Ma che fine hanno fatto i mitici servizi segreti inglesi? Siamo passati da 007 a Mr. Bean… Leggiamoci Charles Lamb che passeggia in casa Coleridge, è meglio

Posted on Dicembre 31, 2019, 9:31 am
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Non passa una settimana senza che il canale social BBC dia notizie di spionaggio più che se fossimo in Guerra Fredda.

Una delle ultime riguardava il caso bizzarro di un giovane figlio di russi in Canada che avrebbe scoperto solo ‘nel tempo’ che i suoi genitori lavoravano per il KGB. Naturalmente per le libere democrazie è stata una bella pubblicità quando il pargolo ha chiesto e ottenuto la cittadinanza canadese. Sarà: io rimango affezionato al primo romanzo giovanile ed esuberante di Pynchon, V, dove la ricerca della madre primigenia è lo stesso della ricerca del padre – una storia incasinata e bizzarra col suo protagonista che viaggia per l’Europa e arriva a Malta perché gli hanno rivelato che il suo defunto padre aveva fatto parte dei Servizi segreti. Anche il ragazzo canadese merita un suo romanzo.

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Purtroppo però siamo sopraffatti dalle news ed è appena stato reso noto che la sede sul Tamigi dei Servizi operanti all’estero (MI6) è stata “forata” per un disservizio. BBC ha spiegato che le planimetrie del palazzo sarebbero state dimenticate in loco a termine dei lavori di ristrutturazione. Sono scomparse. ll palazzo era del 1994. MI domando di quali lavori di refurbishment avesse bisogno…

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È una commedia degli equivoci. È il solito scherzetto ipocrita dei Servizi interni (MI5) ai danni di quelli Esteri (MI6). Siccome quelli esteri ora sono pappa-e-ciccia con gli USA di Trump, la rete interna ne ha approfittato per gettare quel tanto di discredito che basta.

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Non è una novità che una democrazia regge se sa fare ironia su se stessa. Gli inglesi sono maestri. Il Sun spernacchia così i Servizi dando la news: “Già nel 2000 Dame Stella Remington a capo dei Servizi perse un manoscritto di memorie che fu recapitato, a mano e in forma anonima, alla nostra redazione. Ci rifiutammo di pubblicarlo”.

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Questo mi fa venire in mente che nella vicenda del Servizio estero MI6 preso in castagna dal controspionaggio interno MI5 si ripete in forma virtuosa la vicenda Dreyfus. All’epoca fu una donna ‘delle pulizie’ a trovare il documento che incastrava il vecchio apparato di spionaggio: una ciurma di antisemiti. Avete letto qui diverse considerazioni sul film di Polanski. Io aggiungo solo che non c’è da temere se chi è deputato a controllare & proteggere si fa infinocchiare in modi così goliardi da finire sui giornali scandalistici.

C’è un flusso di informazioni che principalmente è in mano a Google e anche un ventiquattrenne che lavora per Palo Alto, soprattutto se non pagato ma per amicizia, può fare il cretino e produrre un documento di 700 pagine su Tizio, Caio e Sempronio. A richiesta, vi piovono addosso pagine zeppe di notizie a partire dalla scuola elementare sul fortunato estratto a sorte. Ma cosa ve ne fate di queste informazioni è altra storia. Il punto semmai è un altro: che se Google raccoglie le informazioni ma non sa dar loro un senso compiuto, non ci fa danni. Per Google e per Facebook, siamo solo dei consumatori indistinti. C’è da aver paura, invece, di chi non sa ridere dei suoi errori. Uno scherzo di fine anno tra Servizi è tutta salute…

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Eccovi una lettera di inglese Charles Lamb che descrive il vespaio dei poeti romantici: i laghi del nord. È su un tono molto gioviale e aiuta a smontare i miti con una buona dose di ironia.

Anche la sede di MI6 sul Tamigi, grazie a 007 Daniel Craig, è entrata nell’immaginario collettivo del romanticismo pret-a-porter. È una struttura non si sa se babilonese o di acciaio, veglia tutta la notte e ora gli inglesi dormono tranquilli sapendo che ne sono state ‘trafugate’ le planimetrie. Gli inglesi continuano a guardare con l’occhio di Mr Bean anche i loro Servizi di sicurezza. Gli riesce bene. (Andrea Bianchi)

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Charles Lamb racconta dei laghi romantici, Londra 24 settembre 1802

Mio caro Manning, dalla data della mia ultima lettera sono stato a viaggiare. Mi ha colto un vivo desiderio di visitare terre remote. Mio primo impulso fu di andare e vedere Parigi. Unica triviale obiezione era il fatto che non so il francese né intendo impararlo; sta a zero. (…) Quindi sono andato ai laghi del nord. Sono partito con Mary per Keswick senza avvertire in anticipo Coleridge. Ci ha ricevuto con tutta l’ospitalità di questo mondo e ci ha dedicato del tempo per mostrarci le meraviglie locali. Lui rotola da una collina all’altra e questa è la sua vita, mentre la sua casa è circondata da tutti i lati da alte montagne: le quali sembravano orsi sguazzanti, quasi dei mostri, tutti lì all’erta e ben svegli. Di pomeriggio abbiamo fatto un’escursione con un vetturino postale partendo da Penrith e ci siamo trovati fasciati da una splendida luce che trasmutava tutte le montagne in colori come il viola ecc. ecc. Pensavamo di essere finiti in una storia di fate. La quale si è conclusa – e non tornerà mai, mai più con quei tramonti delicati – e tornammo a casa di Coleridge, dentro il suo studiolo. Fuori era nebbioso, le montagne scure. Prima di allora la mia vista non è stata stimolata in modo simile, e immagino non accadrà mai in futuro. O nobili laghi di Skiddaw, gloriose creature, cari vecchi compagni ecc. ecc. Non vi dimenticherò mai, come vi adagiate nella notte quasi per abitudine. Andai a dormire e sapevo che vi avrei ritrovati nello stesso punto l’indomani. Coleridge aveva un fuocherello ben vivo nello studiolo che è largo, all’antica, mal architettato, ma grande abbastanza per essere una chiesa e ha pure un’arpa eolica e tanti scaffali imbottiti di carte scritte, oltre a un vecchio sofà, un letto da mezza piazza ecc. (…) In poche parole ne sono uscito soddisfatto per aver trovato quel che i turisti chiamano romantico – qualcosa di cui sospettavo fieramente in precedenza. Se ne fa un così gran parlare, si sputacchiano splendidi epiteti qua e là finché questo benedetto oggetto romantico rimane senza luce, come le fiamme dei lampioni alle quattro del mattino.

Charles Lamb

*la lettera è presa da The gentlest art di E.V. Lucas, Londra 1907