“Sono soltanto un borghese piccolo, piccolo”: 40 anni fa esce “Rimini”, il disco più strano di Fabrizio De André. E a Rimini si fa festa! Intervista a Massimo Roccaforte, la roccaforte degli indipendenti

Posted on Lug 19, 2018, 12:40 pm
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Definitivamente, con un tasso di genio inversamente proporzionale agli autori citati, Rimini appare, brutale, in un paio di film (Rimini Rimini e Rimini Rimini. Un anno dopo, entrambi di Bruno Corbucci), in un libro (Rimini, di Pier Vittorio Tondelli), in un disco (Rimini, di Fabrizio De André). In dieci anni (dalla Rimini di De André, del 1978, a quella di Corbucci, del 1988), Rimini esaurisce il suo immaginario spregiudicatamente pop. In precedenza, Rimini è un luogo di perduti, di perdenti, di folli, aureolata nel sogno: è la Rimini di Fellini (eternata in Amarcord e prima ancora ne I vitelloni) e quella, di fate e di fato, di Valerio Zurlini (La prima notte di quiete). In una intervista del 1978 rilasciata a l’Unità, De André specifica il carisma del disco ‘riminese’. “Questo disco ha come protagonista la piccola borghesia e come centro storico la Rimini dei vitelloni di Fellini. Parla dei sogni di una ragazza piccolo borghese, figlia di un droghiere, che viene coinvolta nel pettegolezzo di un aborto. Sognatrice come i piccoli borghesi, fa credere che il suo fidanzato sia stato ucciso a New York durante la ‘caccia alle streghe’, sogna di incontrare Colombo e di mettergli le manette. È seduta all’Harris bar, sempre illudendosi di essere quella che non è”. Rimini non è più un luogo, una estetica dell’estasi, ma un logo, un marchio, un simbolo. In quella intervista, in cui De André, tra l’altro, racconta la sua nuova vita da “allevatore in Sardegna… perché ho a che fare con esseri viventi” (come se il pubblico della musica non lo fosse, fosse massa indistinta, discinta), sbuca una confessione. “Anch’io sono un piccolo borghese: solo che io lo so, me ne rendo purtroppo conto”. Rimini, il disco di De André pubblicato da Ricordi con massiccia stampa promozionale (volantini cangianti con scritta: “Giugno 77: Fabrizio De André è in sala di registrazione o ha affittato due cabine a Rimini?”), compie 40 anni. L’occasione è troppa ghiotta per non farci una grande festa. La festa, in effetti, si farà, sotto il logo “Rimini canta Rimini”, il 21 luglio, con florilegio di cantanti e musicisti (da I Ministri a John De Leo, da Andrea Amati e NicoNote a Dany Greggio e l’orchestra Rimini Classica diretta da Federico Mecozzi, che rifarà il disco per intero), alle 21, nella Corte degli Agostiniani. Prima, però, alle 18 dello stesso giorno, al Fulgor risorto, ci sarà Dori Ghezzi con Giordano Meacci e Francesca Serafini che presentano Lui, io, noi (Einaudi, 2018), e soprattutto si mostra al mondo la nuova versione del disco, Rimini, rimasterizzato, insieme a un libro con copertina griffata da Eron, edito da Interno4 Edizioni. Questa, in effetti, è la vera ciliegina sulla festa (in copie numerate): oltre a materiali recuperati (compresa l’intervista fatidica a De André), appare una storia analitica del disco pubblico 40 anni fa, un articolo di Enrico De Angelis, uno studio di Stefano Pivato su La Rimini di De André e quella degli altri e altri reperti che sono una goduria per il fan e una fiera per il curioso. Alle spalle del progetto multiplo (evento musicale+evento bibliografico) c’è Massimo Roccaforte, la roccaforte degli ‘indipendenti’, editore di australe intraprendenza, di radicale generosità, che come le persone rare, ama più gli altri di se stesso. Così, lo abbiamo fermato, nello tsunami della sua esistenza attuale. Chi non ha avuto, d’altronde, un “un amore perso/a Rimini d’estate”? Rimini esiste proprio per questo: è il posto dove si perde l’amore – per trovare ciò che si ama davvero.

De AndréIntanto: “Rimini” e De Andrè. Come ti è venuto in mente il progetto, perché, che rapporto c’è tra De Andrè e la Riviera?

Non c’è un rapporto diretto tra Rimini e Fabrizio De André. La Rimini di De André è la Rimini dell’immaginario più comune nel dopoguerra: la Rimini delle vacanze in cui la piccola borghesia si annoia “tra i gelati e le bandiere” o nei più artistici dei riferimenti la Rimini della piccola borghesia di provincia rappresentata da Fellini nei Vitelloni. Personalmente celebrare il quarantennale di Rimini per me è stato lo sbocco naturale di un lungo percorso tra la cultura editoriale, politica e pubblica che da anni nel mio piccolo professo.

Che senso ha, oggi, un cantautorato come quello di De Andrè? Lasciando perdere la ‘storia della musica’, ovviamente, ma riguardo alla vita reale, vera?

Il modello di cantautore nato nel dopoguerra italiano ed egemone nella discografia italiana fino alla fine degli anni ’70, che De André ha rappresentato ai massimi livelli oggi è forse superato, si è evoluto ma non è scomparso si è appunto evoluto. A dimostrarlo stanno anche band giovani come I Ministri o “cantautori” come Andrea Appino degli Zen Circus che stanno venendo a Rimini per interpretare a modo loro il maestro di tutti Fabrizio De André.

Domanda politica. Credi che il ‘servizio pubblico’, le amministrazioni comunali, lo Stato debbano o possano fare cultura? E come, con quale idea di fondo?

La situazione italiana attualmente è così preoccupante dal punto di vista dell’alfabetizzazione generale, del rapporto tra cultura e cittadinanza, che lo Stato e le amministrazioni pubbliche dovrebbero impegnarsi sempre di più per diffondere e professare il diritto e il piacere della cultura.

Domanda editoriale. Tu sei uno che crede, lavora, divulga gli ‘indipendenti’. Ha ancora senso questo marchio in una editoria di grandi gruppi (con cui anche tu ti devi giocoforza relazionare) e di grande mercato? Che tipo di cultura del libro propagano gli ‘indipendenti’ di cui tu sei uno degli illustri interpreti?

Siamo nel pieno di un passaggio storico, di una “crisi” cominciata dieci anni fa e di un conseguente cambiamento da cui ancora non si riesce a definire l’esatta configurazione del futuro. La realtà culturale, ed editoriale in specifico, italiana è ricca di idee e protagonisti ed articolata nelle sue varie ramificazioni. Gli indipendenti in Italia sono il motore principale della creazione di soggetti, strutture e pensieri su cui poi si forma “il pensiero dominante”, ma vivono il paradosso di una continua e costante cannibalizzazione da parte dei grandi gruppi e vivono a perenne contatto con una precarietà che ne mette a repentaglio la sopravvivenza.

Prossimi progetti da ‘agitatore culturale’.

Tanti! La quarta edizione di InVerso per il Cantiere Poetico per Santarcangelo dal 7 al 9 settembre, sette libri in uscita come editore tra settembre e novembre (interno4 edizioni e Goodfellas), quattro dischi a marchio Spittle e il tentativo di costruire una nuova struttura promozionale dedicata alle librerie indipendenti e ai piccoli editori che è da sempre, con tutti i miei limiti, la mia attività principale.