Sono un ciclo-amatore e spendo 15mila euro per la bici da corsa. D’altronde, cosa viviamo a fare se non ci togliamo qualche soddisfazione? Repertorio di vite sfigate

Posted on aprile 18, 2018, 9:11 am
5 mins

La nostra società – intendo quella degli esseri umani – è sempre stata un big bang di contraddizioni, nella storia, in ogni latitudine-longitudine. Poverissimi che muoiono di fame, ancora oggi. E ricchissimi che muoiono per il troppo che possiedono, anche domani. Con la forbice, tra estremi, che si apre ogni giorno di più.

Insieme e oltre a ciò c’è la nostra – sempre intesa come specie – volontà di gratificarci, riassumibile nella frase che tutti abbiamo detto almeno una volta nella vita. “Cosa viviamo a fare se non ci togliamo qualche soddisfazione?”

Poi, dopo una certa età, soprattutto per gli uomini, con meno stabilità in testa rispetto alle donne, c’è una mania che prende il sopravvento e che, se cessa, cessa in tarda età, quando si comincia a fare i conti con l’eternità di quello che ci sarà dopo.

La mania può essere sportiva: camminare, correre, arrampicare, andare per mare con mille mezzi o sgambare in bicicletta (tre di queste attività le faccio anche io con ritmi da moviola). E davvero ne conosco tanti di miei coetanei che fanno 10 mila chilometri all’anno in bicicletta. Un pensionato, in Casentino, ne ha fatti 40 mila in un anno. Con tanta salita, ci tengono a dire. E chi con malizia sostiene che lo fanno perché questi hanno smesso di trombare non è distante dalla verità. D’altronde è normale sublimare l’assenza di sesso – troppo stressante il prima, il durante e il dopo, nella società odierna stressata di suo – con uno sforzo fisico-mentale che pensiamo equivalente.

Se il filosofo che diceva che la verità sta nel mezzo aveva ragione, il lato curioso della questione non è smettere di trombare, è quanto spendiamo per le nostre passioni alternative. Il top di gamma di una bici da corsa arriva a 15 mila euro. C’è chi spende 3 mila euro per 2 ruote o 700 euro per abbassare il peso della propria bici di 3 etti. E sono ciclo-amatori. Spesso hanno mestieri normalissimi, alcuni da mille euro e spiccioli al mese. Impiegato, operaio, rappresentante. Come fanno a pagarsela questa passione? Con sacrifici, a rate, con i soldi dei padri-nonni, non uscendo per andare a riempire i ristoranti, senza Sky e Netflix, eccetera.

Poi c’è la mania per il possesso: l’orologeria meccanica di alta gamma costa ben più della bici ma almeno non devi faticare per pedalare e non devi nemmeno esagerare col doping. E le dinamiche si complicano perché nei decenni – intorno a una dozzina di modelli particolari – si sono registrati boom che hanno reso ai fortunati acquirenti dei guadagni notevoli, talvolta pazzeschi. Ma il 99,9% degli appassionati che conosco con gli orologi ci ha rimesso e i più sfigati, andando ben oltre le loro reali possibilità economiche, sono saltati per aria, svendendo le loro collezioni.

La gratificazione, per alcuni, significa status. Appoggiare il culo su una Colnago C64… Allacciare al polso un Rolex Daytona 116500… Una famosa pubblicità della Sprite diceva “L’immagine è zero, la sete è tutto”. Ecco, per i rispettivi target, Colnago C64 e Daytona 116500 fanno venire una “sete” della Madonna. Con le automobili è la stessa roba. Ferrari e Bentley garantiscono lo sguardo contraccambiato tra passante – sempre uomo, il lato fragile dell’umanità – e chi sta alla guida, altrimenti invisibile. Una Land Rover Defender customizzata con stile ha anche la mia approvazione. Con le moto è uguale. Il mio benzinaio ha sei Harley-Davidson.

E voi smettete di sorridere. Le donne – certe donne – fanno finta di essere superiori a queste manie ma se nomini Birkin e Kelly di Hermès le smascheri subito.

La gratificazione, per alcuni, significa status. Per altri potere. È il sesso secondo Harvey Weinstein, il più grande produttore di Hollywood che aveva quasi tutto, quasi.

Questo elenco di varia umanità per dire cosa? Che anche quando stai benino, benone o benissimo è complicato trovare un equilibrio che ti faccia vivere sereno. Almeno fino a quando non ci sarà l’apposita App nell’iPhone X.

Michele Mengoli

www.mengoli.it