Sia lode ora a Lalla Esposito, ‘cantattrice’ superba, vero gioiello della scena italiana. Grazie a lei, rivive “Teresa Sorrentino” testo fragile e dissacrante del grande Elvio Porta

Posted on Aprile 14, 2018, 8:33 am
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Quando nel 1974 si incontrarono lo scrittore Elvio Porta e il regista Armando Pugliese nacque Masaniello, colossal musicale e teatrale per il quale allestimento Pugliese, anche coautore, abolì la distanza fra palcoscenico e platea sfruttando la forma della festa e montando un tendone da circo proprio in piazza del Mercato, luogo in cui s’era svolta la rivoluzione napoletana. Fu un successo senza tempo nel teatro italiano con uno spettacolo che, insieme a La Gatta Cenerentola – anche le musiche del Masaniello sono di Roberto De Simone – ha segnato la storia del teatro nato a Napoli.

Alla fine degli anni ’90 Armando Pugliese con la Compagnie delle Indie Occidentali riallestisce Masaniello e l’incontro con l’attrice e cantante Lalla Esposito fu uno scandalo, perché ciò che ne nacque – indimenticabile è l’interpretazione della Esposito nel monologo della morte di Masaniello, meglio noto come Bernardina, la moglie di Tommaso d’Amalfi, offerta seminuda al dileggio dei lazzari e trascinata per strada “pe’ zizze” – è diventato storia del teatro.

Elvio Porta muore improvvisamente nel 2016.

Qualche tempo prima invia un testo a Lalla Esposito chiedendole di interpretarlo.

Armando Pugliese, deceduto l’amico e senza sapere nulla, propone a Lalla Esposito di interpretare un suo testo. Quel testo era Teresa Sorrentino. Ed ecco compiersi la magia: Porta, Pugliese, Esposito di nuovo insieme. E di nuovo insieme dettano le regole del fare teatrale.

Esposito LallaInterno. È la sera della vigilia di natale. Teresa Sorrentino sta preparando il cenone tipico della tradizione partenopea perché a breve arriverà la famiglia al completo. Ma Teresa prima di sposarsi faceva la cantante ed era pure brava tanto che a Sorrento, da giovane, le diedero un premio. Lì conobbe Raffaele, si innamorò e se lo sposò, nonostante Raffaele fosse così geloso da vietarle di cantare a suon di schiaffi, pugni e calci da spedirla in ospedale e farla abortire.

Teresa ci parla di sé attraverso la chitarra e attraverso gente che vede solo lei. Gente che non c’è più, perché ella stessa non esiste più e chissà, forse non è mai davvero esistita.

La drammaturgia di Elvio Porta – di cui ricordiamo anche il felice sodalizio col regista cinematografico Nanni Loy nella trilogia napoletana degli anni Ottanta: Cafè Express, Mi manda Picone e Scugnizzi – è di una potenza dirompente. Immediata, comunicativa, dissacrante, forte e fragile allo stesso tempo, ma una fragilità che diventa tenerezza. Una fragilità che si fa umana. Umanità e disumanità nel racconto di brutture familiari nella voce in recitato e cantato di una donna che affida alla musica il sogno e alla parola la verità.

Nuda, cruda, ironica, grottesca, drammatica ma asciutta, minimale, privata cioè di ogni facile sentimentalismo perché così resa, la potenza recitativa dell’estraniamento brechtiano smuove e commuove lo spettatore. Fino alle lacrime, di riso e di pianto. Tutto questo grazie alla virtuosistica interpretazione di Lalla Esposito. Lalla Esposito è Teresa Sorrentino. Teresa Sorrentino è Lalla Esposito. La maestria di questa ‘cantattrice’, raffinatissimo gioiello della scena non solo napoletana, ha reso giustizia al ricordo di un autore geniale. La sua recitazione appare naturalistica perché offerta con garbo, ma sostenuta da una pinterriana partita a tennis in cui il sudato, frenetico, studiato movimento fisico diviene esso stesso drammaturgia. La parola in stile ‘opera all’italiana’ – e mai musical! – diventa Aria e Recitativo e la musica non mero accompagnamento o commento scenico, ma essa stessa azione transcodificata in beckettiano atto. Con e senza parola.

Lalla Esposito è la perfezione. Così come la regia di Armando Pugliese è perfetta poiché coglie, esalta e si struttura sul nesso profondo tra la ricchezza verbale della partitura di Porta e la sottrazione e l’asciugamento emotivo. La semplicità adottata per la resa scenica è vincente.

Molti e meritati gli applausi a scena aperta e finali.

Angela Di Maso

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TERESA SORRENTINO
di Elvio Porta
regia Armando Pugliese
con Lalla Esposito
musiche e canzoni Sergio Esposito
scene e costumi Roberto Crea
aiuto regia Francesco Luongo
produzione Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

In scena fio a domenica 22 aprile al Ridotto del Mercadante di Napoli.

Le fotografie di Lalla Esposito sono di Pietro Previti.