetta, prendendone il monopolio.

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Il sacrificio è nato per tenere a bada la vendetta. La nostra società ha basi nel sangue, e fare i buonisti e scandalizzarsi, in questo caso vuol dire negare la realtà. I rituali religiosi sono stati ottimi e solidi espedienti per gestire la violenza. Il sacrificio, quando ce n’era bisogno, avveniva sempre con pietà nei cuori, non certo con cattiveria. Ribadisco il concetto che il sacrificio non è mai omicidio. Mai nessuno sarà punito per aver sacrificato qualcuno in nome della salvezza della comunità. È sopravvivenza, è istinto, è preservazione della specie. Perché i primitivi lo sapevano bene: la violenza è contagiosa. C’è chi ci si dedica anima e corpo e chi la rifiuta, ma se la si rifiuta si permette il diffondersi di altra violenza. Non c’è soluzione. Solo la violenza vince sulla violenza.

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Girard cambierà la vostra visione della sessualità, delle mestruazioni, del parto, della morte, delle feste, delle vacanze che possono prendere una brutta piega, della tragedia, del complesso di Edipo, dell’incesto, dei gemelli, tutti generatori di scompiglio, tabù, propagatori di violenza. Il marito o la moglie che si sceglie sono oggi la vittima sacrificale, l’individuo con cui dare sfogo a sessualità e violenza fuori dalla comunità, lontano dal circolo familiare d’origine. Per questo l’incesto fu proibito, perché la sessualità, la gelosia ecc., sgorgavano in seno alla comunità e questo non si poteva permettere.

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La Violenza e il Sacro non vi farà più guardare l’essere umano nello stesso modo. Molte cose vi saranno incredibilmente chiare. Girard spiega tutto in maniera semplice, e senza usare chissà quali paroloni. Girard vuole comunicare con il suo interlocutore, non si rivolge solo all’élite culturale o a chi mastica Dioniso, Totem e Tabù e Strutturalismo dalla mattina alla sera.

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“Perché l’ordine possa rinascere bisogna anzitutto che il disordine arrivi al culmine, perché i miti possano ricomporsi bisogna anzitutto che siano interamente decomposti”.

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La violenza fondatrice è l’origine di tutto, di quello che di più caro ha l’uomo al mondo, e la religione sembra essere nata per gestire i meccanismi delle vittime espiatorie, a differenza dei primordi, quando gli uomini si uccidevano solo per propria convenienza e non certo per un cielo vuoto.

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Più i riti saranno violenti, più la comunità avrà possibilità di salvezza.

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La follia per ritrovare la calma. Il sangue per tornare a vivere tranquillamente. I divieti per la sopravvivenza della società. Una sola e potente violenza per l’armonia collettiva.

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“Nella vita animale la violenza è fornita dai freni individuali. Gli animali di una stessa specie non lottano mai a morte; il vincitore risparmia il vinto. La specie umana è priva di tale protezione. Al meccanismo biologico individuale viene a sostituirsi il meccanismo collettivo e culturale della vittima espiatoria. Non vi è società senza religione perché senza religione non sarebbe possibile nessuna società. I dati etnologici convergenti avrebbero dovuto illuminarci da molto tempo sulla funzione e persino sull’origine dei divieti. La trasgressione rituale e festiva designa chiaramente tale origine poiché si articola sul sacrificio o sulle cerimonie dette ‘totemiche’”.

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Il perpetrarsi del diverso, della differenziazione, è ciò che salverà il mondo da quel mostro che crediamo estraneo e che invece è dentro di noi, e il riconoscere la nostra dipendenza dal religioso, senza il quale ci scanneremmo come bestie.

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Largo quindi ai miti, ai rituali, ai sistemi di parentela e al riconoscimento del primitivo che è in ognuno di noi, per impedire una crisi dell’Occidente, una crisi del sacro, e un ritorno inesorabile alla violenza.

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“La violenza ormai regna apertamente su tutti noi, nella forma colossale e atroce dell’armamento tecnologico. Ed è questa, ci dicono gli ‘esperti’, senza neanche batter ciglio e come se si trattasse della cosa più naturale, che tiene relativamente a bada il mondo intero”.

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Ma bisogna chiarire che non c’è un culto della violenza, l’uomo la adora come unica portatrice di pace. L’ambizione è proprio la non-violenza. La violenza o il sacro.

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“Occorre che gli uomini trattengano il respiro. Ogni movimento sconsiderato può comportare un’improvvisa burrasca, un maremoto in cui scomparirebbe ogni società umana”.

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La violenza potrebbe tornare e rivelarsi catastrofica, ma non come insegna il religioso, sotto sembianze di vendetta divina, ma puramente e semplicemente umana. Rendere manifesto tutto questo potrebbe impedire la crisi che porrebbe fine alla società.

Dejanira Bada