Ecco perché “Sapore di mare” – ritrovato e restaurato dalla Cineteca di Bologna – è ancora un film indimenticabile (con Battiato in sottofondo)

Posted on Agosto 11, 2019, 7:47 am
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Amorazzi rubati ai tramonti sul mare, flirt innocenti o morbosi, giochi e scherzi tra la sabbia e le onde, scaramucce e tradimenti, l’estate è quella stagione che porta qualcosa di sconvolgente, da generazioni, da quando si è bambini fino a quando si diventa tristi e sobri adulti. A un certo punto però da ponente arriva un freddo vento carico di pioggia e spazza via tutte le risate e il romanticismo di quei baci. Ogni anno si compie questo ciclo, che è come quello della natura, e noi non possiamo sottrarci. Ineluttabilmente tanti artisti si sono lasciati ispirare dallo tsunami emotivo che l’estate e la fine della bella stagione comporta sui moti d’animo.

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Pochi film sulla tematica sono stati realizzati in maniera pregevole e onesta come Sapore di mare, diretto dai fratelli Carlo e Enrico Vanzina, che compie quest’anno 36 lunghi anni. Ritrovato e restaurato dalla Cineteca di Bologna, il film è stato proiettato qualche giorno fa per la rassegna Cinema sotto le stelle nell’angolo più scenografico di Bologna, nel cuore del quadrilatero, tra il Nettuno e San Petronio. Preceduto da un video messaggio di Enrico Vanzina, che presenta qualche aneddoto del film e ricorda con affetto il fratello Carlo scomparso l’anno scorso. “Probabilmente ci guarda da qualche parte – dice – e assiste con voi alla proiezione”. È un anniversario importante, perché in più di un quarto di secolo questo piccolo capolavoro ha sedotto e accompagnato almeno due generazioni, quelli che erano i famosi paninari degli anni ’80, gli yuppies italiani con tanto di maglioncino Ralph Lauren annodato sulle spalle e Timberland ai piedi e che hanno intasato le sale di tutti i cinema nel febbraio del 1983. Successivamente, il film è approdato sui piccoli schermi conquistando gli Xennials, la generazione dei nati tra il 1977 e il 1983, e per loro è stata una felice scoperta negli anni Novanta, quando adolescenti si godevano le puntuali repliche in TV nella noiosa programmazione estiva. Ci si riuniva a tavola, magari con la famiglia, per ripetere le battute a memoria di Jerry Calà, sobrio, divertente e con una sua profondità, diversamente da altri suoi film in cui indossa gli abiti del milanese imbruttito.

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La storia è presto detta, al centro della trama c’è la famiglia borghese italiana, ognuna con le sue contraddizioni e slanci sentimentali, senza però quel furor poetis, quell’ossessione per i corpi di fotomodelle o per le analisi dei costumi italici all’acqua di rose di cui i fratelli Vanzina di tanto in tanto amano fare sfoggio, come in Sotto il vestito niente, Le finte bionde e nelle mille versioni di Vacanze di Natale. La comitiva che si riunisce tutti gli anni a Forte dei Marmi – anche se poi le riprese furono fatte a Fregene – è composta dai figli di quei borghesi in vacanza, alcuni ricchi altri dimessi. Sapore di mare nacque come un film low budget, ambientato negli anni Sessanta e i produttori dovettero spendere una bella fetta di soldi per i diritti delle canzoni che compongono il mosaico musicale del film, dai Watussi di Edoardo Vianello a Perdono di Caterina Caselli. Cercarono attori poco noti, a parte Christian De Sica e Jerry Calà, per contenere i costi ma il successo di pubblico e critica in quel lontano febbraio del 1983 fu talmente inaspettato e clamoroso che tutt’ora Sapore di mare rimane indubbiamente il film meglio riuscito della lunga carriera cinematografica dei fratelli Vanzina. È quasi un film corale, ogni personaggio è caratterizzato da pregi e difetti, descritti con sensibile accuratezza.

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Il film ambientato in un’assolata Versilia di cinquant’anni fa in realtà risulta più che attuale. In spiaggia si incontra la famiglia Pinardi, costituita da un pater familias e una moglie, interpretati da grandi attori come Gianfranco Barra e Annabella Schiavone, che hanno una vis comica partenopea tutta debitrice al teatro di De Filippo. La famiglia Pinardi ha due figli, Paolo e Marina. Il primo, imbranato e timido, rimane affascinato dall’inglesina Susan, biondina tutto pepe che arriva da Londra accanto a De Sica/Felicino Carraro, rampollo dell’imprenditore milanese Carraro e fratello del combina guai Luca/Jerry Calà. Nel cast compare al suo debutto una giovanissima Selvaggia/Isabella Ferrari affiancata da una bollente bionda Adriana/Virna Lisi, che aveva passato i quarant’anni all’epoca del lungometraggio ma che nel ruolo di femme fatale ci scivola alla perfezione. Si diverte infatti a sedurre Gianni, l’intellettuale del gruppo e fidanzato della Ferrari. In poco più di 90 minuti si raccontano tutte le insidie della bella stagione, si passano al setaccio sentimenti leggeri e frivoli, tradimenti, ossessioni, litigi e tutti gli ingredienti amplificati dal senso della vacanza, dalle escursioni in bicicletta e dalle passeggiate in pineta. L’amore vero forse lo conosceranno i fortunati, coloro che si salveranno da quell’inarrestabile ciclo della vita che vede spegnere, insieme alla calura estiva, anche la passione e le promesse di un amore che tra le onde e sotto il sole sembrava eterno. Succede così a Luca/Jerry Calà e Marina Suma, il classico amorazzo estivo che nasce ad una festa tra una risata e un “Lo sai che sei buffo? Lo sai che sei bella?” e poi, con un temporale di settembre finisce tutto, si ritorna alla routine e, come nel caso di Luca e Marina, ai rispettivi fidanzati ufficiali cornuti e felici. Il tempo però a volte sa essere ironico e fa riemergere rimpianti. Dopo 18 anni la bruna e malinconica Marina Suma rivedrà il suo Luca/Jerry Calà alla Capannina, in quello stesso locale in cui ci si dava appuntamento. Si rivedono in rassegna tutti i protagonisti, ognuno con la propria croce, quasi nessuno si ritrova accanto al compagno di quella favolosa estate degli Anni Sessanta. Luca non riconosce Marina ma poi si ravvede, le scrive un biglietto al volo prima che lei esca dalla Capannina, le viene portato da un cameriere su un vassoio e a quel punto il finale di Sapore di Mare è destinato a diventare una delle più belle scene del cinema italiano, con i primi piani sui volti della Suma e di Jerry Calà che si guardano per tutta la durata della canzone Celeste Nostalgia di Cocciante e rivivono la loro passione non più recuperabile, fantasticano malinconicamente su un ‘come sarebbe andata se..’ .

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È un film troppo leggero? È una commedia non paragonabile a quelle di Germi, Scola etc? In realtà Sapore di mare attinge a piene mani alla più classica delle commedie italiane come Poveri ma belli ed è accompagnata da prove attoriali notevoli. Chissà perché tutte le volte che guardo Sapore di mare mi viene in mente una canzone travolgente di Franco Battiato. Si chiama La quiete dopo un addio e sarebbe davvero imperdonabile non citarlo: “verrà un altro temporale, sarà di nuovo estate e scoppieranno i suoi colori per le strade, ci sentiremo crescere la voglia di viaggiare e di incontrare nuovi amori che ci faranno credere, monti sorgenti dalle acque appariranno, le baie dell’incostanza, le valli dell’incoerenza, per superare questa noia di vivere. Verrà un nuovo temporale e finirà l’estate, la quiete dei colori autunnali a riflettersi sulle strade e sugli umori come il dolce malessere dopo un addio”. Ecco cosa c’è dentro Sapore di mare, esperienze che non invecchiano con il passare del tempo. Passa invece l’estate e presto dovremo prepararci al generale inverno, niente più cinema in piazza maggiore né giochi in spiaggia. E dovremo attendere altri nove mesi prima di toglierci qualche sfizio e qualche peccatuccio veniale e carnale in riva al mare.

Virginia Longo