Le più brutte scene di sesso della letteratura contemporanea… In UK spopola il “Bad Sex Award” (lo ha vinto anche De Luca), da noi c’è il “glande” di Missiroli (ha fatto scuola) e “la pelle ancora incrostata di sale” della Gamberale

Posted on Marzo 25, 2019, 11:50 am
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Tutto, anche in letteratura, finisce in vacca. Intendo: quando gli scrittori devono raccontare il sesso, di solito svaccano, non lo sanno fare (ciò non significa che non sappiano fare sesso, sia chiaro). La cosa mi ha sempre stupito: il gesto più naturale dell’uomo conserva un enigma così potente che quando lo racconti cadi nel grottesco, ti si rizza la penna e ti casca il pennino. O si scia nel pornografico. Il sesso, di solito, si suggerisce senza descriverlo – il linguaggio serpentino di Lolita, ad esempio, dove le perverse unioni tra HH e la sua ‘ninfetta’ sono lasciate alla nostra ninfomaniaca testa – per accenni difettosi – quel grande genio di Tanizaki – oppure lo si disfa, all’eccesso – Ryu Murakami, certe pagine di Isaac B. Singer e di Philip Roth. Di norma, resta gergale tabù, la sessualità.

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Gli scrittori, spudorati quanto a fatti di psiche, tutta testa e poca minchia, sono sovrani nella vergogna se si scrive di carne. Prendo i romanzi più venduti delle ultime settimane: il “glande” di Marco Missiroli fa ridere, ha fatto scuola (“Il glande rigonfio, la bocca forzata per contenerlo, schiudere le gambe e pulsare nell’attesa di godere”), ciò che eccita la Gamberale, d’altronde (“Di la spinge dolcemente sul letto, lei sente un vago profumo di limone, lui riprende a baciarla, i polsi la fronte il collo, eccolo il mio sogno, le dice, sei tu, ha la pelle ancora incrostata di sale, sa di mare, sa di sabbia, sa di buono”), fa rivoltare un lettore di Harmony. Tranquilli: se Marco Corona scopa come lo racconta (“Oggi il Cialis cammina con me, e col Cialis scopo da Dio, chiedete a tutte quelle che mi sono fatto in questo periodo, non ce n’è una che sia rimasta scontenta”) è lo scempio della virilità, ma va detto che anche Alberto Angela, efficace divulgatore in tivù, s’è lasciato alla lascivia kitsch, la scena di sesso tra Marco Aurelio e Cleopatra è da kolossal del grottesco (“In una rovente storia di passione e sesso, i due si cercano, i loro corpi si avvinghiano, le loro bocche si uniscono e i loro sensi si fondono”). Potrei continuare per pagine.

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Di solito si riveste il nudo con qualche straccio retorico – eppure, il compito della scrittura dovrebbe essere spogliare, rimuovere gli orpelli alla morale.

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In Inghilterra sono bacchettoni, ma si divertono. La Literary Review storico magazine londinese che quest’anno compie 40 anni – vi hanno scritto e vi scrivono Martin Amis, John Banville, Julian Barnes, A.S. Byatt, tra i tanti – da 25 edizioni assegna il “Bad Sex in Fiction Award”. “Onoriamo uno scrittore che ha descritto una brutta scena di sesso in un romanzo altrimenti buono”, dicono loro. Giustificandosi: “Lo scopo del premio è focalizzare l’attenzione su brani scritti in modo assurdo, ridondante, superficiale che riguardano la descrizione del sesso nella narrativa recente. Il premio non contempla la letteratura erotica o pornografica”.

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L’ultima edizione del premio è andata a Katerina di James Frey – autore americano pubblicato in Italia da Tea, Editrice Nord e Guanda. La scena di sesso deprecabile e sputtanata con il “Bad Sex Award” è questa: “Sono duro e dentro di lei, in profondità, mentre la scopo sul lavandino del bagno, ancora stretta nel suo piccolo vestito nero, il perizoma sul pavimento, i miei pantaloni alle ginocchia, i nostri occhi chiusi, i nostri cuori e le anime e i corpi serrati. Vieni dentro di me. Vieni dentro di me. Respiro accecante, dio bianco travolgente, gli sbatto il mio cazzo palpitante dentro, stiamo gemendo, occhi, cuori, anime, corpi, in uno. Uno. Bianco. Dio. Vengo. Vengo. Vengo. Vengo. Chiudo gli occhi, il respiro va. Vengo”. L’autore, ricevendo il premio, ha ammesso, “Sono profondamente onorato e umiliato nel ricevere tale prestigioso riconoscimento”.

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Tra chi ha conteso a James Frey la palma di scrittore della peggiore scena di sesso dell’anno c’era anche Haruki Murakami con l’ultimo romanzo, L’assassinio del commendatore. La frase che citano, in effetti, pare il sesso nell’era del gambero: “Le ho fatto scivolare dentro il mio pene eretto. O meglio, da un altro angolo, quella parte di lei ha ingoiato il mio pene, immergendolo in ciò che sembrava burro caldo”. Noi mediterranei favoriamo l’olio, please.

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Tra i vincitori del “Bad Sex Award” spiccano fior di scrittori, da Tom Wolfe – per Io sono Charlotte Simmons –, il macho Norman Mailer (Il castello nella foresta), Jonathan Littell, Philip Kerr, Ben Okri, Morrissey. Nel 2016 il premio è andato a Erri De Luca, con Il giorno prima della felicità. Dovrebbe esserne orgoglioso: è la prima volta che il premio è andato a uno scrittore che non orbita nella lingua anglofona (altrimenti, è capitato a qualche angloindiano).

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In ogni caso, un articolo di Catherine Brown pubblicato su Iai News, Literary Bad Sex, inverte l’ordine delle risate e rilancia. “Fin dagli anni Sessanta gli editori britannici hanno stressato i propri autori per scrivere scene di sesso, così da incrementare le vendite: una decisione che segue l’inatteso successo, dopo il processo per oscenità, de L’amante di Lady Chatterley”, scrive l’autrice, che insegna letteratura inglese al New College of the Humanities di Londra. Perfezionando così il pensiero: “Il premio è figlio di una ipocrisia implicita: ha dato grande rilievo alla rivista che lo organizza dimostrando ciò che stigmatizza, cioè che il sesso vende… Poi c’è l’ambiguità dell’aggettivo. Cosa si intende per cattivo? Esteticamente povero? Una scena di stupro non viene, per comune senso della delicatezza, definita sesso cattivo mentre sesso cattivo, di solito, si riconduce alla descrizione di un momento di buon sesso”. La Brown ha tra le mani – ogni allusione voluttuosa non è voluta ma implicita: il linguaggio nasce per dire il sesso, la sessualità, i corpi, sacrificati o viziati, e per velare l’osceno – la risposta. Vorrebbe un premio per la miglior scena di sesso in letteratura, i “Good Sex Awards”. Sarebbero un servizio migliore alla letteratura – ma un po’ meno al giornalismo, che gode nel ludibrio e nello schianto di risa. La Brown vorrebbe intitolare il premio – che ovvietà – a D.H. Lawrence. In Italia, chi è il massimo scrittore di sesso? D’Annunzio? Vitaliano Brancati? Pasolini (ancora lui)? Giovanni Testori? Sandro Penna?

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La scrittura vela il sesso – o lo castra; castiga o sventra. (d.b.)