“Sono tornato dall’inferno, scavalcando il cancello, e mo’ vi coddo tutti”: MC Cavallo, l’unico cantante risorto dalla morte, dialoga con Matteo Fais

Posted on maggio 02, 2018, 7:15 am
16 mins

È risorto. No, ma che avete capito?! Non Lui, sto parlando di MC Cavallo. Non sapete chi sia? E allora che diavolo ci siete andati a fare a scuola, se non conoscete il più sboccato e dissacrante degli MC sardi, quello che cantava “mi conoscono in tutto il mondo, anche a Cagliari e provincia”. E, in effetti, MC Cavallo, se non è noto proprio in tutto il mondo, ha certo avuto un discreto successo in Italia, forse addirittura più in continente che nella sua terra – il numero di visualizzazioni su YouTube parla chiaro. Il primo di Maggio è tornato con il singolo Il ritorno del cavallo vivente, dopo un’assenza dalle scene durata cinque anni, in cui, come dice lui stesso, “è morto per scherzo”.

Neanche a dirlo, una volta appresa la notizia, abbiamo smosso mari e monti e, alla fine, siamo riusciti a farci dare udienza in un bunker che neppure Adolf Hitler per proteggersi da un eventuale attacco atomico. Ecco l’intervista al cantante che è “scappato dall’inferno scavalcando il cancello”.

Mc Cavallo

L’irriverente MC Cavallo insieme all’imponderabile Matteo Fais

“Se io ti dico schiuma”…

“Voi rispondete party”… Ohhhh! Queste di solito sono le domande che faccio io, per testare la preparazione del pubblico, ‘ta gazzu (che cazzo)!

Perché a un certo punto, cinque anni fa, hai deciso di interrompere la tua carriera? E, soprattutto, perché adesso hai scelto di ricominciare?

Perché ho interrotto? Semplice, alla morte non si può sfuggire e io ero morto. Ultimamente me ne sono pentito e ho deciso di resuscitare e, adesso, si riprende, anzi si continua.

MC Cavallo, da chi hai tratto ispirazione per iniziare questa tua avventura?

Da un comico canadese, Jon Lajoie. Aveva un senso dell’umorismo che sentivo affine al mio e che nessuno in Italia utilizzava. Ma, sia chiaro, io ho preso ispirazione, non ho copiato. Lo sai, il trucco è sempre quello: se tu scopiazzi uno, basta dire che lo stai citando, che ti sei ispirato e così ti salvi. Non è il mio caso. Tutto quello che vedete che assomiglia troppo al suo repertorio è un tributo.

Ma, in particolare, cosa aveva lui che poi hai riportato nella tua musica?

Sono partito da lui per alcune battute. Jon Lajoie aveva creato un rapper fake, MC Vagina. Faceva delle battute sul sesso, che sono sì volgari ma non gratuite. Nel senso che sono talmente volgari che la volgarità non si nota, data l’esagerazione. Quello era il periodo in cui in giro c’erano rapper quali Lil Angels, Spitty Cash, Trucebaldazzi. Anche loro facevano qualcosa di simile e così, grazie a dei personaggi trash, sono diventati famosi. Io volevo fare come loro, solo che desideravo dare vita a un personaggio un po’ ambiguo, che facesse pensare “Ma questo è scemo, fa finta di esserlo, oppure è furbo e utilizza la sua scemenza per farsi ascoltare?”. Poi, piano piano, mi sono evoluto. All’inizio inserivo errori di pronuncia, modi di dire di persone non propriamente colte, robe del genere. Alla fine, simili inserti li mettevo come ciliegine sulla torta, magari in un testo leggermente impegnato. Impegnato tra virgolette, perché se dico impegnato sembra che io sia un cantante che vuole raccontare la strada. Ma già solo la parola rapper non voglio neppure che venga associata a me, perché io sono un comico. Il rap è lo strumento che utilizzo per comunicare. Anzi, una volta, per sminuirlo, ho detto che parlo con un sottofondo musicale.

Come mai hai deciso di utilizzare YouTube come piattaforma?

Era l’unica soluzione possibile e anche la sola che conoscessi, insieme a Facebook, quindi mi sono mosso contemporaneamente su entrambi i social. Ho fatto il primo pezzo come esperimento, dicendomi “vediamo un po’ cosa succede”. Il brano in questione, che molti pensano sia Scusa, me la tocchi la medusa, in realtà è Ti coddiri [che potete ascoltare qui]. Come saprai, non ha neppure un video ad accompagnarlo. È stato pubblicato solo l’audio, con un’immagine statica. Avevo visto che le reazioni erano abbastanza buone… Certo, c’erano anche quelle negative. Ma per me sono comunque tutte positive, perché l’importante è che se ne parli. Direi che, quindi, mi è andata bene.

Secondo te come è avvenuto che, a un certo punto, con queste canzoni che oscillano tra il nonsense e la goliardata, hai iniziato ad avere successo?

Perché, prima di tutto, io dico le cose che la gente non ha mai avuto il coraggio di dire. In secondo luogo, sono tutti stressati, hanno dei problemi e si sfogano dicendo le parolacce. Quindi, quando io punto il microfono sulla folla, nel momento in cui nel testo è presente una parolaccia, e loro la dicono a voce alta, è liberatorio per il pubblico. È un po’ come quando un bambino piccolo vuole fare lo spiritoso e dice “cacca, culo, cacca, culo”.

Ti consideri trash?

Sì, volutamente trash. È un genere degno di onore. Tutto è trash adesso, quindi… io ho semplicemente amplificato la cosa.

Come ti spieghi il successo di pubblico anche al di fuori dei confini isolani, malgrado la tua ironia abbia una cifra tipicamente sarda?

Il trucco è inserire alcuni termini che poi diventano slang. Adesso c’è la trap music, in cui si usano delle parole di cui non conosce il significato neppure chi le canta, tipo “eskere, sk sk, c c p p”. Io utilizzo sconcezze in sardo, che almeno hanno un significato. Anche per chi è di fuori, e non conosce il nostro dialetto, nel contesto, il senso si intuisce facilmente. E poi la pronuncia, comunque sia, è bella, nel senso che suona bene. Quando andavo a fare i concerti, le persone mi urlavano le parolacce in sardo, anche in continente. Del resto, cos’è la prima cosa che un continentale impara quando viene qui in Sardegna?  Il turpiloquio. Quando ti chiedono di insegnargli il sardo, si inizia sempre da lì.

Dietro di te, diciamo dietro il cavallo, esiste un lavoro di gruppo. Penso a RIT Boy… insomma, c’è una gangbang in corso, no?

Eja (), c’è una gangbang. In realtà siamo partiti in 3: io, RIT Boy e un personaggio che era il mio doppiatore. Io ero l’autore, RIT Boy il mio coautore (mi aiutava a fare le basi e i testi, durante i live, mixando, facendo i video, insomma faceva parte del team). Il doppiatore lo utilizzavo perché non volevo far risalire alla mia persona, attraverso il timbro vocale. Poi, per vari motivi, ci ha abbandonati. Meglio: il cachet, diviso in due, è maggiore.

Tette o culo? Questa è la domanda più seria.

L’importante è coddare (scopare).

Scusa, ogni tanto dobbiamo fare i cazzoni per far ridere.

Perché eravamo seri fino ad adesso?

Com’è che in canzoni quali Basta con la morte [che potete ascoltare qui], Atto di forza (e un po’ in tutta la tua produzione), hai deciso di adottare uno stile così difficilmente digeribile, quale quello del black humor?

Sai, è come in quel pezzo in cui dico che “questo non è razzismo, perché lo canto in una canzone”. È proprio così! Se io lo canto in una canzone è lecito. E poi, la gente ride, persino i moralisti anche se lo fanno di nascosto. Dentro di sé si stanno sbellicando, malgrado non vogliano ammetterlo né agli altri né a loro stessi. Se tu scherzi su qualcosa che è già avvenuto, non lo peggiori e non lo migliori, al massimo sdrammatizzi. Non esiste niente di intoccabile. Io farei battute anche su cose in cui credo, l’importante è che faccia ridere.

La tua opinione sulla musica rap attuale.

Vuoi che ti dica cosa ne penso della scena attuale? “Cosa ne penso della scena attuale”.

Non rilasci dichiarazioni?

È questa la mia dichiarazione.

Senti, ma come andiamo a pivelle, visto che sei così famoso?

Casomai, “come vanno le pivelle a me?” e non “come vado io a pivelle?”.

Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo MC Cavallo con la maschera da zombie?

Prima di tutto devo ancora rinascere… una volta rinato lo scoprirete. Lascio un po’ tutto in sospeso… Il trucco è che nemmeno io ne ho la minima idea. Faccio le cose come mi vengono, quindi partorisco e poi distribuisco. È tutto estemporaneo, non c’è niente di progettato. Quando faccio una canzone, non riesco neppure a resistere e pubblicarla nella data prefissata. Non ho pazienza. Presto scoprirete cosa ho in mente.

Altri artisti sardi che ammiri?

Meglio tagliarla questa.

Di tutte le canzoni che hai fatto, a quale ti senti maggiormente legato e perché?

Ne sceglierei due. La prima è Scusa, me la tocchi la medusa, perché è quella che mi ha reso famoso. La seconda è Atto di forza, in cui ho utilizzato finalmente la mia vera voce, quindi è mia al 100%.

Scusa, ma con tutti gli improperi che hai inserito nei tuoi testi, seppur scherzosamente, contro neri, zingari e baldracche, com’è che non ti hanno mai segnalato sui social?

Altroché se mi hanno segnalato! Mi hanno chiuso parecchie volte il profilo, mi hanno eliminato video che ho dovuto ricaricare. Sono stato molte volte vittima della censura.

E cosa ne pensi di questa censura?

Come ho già detto prima, “se lo canto in una canzone non è razzismo”. In un pezzo musicale tutto è lecito. Tanto, una volta che sei un personaggio pubblico, anche se sei la persona più buona al mondo, in qualche modo cercano di romperti le scatole. Sai com’è, ci sono ovunque squadre e fazioni. C’è chi sta dalla parte del vero rap e sostiene che io non possa dissacrarlo. Chi non sopporta il mio black humor. Chi vuole fare il finto moralista. Chi si scandalizza per una parolaccia. Insomma, motivi per essere segnalati non mancano mai. Il pubblico è vasto, ma l’un percento basta per farti il culo.

C’è quel tuo pezzo in cui inizi cantando “Siccome mi avete accusato di parlare solo della mia minca”. Ma, davvero, qualcuno ti ha mosso questa accusa, senza capire che tu sei un giocherellone?

Va beh, io ci scherzo, ho dato per scontato che lo facessero… In realtà, l’hanno fatto. Mi hanno detto: “Bravo, sai scrivere, sai utilizzare le rime, perché non fai anche qualcosa di serio? Vorremmo sentirti in quella veste”. Mi accusano di parlare della mia minca, nel senso che per molti potrebbe essere talento sprecato fare delle canzoni su simili argomenti. Ma il mio talento è fare brani di quel tipo. Che poi, una canzone in cui non parlavo del mio uccello l’ho scritta, Me li presti due chili di culo [che potete ascoltare qui]. Diciamo che avevo deciso di cambiare parte del corpo.

Come scrivi una canzone?

Dipende. Ogni canzone viene su in maniera diversa. C’è stato un periodo in cui mettevo un block notes sul comodino, perché io anche mentre dormo penso. Mi viene in mente una battuta, allora la trascrivo. Mi viene in mente una situazione, la trascrivo. Sento qualcosa e lo trascrivo. Succede un fatto di cronaca interessante e lo trascrivo. E devo fare anche in fretta a finire la composizione, perché altrimenti quel fatto passa di moda e non se ne parla più. Quindi faccio così: a volte costruisco tutto il verso, o una strofa, intorno a una battuta unica, poi devo inventare una trama per giustificarli.

Come sono stati girati i video? Da chi sono stati costruiti e montati in quel modo?

Sono stati costruiti da me con gli altri miei collaboratori, come RIT Boy. Spesso ci ispiriamo a qualcosa. Cerchiamo di raccogliere tutto il materiale possibile, per poi riuscire a montare tre-quattro minuti di canzone con scene non noiose. Tanto, la gente ascolta e quello che vede vede. Il video passa in secondo piano.

Chiudiamo con questa domanda: l’accusa peggiore che ti sia stata rivolta e la tua risposta.

Eh accuse!… Per me non esiste né migliore né peggiore… Accuse non è che me ne abbiano fatte più di tanto, ma ho subito delle minacce…

Minacce? Di che natura?

Va beh… i soliti auguri simpatici di morte… e, infatti, forse sono morto a causa di queste minacce. Solo che non ho voluto dare a questa gente la soddisfazione di morire per troppo tempo e sono rinato perché, prima che muoiano, queste facce da cazzo, mi dovranno rivedere. Che si coddino!

Matteo Fais

 

Il ritorno del cavallo vivente, l’ultimo singolo di MC Cavallo, potete ascoltarlo qui.